domenica 31 dicembre 2017

10 AUGURI FATTI COL CUORE!

Il nuovo anno si avvicina e tutti gli autori del nostro blog vogliono farvi i più sentiti auguri di buon 2018
Non auguri generici, ma 10 precisi auguri, da estendere a chi volete!
Eccoli qui:


1) Per prima cosa vi auguriamo un anno di salute. Tutti gli autori di questo blog vivono in un territorio balzato sulle prime pagine dei giornali non proprio per la salubrità dell’aria. Dunque, sappiamo quanto sia importante stare bene, sentirsi bene.
Ci auguriamo che lo Stato faccia la sua parte, valorizzando e perfezionando il nostro sistema sanitario, senza trasformarlo in qualcosa di assimilabile al modello americano, ma nemmeno lasciandolo alla sbando ed agli sprechi.  


2) Per far sì che trascorriate un anno sereno vi auguriamo anche la sicurezza, per voi e le vostre cose. Vivere sicuri non significa, però, soltanto tutelare se stessi dalla piccola criminalità, ma anche sentirsi protetti dalle grandi ingiustizie che ogni cittadino (che non sia ricco o potente) è costretto a subire.
Speriamo che lo Stato capisca che la sicurezza si costruisce a casa, non migliaia di chilometri lontano immersi in “missioni di pace” al servizio di chissà chi. Bisogna, inoltre, mettere in sicurezza il nostro territorio, e non lo si fa spendendo miliardi per aerei super moderni con cui giocare ai soldatini.

3) Auguriamo a tutti di coltivare sempre l’amore per la conoscenza ed il sapere. Speriamo che per voi il 2018 sia un anno di letture, letture importanti, tali da far maturare la vostra mente ed allargare la vostra capacità di analisi in un mondo sempre più complesso. Diffondete l’amore per la cultura, siate portatori sani di conoscenza.
Lo Stato deve fare la sua parte, salvando la scuola pubblica, mantenendola accessibile a tutti, ed al contempo non precludendo l’università a chi merita. Ci auguriamo che il 2018 sia l’anno della valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale, vera materia prima dell’Italia.

4) La nostra Repubblica è fondata sul lavoro, dunque auguriamo a tutti di trovarne uno ed a coloro che già lo hanno di conservarlo. Speriamo che tutti possano riuscire a svolgere il lavoro che desiderano, secondo le proprie capacità ed i propri meriti.
Vorremmo veder finalmente applicata la prima frase della
Costituzione, ed in generale è ora che lo Stato incentivi la creazione di posti di lavoro, ne migliori la qualità, tuteli la sicurezza dei lavoratori e smetta di renderlo sempre più precario.

5) L’ultima frase del punto precedente ci spinge ad augurare a tutti di mantenere la dignità. Dignità vuol dire non essere sfruttati, dignità significa non subire soprusi, la dignità c’è quando siamo valorizzati per i meriti e non per il nostro nome, vivere dignitosamente vuol dire essere liberi di pensare ed agire secondo i nostri desideri senza ledere la dignità di nessun altro.

6) I cinque punti precedenti sono basilari per vivere un anno privo di dolori, ma noi vi auguriamo qualcosa di più: la felicità.
Vi auguriamo un anno sereno, ricco di soddisfazioni e momenti sereni. Felicità per noi non è condividere su facebook mille foto, giusto per dare l’apparenza di una vita allegra, ma viverla davvero, senza sentire il bisogno di gridarlo ai quattro venti per cercare di convincere prima di tutto noi stessi. Siate felici con le piccole cose, senza dover vivere al massimo per sentirsi gioiosi un minimo.

7) Un augurio ed un invito che vogliamo farvi è quello di continuare a sognare, sempre e comunque. Tra i fan della nostra pagina facebook spesso vediamo molti aspiranti scrittori, attori, musicisti, fotografi, artisti, danzatori ecc. ecc. Non smettete mai di crederci. Certo, non bisogna impazzire per i propri desideri, ma nemmeno rinunciare a sognare, noi crediamo che sia giusto continuare ad immaginare di veder realizzati i propri progetti.

