sabato 10 febbraio 2018

DIECI “STRANI” AUTORI DELLA NOSTRA LETTERATURA

 Esistono gli autori canonici, quelli delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida, i classici intramontabili, Dante, Machiavelli, Manzoni, Leopardi, Pirandello, Montale e via così. Esistono i cosiddetti “minori” (che bruttissima espressione), mai molto facili da inquadrare, ma di solito passati rapidamente in rassegna per poi ritornare ai big. 
E allora chi saranno mai gli“strani”, così come definiti nel nostro titolo? Sono autori che magari conoscete, che forse avete anche studiato a scuola (ma non più di tanto); ciò che li contraddistingue, oltre a qualche eccentricità nelle loro opere o nella biografia, è la relativa marginalità, come se fossero stati messi da parte perché considerati poco ortodossi.

Canoni del genere sono sempre personali, per cui, prendete questa rassegna con lo spirito giusto, affatto orientato verso la completezza e l’oggettività assoluta.


1)      CECCO D’ASCOLI [1269-1327]
Un tipo davvero eccentrico. Esperto di astrologia, letteratura misteriosa, medicina, occultista ed eretico, al punto da essere arso vivo per la sua produzione. In particolar modo gli costò cara la stesura de l’Acerba opera di carattere enciclopedico (genere diffuso in Toscana allora) che aveva come obiettivo la descrizione del mondo vero, tangibile, quello che circonda la nostra esistenza acerba, contrapposta a quella ultraterrena matura; il suo obiettivo era didattico, ma ben circoscritto; non voleva affatto spingersi oltre la realtà, come invece aveva fatto Dante con la sua Commedia. Il problema fu che nella sua analisi, libera e ispirata anche da autori non proprio ben visti dalla Chiesa (anche perché mussulmani), percorse vie precluse dall’Inquisizione. La tradizione vuole che Cecco, mentre bruciava sul rogo, continuò a ripetere “L’ho detto, l’ho insegnato, lo credo!”, affatto deciso ad arrendersi fino all’ultimo.

2)      CENNE DE LA CHITARRA [n.?- 1336]
Già il nome (ovviamente non è quello di nascita) ha un qualcosa di curioso ed ironico, ed in effetti non può essere considerato altrimenti questo autore fiorentino, di solito appena accennato quando si passano in rassegna i cosiddetti scrittori comico-parodici. Lo potremmo definire, scherzando un po’ con il linguaggio moderno, un troll. La sua opera più famosa, Risposta per contrari, appartiene al genere occitano dell’enueg, caratterizzato da elenchi di disgrazie e sventure, ma lo spunto venne da un’opera di FOLGORE DI SAN GIMIGNANO, autore di un plazer (Sonetti de’ mesi), nel quale attribuiva ad ogni mese una gioia, un piacere. Cenne, per parodiarlo, ma soprattutto per ironizzare sulla realtà cortese declinante in quel periodo, attribuì invece ad ogni mese una sventura, un fastidio, tratteggiando così un mondo affatto gioioso. 

3)       PANORMITA [1394-1471]
All’anagrafe Antonio Beccadelli, ma meglio noto (o almeno, scolasticamente, praticamente ignoto) con il soprannome derivato dalla sua città natale, Palermo. E dire che la sua presenza a Napoli fu tutt’altro che trascurabile, dato che si deve a lui la fondazione di quella che sarà poi nota come “Accademia Pontaniana”. In cosa sta la particolarità dell’autore, oltre che nel nome? Più che altro nell’opera Hermaphroditus, raccolta di epigrammi osceni, ai limiti di quella che oggi sarebbe definita pornografia. Forse è dovuto a ciò il silenzio su di lui? Eppure venne onorato dalle più importanti famiglie dell’epoca (Aragona, Visconti, Medici), dedicando tra l’altro la sua raccolta all’iniziatore della signoria medicea, Cosimo.

4)      BURCHIELLO [1404-1449]
A proposito dei Medici, non ebbe buoni rapporti con tale famiglia Domenico di Giovanni, passato poi alla storia con il soprannome di Burchiello, derivato da un’espressione che rimanda allo gettare le merci a caso, in modo confuso; allo stesso modo si presentano le sue poesie, in realtà consapevolmente caratterizzate da storpiature linguistiche e formali. I suoi sonetti parodiano la tradizione toscana, l’umanesimo, il petrarchismo, e non esprimono alcuna fede per il valore della parola, per la filosofia platonica allora molto in voga. Ma, così facendo, mettevano in dubbio le basi culturali sulle quali si basava la notorietà dei Medici, ancora agli inizi della signoria, per cui desiderosi di farsi accettare politicamente e letterariamente. Venne dunque esiliato da Firenze, ma i guai non lo abbandonarono fino alla morte. Celebre il sonetto caudato Nominativi fritti, e mappamondi, spesso assegnato da imparare a memoria, ma senza che si presti la dovuta attenzione al valore connotativo trasmesso, ben più complesso di quello denotativo burlesco, come accennato sopra.

