venerdì 22 settembre 2017

FILM AMERICANI IMPERDIBILI, MA CON POCHI PREMI, DEL NUOVO MILLENNIO

Come capire se un film ha avuto successo? Si guarda al riscontro del pubblico, ai premi, alle recensioni della critica? Non c'è un parametro standard, non si può giudicare unicamente in base ai numeri o al palmares. Bisogna andare oltre, lasciandosi trasportare dalla curiosità ed aprendo la mente anche a tutto ciò che, apparentemente, è passato senza lasciare un segno indelebile.
Ecco una serie di film americani che hanno vinto poco o nulla, ma vi assicuriamo meritano di essere visti.

2000 Fratello, dove sei? (O Brother, Where Art Thou?), fratelli Coen

E' stato in gara per molti premi durante il 2001, portandone a casa pochissimi. 0 Oscar su 2 nomination, 1/2 ai Golden Globe (premiato Clooney), 0/5 ai Bafta, 0/5 Satellite Award e via così.
Tre evasi fuggono attraverso un percorso epicamente americano, in un viaggio ispirato all'Odissea. Tra numerosi riferimenti a pellicole classiche degli States, una colonna sonora che rievoca il passato a stelle e strisce, un colore seppia d'annata e attori di livello (Clooney, Turturro, Goodman), vi innamorerete di questa pellicola .

 2001 - Training Day,  Antoine Fuqua.

Questo film ha ricevuto premi praticamente solo per l'interpretazione magnifica di Denzel Washington, ma anche Ethan Hawke non fu da meno. Storia di un addestramento paradossale alla vita, prima ancora che alla narcotici, anche in questo caso abbiamo a che fare con un viaggio, un peregrinare tra strani personaggi, situazioni intricate, bene e male che si sfiorano e si intrecciano lasciando alla fine nessuno davvero innocente.
Tiferete per per il terribile Alonzo? Oh, sì che lo farete.

2002 La 25ª ora (25th Hour), 2002, Spike Lee

Chiedete agli adoratori di Spike qual è il suo miglior film. Tanti vi risponderanno subito che si tratta proprio di questo, uno dei meno premiati. Tratto dal romanzo di D. Benioff, con ottimi E. Norton, P. S. Hoffman e R. Dawson, la pellicola racconta l'ultimo giorno di libertà di Monty, condannato al carcere per colpa chissà di chi, forse proprio uno dei suoi cari. Lo seguiamo nei suoi rapporti non sempre sinceri con gli amici, nei tormenti con la donna amata, fino alla riflessione finale del padre che apre spazio ad una ipotetica nuova vita.
Da sottolineare il monologo del protagonista, cosciente per un attimo di non poter incolpare nessuno se non se stesso per il proprio destino.

2003 Matrix Revolutions (The Matrix Revolutions), Andy e Larry Wachowski

Ok, il primo doveva essere anche l'ultimo. Certo, due pellicole in un anno sono senza dubbio un'operazione commerciale. Ovvio, dove c'è troppa azione non sempre troviamo qualità. Però la terza pellicola della serie è particolare. Dopo il magnifico primo e il forse fin troppo movimentato Reloaded, in questo caso prevale la narrazione, la riflessione e la metaforicità: l'essenza dell'amore, il sacrifico come ultima strada, la singolarità di ogni individuo nella massificazione, il potere della mente oltre quello del corpo e così via. Se avete amato il primo e se seguite con attenzione tutta la trilogia, non potrete che apprezzare quest'ultimo.

2004 - Closer, Mike Nichols

Il film ha ricevuto qualche premio, ma praticamente tutti per l'ottimo quartetto  Jude LawNatalie PortmanJulia Roberts e Clive Owen, mentre avrebbe meritato qualcosa in più per regia, sceneggiatura, montaggio, colonna sonora. Ripreso da un'opera teatrale, ed infatti risaltano decisamente i dialoghi, è una storia di tradimenti, ipocrisie, ritorni, sfuggenti momenti di felicità. Vi farà restare incollati per cercare una risposta, capire il perché, comprendere la verità che si nasconde dietro tante parole e menzogne.