8)Per completare l’invito precedente è giusto augurarvi anche un’altra cosa: l’opportunità. Spesso i nostri sogni si infrangono non per demeriti, ma perché è mancata l’occasione di realizzarli. Noi speriamo che questa opportunità si concretizzi almeno una volta nel prossimo anno, poi toccherà a voi coglierla al volo. Come scrisse il Machiavelli "senza quella occasione, la loro virtù si sarebbe spenta, e senza quella virtù l’occasione sarebbe arrivata invano."

9)Per concludere vogliamo augurarvi due cose indispensabili. La prima è l’amicizia, quella vera e sincera. Amici reali, oltre che virtuali; amici sensibili e disposti ad esservi vicini soprattutto nei momenti difficili.

10)La seconda è l’amore. Non UN amore ma L’Amore.
Che siate donne o uomini, che amiate donne o uomini, non ci importa e non deve importare a nessuno: basta che siate amati e che amiate con tutto il cuore.
Un anno d’amore, per i singoli e per l’umanità intera, questo è il nostro ultimo augurio per il 2018.


domenica 24 dicembre 2017

"BUON NATALE" IN TUTTE LE LINGUE

Su svariati siti è presente questo elenco, utile per chi abbia amici di altre nazioni e voglia far loro gli auguri come si deve. Speriamo che tutte le traduzioni siano giuste, in caso contrario suggeriteci le correzioni!

p.s. per alcune lingue c'è anche il "buon anno"

Afrikaans: Gesëende Kersfees
Albanese:Gezur Krislinjden
Arabo:
 Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Armeno:
 Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand
Azerbaijan:
 Tezze Iliniz Yahsi Olsun
Bahasa (Malesia):
 Selamat Hari Natal
Basco:
 Zorionak eta Urte Berri On!
Bengali:
 Shuvo Naba Barsha
Boemo:
 Vesele Vanoce
Bretone:
 Nedeleg laouen na bloavezh mat
Bulgaro:
 Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo
Catalano:
 Bon Nadal i un Bon Any Nou!
Ceco:
 Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Choctaw (Nativi americani, Oklahoma):
 Yukpa, Nitak Hollo Chito
Cinese (Cantonese):
 Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun
Cinese (Mandarino): 
Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese: Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa
Coreano:
 Sung Tan Chuk Ha
Croato:
 Sretan Bozic
Danese:
 Glædelig Jul
Eschimese:
 (inupik) Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
Esperanto:
 Gajan Kristnaskon
Estone:
 Ruumsaid juulup|hi
Farsi:
 Cristmas-e-shoma mobarak bashad
Fiammingo:
 Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
Filippino:
 Maligayan Pasko!
Finlandese:
 Hyvaa joulua 

Francese:
 Joyeux Noel
Frisone:
 Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!
Gaelico (Scozia):
 Nollaig chridheil huibh
Gaelico:
 Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!
Gallese:
 Nadolig Llawen
Giapponese:
 Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Greco:
 Kala Christouyenna!
Hamish Dutch
 (Pennsylvania): En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!
Hausa:
 Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!
Hawaaiano:
 Mele Kalikimaka
Hindi:
 Shub Naya Baras
Indonesiano:
 Selamat Hari Natal
Inglese:
 Merry Christmas
Iracheno:
 Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Irochese:
 Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay.
Islandese:
 Gledileg Jol
Isola di Man:
 Nollick ghennal as blein vie noa
Latino:
 Natale hilare et Annum Faustum!
Latviano:
 Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu!
Lituano:
 Linksmu Kaledu
Macedone:
 Sreken Bozhik
Maltese:
 LL Milied Lt-tajjeb
Maori:
 Meri Kirihimete
Navajo:
 Merry Keshmish
Norvegese:
 God Jul, or Gledelig Jul
Occitano:
 Pulit nadal e bona annado
Olandese:
 Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast
Papua Nuova Guinea:
 Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu
Polacco:
 Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie
Portoghese (Brasile):
 Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese: 
Feliz Natal
Rapa-Nui (Isola di Pasqua):
 Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua
Rumeno:
 Sarbatori vesele


Russo:
 Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Samoa:
 La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou
Sardo:
 Bonu nadale e prosperu annu nou
Serbo:
 Hristos se rodi
Slovacco:
 Sretan Bozic oppure Vesele vianoce
Sloveno:
 Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
Spagnolo:
 Feliz Navidad


Svedese:
 God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese:
 Sawadee Pee Mai
Tedesco:
 Fröhliche Weihnachten
Turco:
 Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ucraino:
 Srozhdestvom Kristovym 

Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket
Urdu:
 Naya Saal Mubarak Ho
Vietnamita:
 Chung Mung Giang Sinh
Yoruba:
 E ku odun, e ku iye'dun!


giovedì 21 dicembre 2017

Ogni maledetta domenica (Oliver Stone), 1999, discorso alla squadra di Tony D’Amato


Non so cosa dirvi davvero. 3 minuti alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l'altro, fino alla disfatta. Siamo all'inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. [Ha ragione] Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta. [Facciamolo!] Io però non posso farlo per voi. Sono troppo vecchio. Mi guardo intorno, vedo i vostri giovani volti e penso "certo che ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare". Si perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio. Sapete con il tempo, con l'età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football. [E' vero, ha ragione] Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine di errore è ridottissimo. Capitelo. Mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi [è vero] ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. [è giusto] In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro [siii] ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta [siii, vittoria!] la differenza fra vivere e morire. E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro [siii!] e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. E' in quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi; io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un uomo... che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui [puoi contare a occhi chiusi...]. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È il football ragazzi, è tutto qui. Allora [vai coach] che cosa volete fare? 


  • I don't know what to say, really. Three minutes 'til the biggest battle of our professional lives all comes down to today. Now either we heal as a team or we're gonna crumble, inch by inch, play by play, until we're finished. We're in hell right now, gentlemen, believe me. And, we can stay here, get the shit kicked out of us, or we can fight our way back into the light. We can climb outta hell, one inch at a time.
    Now, I can't do it for ya. I'm too old. I look around. I see these young faces, and I think, I mean, I made every wrong choice a middle-aged man can make. I, uh, I pissed away all my money, believe it or not. I chased off anyone who's ever loved me. And lately, I can't even stand the face I see in a mirror. You know, when you get old in life, things get taken from you. I mean that's, that's, that's part of life. But, you only learn that when you start losin' stuff. You find out life's this game of inches, so is football. Because in either game - life or football - the margin for error is so small. I mean, one half a step too late or too early and you don't quite make it. One half second too slow, too fast, and you don't quite catch it. The inches we need are everywhere around us. They're in every break of the game, every minute, every second.
    On this team, we fight for that inch. On this team, we tear ourselves and everyone else around us to pieces for that inch. We claw with our fingernails for that inch. Because we know when we add up all those inches, that's gonna make the fuckin' difference between winnin' and losin'! Between livin' and dyin'! I'll tell ya this - in any fight, it's the guy who's willin' to die who's gonna win that inch. And I know if I'm gonna have any life anymore, it's because I'm still willin' to fight and die for that inch. Because that's what livin' is! The six inches in front of your face!!
    Now, I can't make you do it. You gotta look at the guy next to you. Look into his eyes! Now I think you're gonna see a guy who will go that inch with ya. You're gonna see a guy who will sacrifice himself for this team because he knows, when it comes down to it, you're gonna do the same for him! That's a team, gentleman! And, either we heal, now, as a team, or we will die as individuals. That's football, guys. That's all it is. Now, what are you gonna do?

venerdì 8 dicembre 2017

TRE POESIE DAL CANZONIERE DI PETRARCA (Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono, Erano i capei d’oro a l’aura sparsi, Chiare, fresche et dolci acque)

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ’l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,

del vario stile in ch’io piango et ragiono5
fra le vane speranze e ’l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.

Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente10
di me medesmo meco mi vergogno;

et del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto,
e ’l pentersi, e ’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.



Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;

5e ’l viso di pietosi color’ farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sùbito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale,
10ma d’angelica forma; e le parole
sonavan altro che, pur voce umana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i' vidi: e se non fosse or tale,
piagha per allentar d’arco non sana

Chiare, fresche et dolci acque

Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
5(con sospir’ mi rimembra)
a lei di fare al bel fiancho colonna;
herba et fior’ che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
10aere sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:
date udïenza insieme
a le dolenti mie parole extreme.

S’egli è pur mio destino
15e ’l cielo in ciò s’adopra,
ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda,
qualche gratia il meschino
corpo fra voi ricopra,
et torni l’alma al proprio albergo ignuda.
20La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo:
ché lo spirito lasso
non poria mai in piú riposato porto
25né in piú tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata et l’ossa.