5)      LUIGI DA PORTO [1485-1529]
Nobile vicentino dall’indole accesa e dalla vita avventurosa, di certo non mancavano le occasioni per combattere in nome di amore o ideali nell’Italia di quel periodo, stravolta dalle invasioni dei grandi stati nazionali. Ma, proprio durante una pausa che Luigi dovette concedersi per una ferita, scrisse Historia nuovamente ritrovata di due nobili amanti, novella con protagonisti due giovani veronesi, Romeo e Giulietta, divisi dall’odio delle rispettive famiglie, ma uniti da un amore impossibile, terminato poi in tragedia. Vi ricorda forse qualcosa? L’ispirazione alla base della storia non è stata ancora decodificata fino in fondo: c’è un chiaro riferimento ad una novella di Masuccio Salernitano, ma forse potrebbe aver inciso anche un’esperienza diretta del Da Porto, come detto prima affatto estraneo a questioni di armi ed amori. 

6)      CARLO GOZZI [1720-1806]
Autore non di certo totalmente ignorato dai manuali e dai programmi, ma forse conosciuto più che altro per essere fratello di Gasparo, fondatore della Gazzetta veneta. Eppure Carlo ebbe un’educazione molto particolare, basata soprattutto su studi non formali. Si appassionò a quello che viene definito il filone anti-classicista (Folengo, Ruzzante, Aretino, Pulci), e le sue opere non mancarono mai di contraddistinguersi per una forte carica comica, presente persino nelle tragedie. Oppositore di Goldoni e della sua riforma teatrale (considerata esterofila o comunque non in linea con la tradizione italica) scrisse delle fiabe teatrali dominate da elementi mitici, soprannaturali, magici, al punto da risultare troppo innovative per l’epoca. Saranno apprezzate, infatti, soprattutto durante il romanticismo; paradossalmente il difensore della tradizione divenne uno dei più grandi precursori culturali della sua era.

7)      VINCENZO MONTI [1754-1828]
“E no, dai, questo è un autore noto”, direte voi.
Certo, eppure non studiato più di tanto, se non per la sua traduzione dell’Iliade. Ma ciò che rende particolare la vicenda del poeta di origini ravennati fu il suo incredibile trasformismo, forse da far studiare proprio in tempi come i nostri, caratterizzati da pennivendoli e voltagabbana. Il caro Vincenzo fu capace di passare da una fazione all’altra, sempre in cerca di salvezza: esaltatore della Roma classica di Pio VI nella Prosopopea di Pericle, illuminista con l’odo al Signor di Montgolfier, anti-rivoluzionario con la Bassvilliana, napoleonico con il Caio Gracco e La spada di Federico II, reazionario con Il ritorno di Astrea.
Insomma, andava lì dove lo portava la convenienza.

8)      GUIDO GOZZANO [1883-1916]
Poeta torinese, vita breve, sovente malato: un perfetto crepuscolare, ed infatti così viene studiato. Ma cosa c’è, allora, di tanto strano in lui? La particolarità è proprio nel mondo di interpretare la crisi di valori sociali ed intellettuali messa in luce dai crepuscolari. Mentre altri esponenti della corrente (che però non fu mai una scuola) scelsero la via della disperazione, della poesia umile e modesta, simbolo della decadenza personale e collettiva, Gozzano usò l’arma più potente: l’ironia. Le sue opere testimoniano la crisi, ma lo fanno citando la tradizione in modo buffo, stravolgendo la forma, destrutturando ciò che ha sempre innalzato la poesia. In particolare l’ironia caratterizza la raccolta poetica I colloqui, come ad esempio risulta evidente dal poemetto La signorina Felicita ovvero la Felicità, ove è descritta una storia d’amore apparentemente tradizionale e borghese, ma in realtà segnata fin dall’inizio dall'impossibilità di un finale sereno, proprio a causa dell’inutilità del presente, della scomparsa dei valori dominanti di un passato nei quali gli autori potevano rispecchiarsi. Un’opera ed un autore, dunque, molto più complessi di come vengono proposti di solito.

9)      GIAN PIETRO LUCINI [1867-1914]
Un autore, lui sì, davvero strano. Dapprima futurista, ma poi antimilitarista; ispirato dal Carducci, ma aperto alle innovazioni; simbolista e decadente, ma al contempo anarchico e rivoluzionario. Una personalità non facile da inquadrare, così come la sua produzione. Al culmine della sua attività poetica (Revolverate) divennero chiare le sue idee e le sue scelte: disprezzo per la morale borghese, antimonarchico ed anti ecclesiastico, antimilitarista, rivoluzionario. Ecco, quest’ultimo è il termine giusto. Dal punto di vista letterario furono rivoluzionarie le sue scelte stilistiche (uno dei primi a servirsi del verso libero), mentre dal punto di vista ideologico lo si può considerare il più “moderno” della sua generazione: contrario alle guerre imperialiste, alle ipocrisie borghesi, all’esaltazione di valori che non sono affatto tali, oppositore fiero della prostituzione intellettuale. La consapevolezza che “Oggi è tempo di Satira!” risuona attuale più che mai.


10)  EDOARDO SANGUINETI [1930-2010]
Concludiamo con un autore che, grazie al suo lavoro critico, è stato proprio uno dei maggiori riscopritori dell’opera di Lucini. Sanguineti fece parte del gruppo dei Novissimi e del Gruppo 63, orientati verso una letteratura innovativa e rivoluzionaria; ne uscirà poi durante il ’68, soprattutto per la sua volontà di portare la rivoluzione anche al di fuori dei libri, nella società vera. La sua produzione fu incentrata sul tentativo di distruggere le certezze illusorie del presente, partendo proprio da uno sconvolgimento formale, operando sulla lingua come se essa fosse qualcosa di vivo, da sconvolgere, in netto contrasto sia con i realisti che con gli ermetici. Laborintus, Triperuno, Postkarten, sono solo alcune delle opere dove questa carica rivoluzionaria è più evidente che mai. Anche se negli ultimi anni si assistette ad una sorta di ripiegamento, ad un ritorno nella fiducia rivoluzionaria confinata unicamente nella letteratura, il suo pensiero ed il suo stile innovativo restano un esempio per le generazioni future di poeti e romanzieri. 

sabato 27 gennaio 2018

27 GENNAIO, GIORNATA DELLA MEMORIA

Il 27 gennaio 1945 veniva liberato il campo di concentramento di Auschwitz, un nome diventato ormai sinonimo di orrore. I pochi superstiti, salvati dall'Armata Rossa, furono i primi a testimoniare le atrocità praticate nei lager, rivelando così al mondo i crimini commessi dai nazisti negli anni di guerra. Un folle piano di sfruttamento, tortura e sterminio, basato su una presunta superiorità da celebrare col sangue di poveri innocenti.
Nel 2005 l'Onu ha stabilito che il 27 gennaio diventasse "Giorno delle Memoria", così da ricordare le vittime del nazismo: ebrei, Rom, omosessuali, malati di mente, handicappati, oppositori politici, prigionieri di guerra, Pentecostali, Testimoni di Geova, polacchi, slavi...

Per celebrare questa ricorrenza, in tema con il nostro blog, abbiamo scelto alcune testimonianze cinematografiche, musicali, fumettistiche e letterarie, utili per ricordare e riflettere.

Prima vennero; Martin Niemöller [per info clicca qui]

Prima vennero per i comunisti 
 e io non alzai la voce 
campo di concentramento di Auschwitz perché non ero un comunista. 
 Poi vennero per i socialdemocratici 
 e io non alzai la voce 
 perché non ero un socialdemocratico. 
Poi vennero per i sindacalisti 
 e io non alzai la voce 
perché non ero un sindacalista.  
Poi vennero per gli ebrei 
 e io non alzai la voce  
perché non ero un ebreo.  
Poi vennero per me 
e allora non era rimasto nessuno 
 ad alzare la voce per me.

-

Se questo è un uomo; Primo Levi 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Auschwitz II-Birkenau : baracche in legno .MIECZYSLAW KOSCIELNIAKSenza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi. 

Auschwitz; Francesco Guccini e i Nomadi



Schindler's List; Steven Allan Spielberg



Ogni caso;Wisława Szymborska

Poteva accadere.
Doveva accadere.
E’ accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Maus; Art Spiegelman [per info clicca qui]
















Il pianista; Roman Polański

Citazioni letterarie: 

- Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità. [Il diario di Anne Frank]

Ed ero li sul marciapiede, incapace di fare una mossa. È arrivato il rabbino con la schiena curva, il viso rasato [...] La sua sola presenza tra i deportati ha aggiunto un tocco di irrealtà alla scena. È stato come una pagina strappata da qualche libro di storia [...] A uno a uno passavano davanti a me, gli insegnanti, gli amici, altri, tutti quelli di cui avevo avuto paura, tutti quelli che una volta avrebbero potuto ridere di me, tutti quelli con cui ho vissuto nel corso degli anni. Passavano, cadendo, trascinando gli zaini, trascinando la loro vita, abbandonando le loro case, gli anni della loro infanzia, servili come cani battuti. [Elie Wiesel, La notte]

domenica 21 gennaio 2018

CONTRO IL DE GUSTIBUS

In tempi di osannata mediocrità e di banalità al potere, dobbiamo cedere ancora al de gustibus?