Tempo verrà anchor forse
ch’a l’usato soggiorno
torni la fera bella et mansüeta,
30et là ’v’ella mi scorse
nel benedetto giorno,
volga la vista disïosa et lieta,
cercandomi; et, o pietà!,
già terra in fra le pietre
35vedendo, Amor l’inspiri
in guisa che sospiri
sí dolcemente che mercé m’impetre,
et faccia forza al cielo,
asciugandosi gli occhi col bel velo.

40Da’ be’ rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior’ sovra ’l suo grembo;
et ella si sedea
humile in tanta gloria,
45coverta già de l’amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch’oro forbito et perle
eran quel dí a vederle;
50qual si posava in terra, et qual su l’onde;
qual con un vago errore
girando parea dir: Qui regna Amore.

Quante volte diss’io
allor pien di spavento:
55Costei per fermo nacque in paradiso.
Cosí carco d’oblio
il divin portamento
e ’l volto e le parole e ’l dolce riso
m’aveano, et sí diviso
60da l’imagine vera,
ch’i’ dicea sospirando:
Qui come venn’io, o quando?;
credendo esser in ciel, non là dov’era.
Da indi in qua mi piace
65questa herba sí, ch’altrove non ò pace.

Se tu avessi ornamenti quant’ài voglia,
poresti arditamente
uscir del boscho, et gir in fra la gente.

lunedì 27 novembre 2017

10 CURIOSITÀ DAL MONDO DELLA LINGUISTICA

La lingua non è solo un medium comunicativo, ma appartiene al patrimonio culturale e storico di un determinato popolo. Studiare le lingue non vuol dire soltanto tracciare dei confini, registrare le varianti o memorizzare termini nuovi, ma anche entrare nello spirito di una comunità, conoscerne le tradizioni ed i mutamenti.
In questo piccola rassegna passeremo attraverso regioni enigmatiche, sogni di pace universale, linguaggi immaginari e indagini alla ricerca delle nostre origini. Speriamo di riuscire a suscitare un po' di curiosità, andando oltre il freddo metodo talvolta utilizzato per l'insegnamento della linguistica.

1) L'ENIGMA DEI BASCHI
Da un punto di vista linguistico, ma non solo, i baschi sono un vero e proprio enigma. La lingua parlata in questa regione non appartiene alla famiglia indoeuropea, ed anzi, non può essere collegata a nessuna famiglia linguistica nota. Essa è diffusa nella zona della Navarra, nella Comunità dei Paesi Baschi ed anche nella regione pirenaica francese, presso il confine sud-ovest con la Spagna. La lingua basca si differenzia dalla sottofamiglia indoeuropea occidentale per il suo essere ergativo-accusativa, ma soprattutto per il fatto che la maggior parte del lessico basco non ha origine latina, né riconducibile ad altre lingue madri. L'isolamento proprio della lingua si riflette anche sulla stessa popolazione basca, difficilmente inquadrabile dal punto di vista genetico e che probabilmente è direttamente collegata agli abitanti preistorici dell'Europa occidentale. Sembra, quindi, che quella regione sia rimasta quasi isolata dalle contaminazioni che hanno influenzato il continente nel corso del secoli. Orlando (la battaglia di Roncisvalle è storicamente accertata, ma fu combattuta contro i baschi e non, come narra la Chanson de Roland, contro i mori).
La strenua difesa della propria indipendenza è simboleggiata dalla resistenza portata avanti contro l'invasione carolingia e costata la vita, secondo la leggenda, al noto

2) LE PARLATE ALLOGLOTTE IN ITALIA
Si definiscono parlate alloglotte quelle utilizzate da una determinata comunità racchiusa all'interno di un differente sistema linguistico dominante. In Italia ci sono diverse comunità alloglotte, formatesi a seguito di mutamenti dei confini o per immigrazioni anche remote nel tempo.
Il friulano, il ladino ed il sardo sono le principali lingue minoritarie riconosciute dalla legislazione italiana, mentre le altre minoranza alloglotte sono: il franco provenzale (Valle d'Aosta, Piemonte e in due paesi della provincia di Foggia, Faeto e Celle); il provenzale (Piemonte e Guardia Piemontese in provincia di Cosenza); il tedesco in Alto Adige ed in Friuli; lo sloveno in Venezia Giulia; il croato (Acquaviva Collecroce, Montemitro, San Felice del Molise, tre comuni molisani); una varietà di albanese (nei pressi di Lungro, in Calabria e di Piana degli Albanesi, in Sicilia); il grico (varietà di greco parlata nel Salento ed in alcune zone dell'Aspromonte); il catalano (ad Alghero, in Sardegna).