Per carità, ognuno è libero di leggere, guardare, ammirare, osannare ciò che vuole. 
Ma non si pretenda un silenzio complice dinnanzi all'amore per ciò che non è cultura. 

Per carità, è lecito lasciarsi andare alla passione per creazioni finalizzate al puro sghignazzamento disinteressato, o magari al piagnisteo futile. 
Ma non si pretenda di chiamarla arte. 

Esiste l’arte ed esiste ciò che non lo è:

La Divina Commedia è arte; i libricini sull'amore spicciolo coi lucchetti no.

Il Padrino è arte; Giovannona Coscialunga no.

La Guernica è arte; il disegno di una casa che ho fatto in prima elementare no.

Le foto di Cartier-Bresson sono arte; quelle che faccio al mio gattino no.


Certo, esiste anche una zona grigia, ma i casi non sono così tanti.  

Se qualcuno non coglie l’abissale differenza tra gli estremi sopracitati sappia che non basta lo spazio di un commento su Fb per spiegarla (la stessa pretesa è sintomo di ignoranza). 
Esistono libri, documentari, riviste specializzate e tanto altro. Esiste una storia, una tradizione, ma anche un'anti-tradizione.
Se voi non capite evitate di piangere e di sbattere i piedini per terra, pretendendo di non essere derisi, ma colmate le vostre mancanze. 

Studiate, dunque, poi potrete discutere. 

mercoledì 10 gennaio 2018

PERCHÉ SCRIVERE O DIRE "NEGRO" È OFFENSIVO [LE SCUSE SONO FINITE]

Fino a qualche tempo fa i razzisti si nascondevano. Nella realtà uscivano allo scoperto solo in casi rarissimi, mentre su internet si sfogavano dietro profili falsi, oppure esplodendo all'improvviso per poi cancellare tutto.
Ad un certo punto la situazione, almeno sulla rete, è degenerata. Gli intolleranti affermano di essere tali, lo sottolineano, sbandierano il loro pensiero (o quello che ne resta), rinfacciando a chi li contesta un presunto "buonismo" dai confini semantici piuttosto vaghi.
Adesso, con l'affinarsi dei deliri, oltre al proclamarsi razzisti si tenta anche di giustificare questa presa di posizione: "mi hanno derubato", "i miei vicini di casa africani fanno questo e quello", "lo stato gli dà casa, soldi, cellulari e a me no", "è tutta una manovra degli Illuminati per soppiantare la razza italica" e così via.
Tra uno scatto di rabbia ed un piagnisteo, c'è anche chi tenta di non mostrarsi apertamente razzista, ma sceglie strade tortuose per suggerirlo. Così ho letto utenti affermare di voler usare la parola "negro" per riferirsi ai "quelli là", giustificando la scelta in base alla neutralità di tale termine, per nulla offensivo secondo loro.
Ben inteso, ci sono anche gli ingenui che considerano negro una parola non spregiativa senza però essere razzisti, quindi continuano a scriverla rispondendo in maniera piccata a chi glielo fa notare, ignorando così di appoggiare ideologie, almeno in teoria, distanti da loro.

Arriviamo al dunque.

Negro, da un punto di vista puramente formale, è un termine corretto. Fino a non molti decenni fa era usato in maniera propria per designare persone dalla pelle scura. Tuttavia, la lingua non è affatto un monolite intoccabile ed immutabile. Sopratutto la lingua italiana, densa di storia e cultura, ha subito numerosi cambiamenti all'interno delle varie dimensione (fonologia, lessico, sintassi, morfologia, semantica). Ecco perché non basta affermare che è lecito usare un determinato termine in un preciso contesto, giustificando questo assunto con la memoria storica di quella parola.