3) LA PAROLA "EURO" 
Quando la giurisprudenza si occupa di linguistica non sempre è un bene (si pensi ai tentativi fascisti in Spagna ed Italia di sopprimere le varietà linguistiche locali), tuttavia certe volte l'intervento del legislatore è necessario per evitare confusioni, soprattutto quando un termine come "euro" viene improvvisamente condiviso da milioni di persone appartenenti a sistemi linguistici diversi. La Direttiva europea del 26 ottobre 1998 sancisce l'invariabilità della parola "euro" per quanto concerne l'inglese, il tedesco e l'italiano. Questo accade perché, essendo un accorciamento, resta uguale anche al plurale così come da norma. Tuttavia l'Accademia della Crusca rigetta sia la Direttiva, sia l'idea che sia un abbreviazione, quindi la questione non può dirsi risolta. Per quanto concerne l'uso, inoltre, il plurale "euri" è ormai notevolmente diffuso, non più soltanto in area centrale, dunque non è improbabile che un giorno la direttiva debba essere considerata superata per la pressione propria operata dai parlanti soprattutto nell'uso parlato informale.


4) LE LINGUE PIÙ E MENO DIFFUSE AL MONDO
Le lingue parlate attualmente nel mondo sono circa seimila, tuttavia, considerando anche le varietà dialettali, la cifra aumenta a dismisura fino a diventare quasi incalcolabile. La lingua più parlata al mondo è l'inglese, con  1375 milioni di parlanti sparsi per il globo, ovviamente non tutti madrelingua; se infatti la graduatoria si basasse soltanto su quest'ultimo parametro allora al primo posto si troverebbe il cinese mandarino, con 960 milioni di parlanti. La lingua meno diffusa, ed ormai quasi prossima all'estinzione, è il Taushiro, parlato ormai da un unico cittadino peruviano. Calcolare l’effettiva diffusione di una lingua, tuttavia, non è un’operazione semplice. Alcune di esse sono utilizzate come “seconde lingue” per cui il numero di parlanti cambia costantemente; altre sono considerate talvolta come un solo sistema anche se ufficialmente esse risultano distinte, è il caso dell’hindi e dello urdu, lingue ufficiali di India e Pakistan, ma intellegibili vicendevolmente da parte dei parlanti di questi due stati. 

5) IL SOGNO DELL'ESPERANTO
Nella seconda metà dell'Ottocento oramai il mondo aveva già sperimentato gli orrori di numerose guerre, stragi, atrocità. Secondo alcuni sognatori i contrasti avrebbero potuto essere estinti grazie ad una lingua mondiale, un unico codice comunicativo che impedisse fraintendimenti ed annullasse le distanze. Tra il 1872 ed il 1887 il dottor Ludwik Lejzer Zamenhof creò l'Esperanto, una lingua che già nel nome portava un messaggio di speranza (lo stesso Zamenhof tentò anche di creare un'unica religione umana). L'Esperanto è una lingua semplice da imparare (è priva di eccezioni, ad ogni lettera corrisponde un solo fonema, la formazione delle parole si base sul metodo agglutinante), ed inoltre il suo ideatore sottolineò la necessità che essa venisse sempre appresa come lingua seconda, così da evitare differenziazioni locali. Dal punto di vista tipologico l'Esperanto potrebbe essere considerata una lingua indoeuropea, ma ovviamente il suo lessico è formato da termine provenienti da quasi tutte le famiglie linguistiche. Fino ai primi decenni del Novecento la lingua ebbe numerose adesione ed attenzioni internazionali, tuttavia le dittature hitleriana e staliniana cominciarono a frenarne la diffusione, ostacolata nel secondo dopoguerra dal predominio dell'inglese imposto dalla supremazia americana.
Al giorno d'oggi, grazie ad internet, i parlanti dell'Esperanto sono in continuo aumento, mentre anche organizzazioni umanitarie ed internazionali stanno cominciando ad utilizzarlo nei propri incontri e ad accelerarne la diffusione. 

6) IL LESSICO INGLESE E' FORMATO IN GRAN PARTE DA TERMINI LATINI
L'inglese è una lingua indoeuropea appartenente alla sottofamiglia delle lingue germaniche; come abbiamo già visto in precedenza essa è la lingua più diffusa al mondo. Ad agevolare questo primato, almeno per quanto riguarda l'Europa ed il Sud America, vi è anche una peculiarità propria del lessico anglofono: almeno il 50% del termini derivano dalla lingua latina, grazie soprattutto all'influenza del francese. Quest'ultima lingua si diffuse in Gran Bretagna in seguito alla dominazione normanna (dal 1066), mentre nei secoli successivi riuscì ad imporsi come lingua colta internazionale, non a caso era studiata dalle élite russe, italiane (si pensi a Brunetto Latini ed a Marco Polo), ed appunto anglofone. Grazie a questa caratteristica l'inglese ha numerose coppie di sinonimi appartenenti alle famiglie germaniche e latine, come ad esempio pork/pig, focus/fire e così via. Da ciò crediamo che ne tragga vantaggio anche la posizione di coloro i quali sostengono la necessità di continuare a studiare la lingua latina (non solo alle superiori) mentre le tendenze attuali vanno verso un progressivo decremento orario.
Il latino, infatti, oltre che appartenere al nostro patrimonio culturale, accresce la profondità linguistica propria dei parlanti italiani e, come abbiamo appena visto, può anche fungere da "introduzione" all'apprendimento del lessico inglese. 

7) QUALE LINGUA PER COMUNICARE CON GLI ALIENI?
La domanda può sembrare oziosa e fondamentalmente inutile, ma con l'inizio della corsa verso lo spazio si iniziò a discutere anche sul modo attraverso il quale comunicare con una eventuale civiltà extraterrestre. La Placca collocata sulla sonda Pioneer 10 aveva una serie di simboli e codici, tra i quali ricordiamo il disegno dell'uomo e della donna e il numero 1 proprio del sistema binario. La sonda Voyager Golden Record era un disco per grammofono all'interno della quale era stato registrato un messaggio in 55 lingue diverse (dal latino al mandarino, dall'accadico all'ebraico), oltre a 90 minuti di musica proveniente da diverse culture e tantissimi suoni naturali. Ad entrambi i progetti lavorò Carl Sagan, autore del noto romanzo Contact da cui è stato tratto anche un film; nel suo romanzo l'astronomo presuppone che la matematica sia l'unico possibile linguaggio universale, seguendo anche una nota massima di Galilei. Nel film Incontri ravvicinati del terzo tipo viene scelta la musica come medium interstellare di comunicazione.
Visto che il carbonio è alla base della vita terrestre (e secondo alcuni anche di tutte le possibili forme di vita), bisognerebbe comunicare servendosi di esso, magari attraverso un alfabeto basato sui suoi isotopi e allotropi.

8) SIAMO TUTTI BARBARI DI QUALCUN ALTRO
Da dove deriva il termine "barbaro"? Contrariamente a ciò che si pensa il termine è onomatopeico, infatti era così che i greci  designavano gli stranieri ("bárbaros"), compresi i romani, che "balbettavano" tentando di parlare la loro lingua, dunque riproducevano ironicamente la goffa parlata ripetendo due volte la sillaba "bar-bar". Successivamente, i romani (quindi degli ex barbari) designarono come barbarus coloro che non parlavano correttamente il latino e che si basavano su un sistema rozzo di leggi e tradizioni; in pratica quasi tutti gli "stranieri", ed in effetti la parola divenne sinonimo di quest'ultima. Il termine era presente anche in altre lingue indoeuropee, come nel sanscrito "barbarah", sempre con il significato di balbuziente; a dire il vero i grammatici indiani scrivevano "varvarah" con il significato di "ruvido" - "lana grezza", quindi nel suo diffondersi l'espressione avrebbe subito il fenomeni del betacismo. Durante l'Alto Medioevo il termine divenne sinonimo di "non cristiano". 