Usare la prova storica, dunque, non è valido. Se così fosse allora oggi andrebbe bene servirsi di termini che un tempo erano corretti morfologicamente, ma oggi non lo sono più, come nel caso della prima persona dell'imperfetto andava: io andava è attestato in Boccaccio, in Manzoni, ed anche nell'opera Il codice di Perelà (1911) di Palazzeschi, il quale, però, constatando il mutare del rapporto tra norma ed uso nei confronti di questa parola, quando ripubblicò il volume nel 1956 lo sostituì quasi del tutto con andavo.
Per restare nell'ambito della prova storica, anche dal punto di vista semantico (e questo ci interessa) sono avvenuti dei cambiamenti, come nel caso del termine orgasmo, utilizzato ancora nei fumetti del dopoguerra per indicare agitazione, concitazione, ma che trovato oggi in una pubblicazione per ragazzi genererebbe uno scandalo infinito, visto che ha ormai subìto il tramonto del primo significato per indicare soltanto il "raggiungimento del piacere sessuale".

Lo stesso è accaduto al termine "negro". Pur restando corretto dal punto di vista formale, da quello semantico ha subito un mutamento.
Come mai è avvenuto ciò?
Etimologicamente deriva dal latino niger, e, come già accennato, è stato usato in maniera neutrale fino a non molto tempo fa, anche da autori letterari. L'italiano, però, non ha conservato solo una certa influenza dal suo passato, permettendo così il permanere di vocaboli anche piuttosto datati, ma è entrato in contatto pure con diverse lingue, fra le quali l'inglese (e la sua versione americana). L'influsso forestiero dell'inglese si è manifestato in più modo: attraverso prestiti (jazz), adattamenti (dribblare), o calchi. Soffermiamoci su quest'ultimo caso.
I calchi prevedono due sottocategorie. I calchi strutturali prendono spunto da una parola straniera per poi ricalcarne una simile in italiano dal punto di vista strutturale (così la nostra palla+canestro ricalca l'inglese basket+ball). I calchi semantici, invece, aggiungono un significato in più ad una parola italiana già esistente, come nel caso di angolo, che per noi aveva un solo significato legato alla geometria, ma in seguito ha visto aggiungersi anche il senso dell'inglese corner, "rimessa in gioco effettuata quando il pallone supera la linea di fondo-campo dopo il tocco di un difendente" ; lo stesso è avvenuto anche per stella, termine che in italiano indicava soltanto il copro celeste, ma che in seguito si è caricato anche del significato inglese di star, "personalità del cinema o dello spettacolo di grande successo e fama".

Ecco, a tal proposito accenniamo soltanto che ad un certo punto negli Usa le persone afroamericane hanno iniziato a differenziare il termine nigger, considerato negativo ed offensivo, da quello corretto e neutrale black. Non stiamo qui ad analizzare il perché di questa differenziazione, ma di certo nei paesi anglofoni nessuno avrebbe usato il primo termine dagli anni '70 in poi se non con intenti offensivi.

In Italia, qualche tempo dopo, il termine negro (molto simile a nigger), una volta accettato, ha subìto un calco semantico, acquisendo una caratura offensiva e denigratoria. Dunque non c'è soltanto una motivazione linguistica alla base di ciò, ma anche sociale, per cui il valore spregiativo di negro ha a che fare con fattori sociolinguistici.
Black, invece, è possibile collegarlo a nero, ovvero alla semplice definizione del colore.

Come affermato dalla Crusca, dunque:

Quale che sia l’opinione rispetto al movimento del «politicamente corretto» e alle sue rivendicazioni, è stata probabilmente questa maggiore attenzione all’uso delle parole [... ]a far sì che negro, oggi, appartenga ormai alla sfera del vituperio. Perché è nella prassi che negro è generalmente avvertito dai parlanti come offensivo, discriminante: sia da chi lo utilizza, consapevolmente, per insultare (ad esempio, in binomi lessicali pressoché fissi come «sporco negro», «negro di merda»), sia da chi lo riceve, come epiteto (cfr. J. Butler, Parole che provocano, Milano, 2010; Federico Faloppa, Razzisti a parole (per tacer dei fatti), Laterza, 2011, pp. 17 sgg.). 

Potete magari ignorare tale distinzione all'inizio, ci mancherebbe, ma se in seguito ad una delucidazione decidete di perseverare con l'uso del termine negro allora lo state facendo con un motivo ben preciso (oppure siete restii ad ammetter di aver torto, la qual cosa forse è meno grave, ma altrettanto deprecabile).

Possibili obiezioni: 

1) "In giurisprudenza il termine negro non è considerato un insulto".
Risposta - Non le è ancora (e comunque in Italia non vige il common law, per cui non è detto che possa esserlo e non esserlo a seconda dei contesti), ma non è certo la legge a determinare la lingua, o almeno ciò è stato tentato dai fascisti ma con scarsi risultati.