9) LA PRIMA LINGUA DELL'UMANITÀ
Gli studiosi hanno cercato da sempre di trovare la lingua primigenia dell'umanità, parlata da tutti gli abitanti della terra prima che si differenziasse il panorama linguistico. Nella Bibbia il mito della Torre di Babele rimanda proprio a questa idea, anche se poi giustifica la successiva differenziazione in modo decisamente irreale. Per Dante Alighieri, così come per altri letterati del passato, questa prima lingua era l'ebraico e in particolare nel De Vulgari Eloquentia afferma che la prima parola ed essere pronunciata fu "El"-"Dio", per bocca di Adamo. Nella stessa opera l'Alighieri afferma che tale lingua sopravvisse alla Torre, per poi differenziarsi nelle varie parlate, tra cui il latino; nel Paradiso, tuttavia, correggerà il tiro sostenendo la tesi secondo la quale anch'essa si perse in seguito all'affronto della Torre. monogenetica è soltanto una alternativa, dato che numerosi linguisti non ritengono probabile l'esistenza di un unico linguaggio originario. In questo post abbiamo parlato anche dei leggendari esperimenti che sarebbero stati fatti per scoprire questa protolingua.
Studi più recenti hanno puntato sul metodo comparativo, ma senza giungere a risultati soddisfacenti, ed inoltre giova ricordare che la teoria

10) LE PAROLE PIÙ LUNGHE
La parola più lunga della lingua italiana non è "precipitevolissimevolmente" (tra l'altro una licenza poetica),  bensì  "psiconeuroendocrinoimmunologia"  [trenta lettere] ossia la scienza che si occupa dell'influenza sul sistema nervoso da parte di quelli biologici e viceversa. Per quanto riguarda la classifica mondiale abbiamo trovato due diversi vincitori: il primo termine è inglese ed indica il nome completo della titina, una proteina complessa (non v'è dubbio che lo sia), qui di seguito il video di un povero uomo che ha letto tutte le sue 189819 lettere; secondo wikipedia, invece, il primo premio spetta a "Sparvagnsaktiebolagsskensmutsskjutarefackforeningspersonalbeklandnadsmagasinsforradsforvaltaren(direttore del magazzino approvvigionamento uniformi per il personale dei pulitori dei binari della compagnia tranviaria) con le sue 95 lettere. Chi di voi conosca il nome del vero vincitore ce lo faccia sapere! 

domenica 12 novembre 2017

DIVINA COMMEDIA (Dante Alighieri) - Inizio e conclusione

INCIPIT

[Incomincia la Comedia di Dante Alleghieri di Fiorenza, ne la quale tratta de le pene e punimenti de' vizi e de' meriti e premi de le virtù. Comincia il canto primo de la prima parte la quale si chiama Inferno, nel qual l'auttore fa proemio a tutta l'opera.]



Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant' è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
Io non so ben ridir com' i' v'intrai,
tant' era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m'avea di paura il cor compunto,
guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de' raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.
Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m'era durata
la notte ch'i' passai con tanta pieta.
E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l'acqua perigliosa e guata,
così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.
Poi ch'èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.
[---]

EXPLICIT

Oh quanto è corto il dire e come fioco
al mio concetto! e questo, a quel ch’i’ vidi,
è tanto, che non basta a dicer ’poco’. 123

O luce etterna che sola in te sidi,
sola t’intendi, e da te intelletta
e intendente te ami e arridi! 126

Quella circulazion che sì concetta
pareva in te come lume reflesso,
da li occhi miei alquanto circunspetta, 129

dentro da sé, del suo colore stesso,
mi parve pinta de la nostra effige:
per che ’l mio viso in lei tutto era messo. 132

Qual è ’l geomètra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’ elli indige, 135

tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova; 138

ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne. 141

A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ’l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa, 144

l’amor che move il sole e l’altre stelle.

mercoledì 25 ottobre 2017

ANNA FRANK ALLO STADIO: UNA BATTAGLIA PERSA IN PARTENZA

La storia è nota e, ormai, ampiamente conosciuta.
Dei personaggi (vedete voi come definirli) hanno applicato con un fotomontaggio la maglia di una squadra avversaria alla famosa foto di Anna Frank, con la volontà, secondo il loro pseudopensiero, di offendere i "nemici".
Subito è partito il consueto carosello di indignazione e sgomento. Esponenti della stessa società sportiva, dirigenti del mondo calcistico, rappresentanti istituzionali e via così, tutti prodighi nello sfogliare il solito vocabolario d'occasione: "inaccettabile, indignati, scioccante, vergognoso, ferma condanna"; mettete queste parole a caso in una frase, aggiungetene delle altre e avrete fatto un ottimo lavoro da addetti stampa.
Sono seguite le reazioni. Qualcuna decisamente bislacca, come quella di incollare la maglia delle altre squadre di A alla suddetta foto, o come la renziana proposta di scendere in campo con la Stella di David al posto dello sponsor (tatuarsi un numero sul braccio no?), altre quasi obbligate, come quella del presidente della Lazio che ha promesso di organizzare visite guidate ad Auschwitz per giovani tifosi.
Anche le istituzioni hanno deciso di agire: nel prossimo turno di campionato, su tutti i campi da gioco, sarà letto un brano del Diario di Anna Frank e ai bambini che di solito accompagnano i calciatori sul terreno sarà fatto dono di questo libro, oltre che di Se questo è un uomo di Primo Levi.
Bene, ottimo, perfetto. Ma pensare anche a come evitare che simili avvenimenti accadano?
E non sto parlando di perquisizioni, telecamere, controlli. Tutto ciò non è prevenzione, perché il solo pensare di commettere qualcosa del genere è già un fallimento.
Scrivendo da insegnante, il mio spazio d'azione è ben delimitato nel tempo e nello spazio.
Il mio campo da gioco è l'aula e il novantesimo minuto scatta con la campanella.
I rappresentanti delle istituzioni che oggi si indignano e versano lacrime amare, cosa hanno stabilito (e cosa stanno stabilendo) per fornire ai docenti strumenti adeguati per EDUCARE e FORMARE i giovani, cosicché non si arrivi poi a tali obbrobri?
"Nulla", direte voi.
"Ma magari", vi rispondo io; sarebbe stato meglio non avessero fatto niente.
Invece hanno deciso di spuntare ancor più le già deboli armi dell'istruzione.
Pensiamo una attimo alle scuole medie; come stroncare subito sul nascere possibili comportamenti sbagliati? Con una nota, certo, ma ormai vale quasi come una medaglia. Convocando i genitori, ovvio, ma, se e quando si presentano, ormai è il docente a doversi preoccupare. E allora potremmo avanzare ammonizioni, sospensioni...Fino ad arrivare alla bocciatura.
Ebbene, oggi quest'ultima non esiste praticamente più, almeno per quanto riguarda i motivi disciplinari. Non che dovesse essere usata per forza, ma almeno faceva da spauracchio.
By Gaúcho (Own work) via Wikimedia Commons
Il vecchio 5 in condotta è stato sepolto e sostituito da un "giudizio sintetico" che non produce più effetti certi e determinati. Certo, in caso di "gravi infrazioni disciplinari" è ancora possibile fermare qualcuno, ma l'assoluto relativismo di tale concetto sembra fatto apposta per scoraggiare la severità e per avallare i ricorsi.
E se invece il problema non fosse comportamentale?
Ebbene, anche in questo caso la bocciatura (che deve essere sempre e comunque solo un'estrema arma finale), è ormai quasi impossibile. Il consiglio di classe deve supermotivare il provvedimento, deve provare di aver aggiornato in modo costante i genitori sull'andamento scolastico del figlio (tra incontri, consegna pagelle e registro elettronico può mai sfuggir loro davvero qualcosa?) e deve dimostrare di aver tentato strategie di recupero adeguate.
Insomma, se il pargolo non vuole leggere Anna Frank, oppure se fa di tutto affinché il docente non riesca a leggere e commentare il libro con la classe, è praticamente impossibile fare qualcosa per salvarlo (già, perché punire, spesso, vuol dire proprio salvare una mente).
Quando poi, dopo qualche anno, ce lo ritroveremo negli stadi o altrove a dar sfogo al peggio di sé, allora, ebbene, si legga pur qualche rigo in mezzo ad un campo circondato da migliaia di spettatori distratti, si metta in moto qualche iniziativa col presunto scopo di voler educare persone che ormai, purtroppo, sono cresciute già belle e imbarbarite. Si cerchi di trasformare il campo di calcio in un'aula, giusto per cinque minuti, tanto le aule sono già state trasformate in delle curve.
Insomma, si portino avanti le solite sceneggiate, giusto come operazioni di facciata.
Anche se la faccia, ormai, l'avremo già persa tutti.