2) "Anche nero ora viene talvolta considerato offensivo". 
Risposta - Può essere, può darsi che tra venti anni sarà così, ma in questo momento è preferibile a negro. Magari tra cento anni, in seguito a fenomeni sociolinguistici a noi ora ignoti, negro tornerà ad essere un termine neutrale, ma la lingua (così come le leggi) deve essere valutata nel presente per capire cosa può risultare sgradito e cosa no.

3) "Io continuerò a dire negro perché per me è corretto".
Risposta - Ok, ghujn nsss ffss nfffn msmdm! Non hai capito? Ecco, vedi cosa accade se lasciamo che ognuno decida di usare la lingua come meglio crede? Puoi anche continuare a scrivere  nero, ma non potrai più affermare di farlo in buona fede. Se volessimo guardare soltanto all'etimologia delle parole, infatti, dovremmo considerare pedofilo un termine positivo, visto che significa "amore per il bambino". Ma oggi una madre direbbe di essere una pedofila? Una maestra direbbe di aver scelto questo mestiere perché pedofila?
Come affermato dal professor Luca Serianni "Le parole contano, di la' dall'etimologia [...] per il significato attuale che assumono". 

4) "Perché autori di pelle nera hanno usato il termine negro o cantanti di colore continuano ad usarlo ancora?"
Ci sono degli autori in lingua francese di origine africana che usavano il termine negritudine in un momento in cui non c'era ancora il calco semantico negativo, o magari non erano a conoscenza dell'inglese nigger, per cui si rifacevano semplicemente alla parola neutrale francese di loro conoscenza. Inoltre, cantanti rap o attori che nei film usano il temine negro lo fanno come per sentirsi parte di una comunità che fa propri gli insulti per dimostrarsi più forte, allo stesso modo dei meridionali che talvolta, tra di loro, si chiamano terrore non di certo per offendersi.

Bibliografia: 

Lingua italiana ed educazione linguistica. Tra storia, ricerca e didattica,  M. Giuseppa Lo Duca, Carocci.

Prima lezione di grammatica, Luca Serianni, Laterza. 

Sitografia: 

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/nero-negro-colore

- http://www.treccani.it/enciclopedia/forestierismi_(Enciclopedia-dell'Italiano)/

domenica 31 dicembre 2017

10 AUGURI FATTI COL CUORE!

Il nuovo anno si avvicina e tutti gli autori del nostro blog vogliono farvi i più sentiti auguri di buon 2018
Non auguri generici, ma 10 precisi auguri, da estendere a chi volete!
Eccoli qui:


1) Per prima cosa vi auguriamo un anno di salute. Tutti gli autori di questo blog vivono in un territorio balzato sulle prime pagine dei giornali non proprio per la salubrità dell’aria. Dunque, sappiamo quanto sia importante stare bene, sentirsi bene.
Ci auguriamo che lo Stato faccia la sua parte, valorizzando e perfezionando il nostro sistema sanitario, senza trasformarlo in qualcosa di assimilabile al modello americano, ma nemmeno lasciandolo alla sbando ed agli sprechi.  


2) Per far sì che trascorriate un anno sereno vi auguriamo anche la sicurezza, per voi e le vostre cose. Vivere sicuri non significa, però, soltanto tutelare se stessi dalla piccola criminalità, ma anche sentirsi protetti dalle grandi ingiustizie che ogni cittadino (che non sia ricco o potente) è costretto a subire.
Speriamo che lo Stato capisca che la sicurezza si costruisce a casa, non migliaia di chilometri lontano immersi in “missioni di pace” al servizio di chissà chi. Bisogna, inoltre, mettere in sicurezza il nostro territorio, e non lo si fa spendendo miliardi per aerei super moderni con cui giocare ai soldatini.

3) Auguriamo a tutti di coltivare sempre l’amore per la conoscenza ed il sapere. Speriamo che per voi il 2018 sia un anno di letture, letture importanti, tali da far maturare la vostra mente ed allargare la vostra capacità di analisi in un mondo sempre più complesso. Diffondete l’amore per la cultura, siate portatori sani di conoscenza.
Lo Stato deve fare la sua parte, salvando la scuola pubblica, mantenendola accessibile a tutti, ed al contempo non precludendo l’università a chi merita. Ci auguriamo che il 2018 sia l’anno della valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale, vera materia prima dell’Italia.

4) La nostra Repubblica è fondata sul lavoro, dunque auguriamo a tutti di trovarne uno ed a coloro che già lo hanno di conservarlo. Speriamo che tutti possano riuscire a svolgere il lavoro che desiderano, secondo le proprie capacità ed i propri meriti.
Vorremmo veder finalmente applicata la prima frase della
Costituzione, ed in generale è ora che lo Stato incentivi la creazione di posti di lavoro, ne migliori la qualità, tuteli la sicurezza dei lavoratori e smetta di renderlo sempre più precario.

5) L’ultima frase del punto precedente ci spinge ad augurare a tutti di mantenere la dignità. Dignità vuol dire non essere sfruttati, dignità significa non subire soprusi, la dignità c’è quando siamo valorizzati per i meriti e non per il nostro nome, vivere dignitosamente vuol dire essere liberi di pensare ed agire secondo i nostri desideri senza ledere la dignità di nessun altro.

6) I cinque punti precedenti sono basilari per vivere un anno privo di dolori, ma noi vi auguriamo qualcosa di più: la felicità.
Vi auguriamo un anno sereno, ricco di soddisfazioni e momenti sereni. Felicità per noi non è condividere su facebook mille foto, giusto per dare l’apparenza di una vita allegra, ma viverla davvero, senza sentire il bisogno di gridarlo ai quattro venti per cercare di convincere prima di tutto noi stessi. Siate felici con le piccole cose, senza dover vivere al massimo per sentirsi gioiosi un minimo.

7) Un augurio ed un invito che vogliamo farvi è quello di continuare a sognare, sempre e comunque. Tra i fan della nostra pagina facebook spesso vediamo molti aspiranti scrittori, attori, musicisti, fotografi, artisti, danzatori ecc. ecc. Non smettete mai di crederci. Certo, non bisogna impazzire per i propri desideri, ma nemmeno rinunciare a sognare, noi crediamo che sia giusto continuare ad immaginare di veder realizzati i propri progetti.

8)Per completare l’invito precedente è giusto augurarvi anche un’altra cosa: l’opportunità. Spesso i nostri sogni si infrangono non per demeriti, ma perché è mancata l’occasione di realizzarli. Noi speriamo che questa opportunità si concretizzi almeno una volta nel prossimo anno, poi toccherà a voi coglierla al volo. Come scrisse il Machiavelli "senza quella occasione, la loro virtù si sarebbe spenta, e senza quella virtù l’occasione sarebbe arrivata invano."

9)Per concludere vogliamo augurarvi due cose indispensabili. La prima è l’amicizia, quella vera e sincera. Amici reali, oltre che virtuali; amici sensibili e disposti ad esservi vicini soprattutto nei momenti difficili.

10)La seconda è l’amore. Non UN amore ma L’Amore.
Che siate donne o uomini, che amiate donne o uomini, non ci importa e non deve importare a nessuno: basta che siate amati e che amiate con tutto il cuore.
Un anno d’amore, per i singoli e per l’umanità intera, questo è il nostro ultimo augurio per il 2018.


domenica 24 dicembre 2017

"BUON NATALE" IN TUTTE LE LINGUE

Su svariati siti è presente questo elenco, utile per chi abbia amici di altre nazioni e voglia far loro gli auguri come si deve. Speriamo che tutte le traduzioni siano giuste, in caso contrario suggeriteci le correzioni!

p.s. per alcune lingue c'è anche il "buon anno"

Afrikaans: Gesëende Kersfees
Albanese:Gezur Krislinjden
Arabo:
 Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Armeno:
 Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand
Azerbaijan:
 Tezze Iliniz Yahsi Olsun
Bahasa (Malesia):
 Selamat Hari Natal
Basco:
 Zorionak eta Urte Berri On!
Bengali:
 Shuvo Naba Barsha
Boemo:
 Vesele Vanoce
Bretone:
 Nedeleg laouen na bloavezh mat
Bulgaro:
 Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo
Catalano:
 Bon Nadal i un Bon Any Nou!
Ceco:
 Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Choctaw (Nativi americani, Oklahoma):
 Yukpa, Nitak Hollo Chito
Cinese (Cantonese):
 Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun
Cinese (Mandarino): 
Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese: Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa
Coreano:
 Sung Tan Chuk Ha
Croato:
 Sretan Bozic
Danese:
 Glædelig Jul
Eschimese:
 (inupik) Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
Esperanto:
 Gajan Kristnaskon
Estone:
 Ruumsaid juulup|hi
Farsi:
 Cristmas-e-shoma mobarak bashad
Fiammingo:
 Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
Filippino:
 Maligayan Pasko!
Finlandese:
 Hyvaa joulua 

Francese:
 Joyeux Noel
Frisone:
 Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!
Gaelico (Scozia):
 Nollaig chridheil huibh
Gaelico:
 Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!
Gallese:
 Nadolig Llawen
Giapponese:
 Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Greco:
 Kala Christouyenna!
Hamish Dutch
 (Pennsylvania): En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!
Hausa:
 Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!
Hawaaiano:
 Mele Kalikimaka
Hindi:
 Shub Naya Baras
Indonesiano:
 Selamat Hari Natal
Inglese:
 Merry Christmas
Iracheno:
 Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Irochese:
 Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay.
Islandese:
 Gledileg Jol
Isola di Man:
 Nollick ghennal as blein vie noa
Latino:
 Natale hilare et Annum Faustum!
Latviano:
 Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu!
Lituano:
 Linksmu Kaledu
Macedone:
 Sreken Bozhik
Maltese:
 LL Milied Lt-tajjeb
Maori:
 Meri Kirihimete
Navajo:
 Merry Keshmish
Norvegese:
 God Jul, or Gledelig Jul
Occitano:
 Pulit nadal e bona annado
Olandese:
 Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast
Papua Nuova Guinea:
 Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu
Polacco:
 Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie
Portoghese (Brasile):
 Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese: 
Feliz Natal
Rapa-Nui (Isola di Pasqua):
 Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua
Rumeno:
 Sarbatori vesele


Russo:
 Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Samoa:
 La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou
Sardo:
 Bonu nadale e prosperu annu nou
Serbo:
 Hristos se rodi
Slovacco:
 Sretan Bozic oppure Vesele vianoce
Sloveno:
 Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
Spagnolo:
 Feliz Navidad


Svedese:
 God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese:
 Sawadee Pee Mai
Tedesco:
 Fröhliche Weihnachten
Turco:
 Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ucraino:
 Srozhdestvom Kristovym 

Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket
Urdu:
 Naya Saal Mubarak Ho
Vietnamita:
 Chung Mung Giang Sinh
Yoruba:
 E ku odun, e ku iye'dun!


giovedì 21 dicembre 2017

Ogni maledetta domenica (Oliver Stone), 1999, discorso alla squadra di Tony D’Amato


Non so cosa dirvi davvero. 3 minuti alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l'altro, fino alla disfatta. Siamo all'inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. [Ha ragione] Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta. [Facciamolo!] Io però non posso farlo per voi. Sono troppo vecchio. Mi guardo intorno, vedo i vostri giovani volti e penso "certo che ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare". Si perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio. Sapete con il tempo, con l'età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football. [E' vero, ha ragione] Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine di errore è ridottissimo. Capitelo. Mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi [è vero] ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. [è giusto] In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro [siii] ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta [siii, vittoria!] la differenza fra vivere e morire. E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro [siii!] e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. E' in quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi; io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un uomo... che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui [puoi contare a occhi chiusi...]. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È il football ragazzi, è tutto qui. Allora [vai coach] che cosa volete fare? 


  • I don't know what to say, really. Three minutes 'til the biggest battle of our professional lives all comes down to today. Now either we heal as a team or we're gonna crumble, inch by inch, play by play, until we're finished. We're in hell right now, gentlemen, believe me. And, we can stay here, get the shit kicked out of us, or we can fight our way back into the light. We can climb outta hell, one inch at a time.
    Now, I can't do it for ya. I'm too old. I look around. I see these young faces, and I think, I mean, I made every wrong choice a middle-aged man can make. I, uh, I pissed away all my money, believe it or not. I chased off anyone who's ever loved me. And lately, I can't even stand the face I see in a mirror. You know, when you get old in life, things get taken from you. I mean that's, that's, that's part of life. But, you only learn that when you start losin' stuff. You find out life's this game of inches, so is football. Because in either game - life or football - the margin for error is so small. I mean, one half a step too late or too early and you don't quite make it. One half second too slow, too fast, and you don't quite catch it. The inches we need are everywhere around us. They're in every break of the game, every minute, every second.
    On this team, we fight for that inch. On this team, we tear ourselves and everyone else around us to pieces for that inch. We claw with our fingernails for that inch. Because we know when we add up all those inches, that's gonna make the fuckin' difference between winnin' and losin'! Between livin' and dyin'! I'll tell ya this - in any fight, it's the guy who's willin' to die who's gonna win that inch. And I know if I'm gonna have any life anymore, it's because I'm still willin' to fight and die for that inch. Because that's what livin' is! The six inches in front of your face!!
    Now, I can't make you do it. You gotta look at the guy next to you. Look into his eyes! Now I think you're gonna see a guy who will go that inch with ya. You're gonna see a guy who will sacrifice himself for this team because he knows, when it comes down to it, you're gonna do the same for him! That's a team, gentleman! And, either we heal, now, as a team, or we will die as individuals. That's football, guys. That's all it is. Now, what are you gonna do?