2005 - Match Point, Woody Allen

Secondo qualcuno con il nuovo millennio il caro, vecchio Woody avrebbe perso colpi, ma noi non ne siamo così certi. Match point è un ottima prova di ciò. Anche in questo caso ci troviamo d'innanzi quasi ad una rappresentazione teatrale, con tanto di musica d'accompagnamento operistico e morti che tornano ad infestare i vivi. Una magnifica riflessione sul destino, sugli incontri ed il caso, sulla colpa, sulla scelta, sulla scalata sociale; il tutto messo in rapporto con l'amore, deturpato in nome di altri valori. Jonathan Rhys-Meyers  e Scarlett Johansson sono perfetti con i loro sguardi trasognanti, trasformati poi in altro, decisamente in altro. 

2006 - 300, Zack Snyder

So cosa state pensando: "è violento, tamarro, incasinato, non accurato dal punto di vista storico...", ma ha segnato l'inizio di un genere. I fumetti non erano stati mai resi in modo così preciso e fedele, dalle inquadrature che partono dalle vignette, passando per il montaggio serrato fino alla fotografia cupa. La colonna sonora riproduce il caos della guerra, le urla, i pensieri disperati. Se non amate gli eccessi (ma in questo caso studiati e motivati) e se non appartenente alla generazione cresciuta con fumetti e videogame magari non apprezzerete, ma in questo modo vi state tagliando fuori da un filone sempre più in crescita.

2007 - Onora il padre e la madre (Before the Devil Knows You're Dead), Lumet.

Qualche premio, ma poca roba in confronto al cast Ethan HawkePhilip Seymour Hoffman e Albert Finney e al valore del film. Due diverse disperazioni che convergono in una drammatica rapina, con una violenza che non nasce dal caso, ma è quasi insita nei destini familiari e personali dei due fratelli. Il paradiso è una meta impossibile per chi ha vissuto solo nell'inferno terreste, contrariamente a quello che promettono i messaggi di salvezza. Ultimo capolavoro di Lumet, morto qualche anno dopo.

2008 - Cloverfield, Matt Reeves

Prima abbiamo parlato di 300 come l'iniziatore di un genere, ora è il momento di esaltare un film che ha segnato il rilancio di un filone in apparenza già esaurito. Sentendo parlare di mostri, caos, riprese amatoriali e un filmato ritrovato, penserete subito a The Blair Witch Project ed in effetti avete centrato l'obiettivo. Solo che Cloverfield non è uno dei tanti, ma IL film per eccellenza che basa la sua storia su riprese amatoriali. L'attesa, l'adrenalina, l'ignoto, la sensazione di essere lì, la voglia di spegnere tutto. I dubbi che restano al termine della pellicola e la sua prosecuzione oltre lo schermo, nei meandri della rete, sono certamente anche delle trovate di marketing, ma ben integrate nella narrazione. Rispetto alla storia sulla strega qui c'è di più, come trama e come svolgimento: guardare per credere.

2009 - District 9, Neill Blomkamp

Ancora un genere totalmente incompreso. Qui abbiamo una magnifica storia di fantascienza, intrigante e surreale. Il tutto, però, è reso ancora più lodevole dalle tematiche che si celano oltre la metafora: razzismo, intolleranza, controllo globale, potere dei media. Gli alieni visti non come invasori, ma quali clandestini isolati e dominati, dà un tocco di vera classe, tipo La sentinella di Clarke. Se effetti speciali e campagna mediatica (in questo caso con un blog a favore dei "non umani") sono affiancati da una grande sceneggiatura ed un'ottima regia, allora ben vengano. Incassi notevoli, nomination a raffica, ma pochissimi premi.

2010 - Shutter Island, Martin Scorsese

Spesso i film tratti dai libri finiscono per risultare sommari e deformanti. Non è questo il caso, ma purtroppo in pochi l'hanno capito. Una grande storia sul tema della colpa, o meglio sul senso di colpa. Un notevole cast ( Leonardo DiCaprioMark RuffaloBen KingsleyMichelle Williams) e una magnifica regia, ma tanto lo sappiamo che Scorsese ha vinto la metà di quanto avrebbe meritato. Inizia tutto con la ricerca di una donna fuggita dal manicomio nel quale era rinchiusa, con alla sua ricerca un team medico ambiguo e due detective venuti dalla terra ferma. Il finale, fino all'ultima battuta, vi stupirà.

2011 - Millennium - Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo), David Fincher.

L'avvincente trilogia di Larsson era già stata trasportata sullo schermo da un produzione svedese, ma sinceramente non con grandi risultati. Fincher è una garanzia, ed anche stavolta non ha deluso, nonostante un solo Oscar (montaggio) e i numerosi apprezzamenti, ma senza grandi premi, per Rooney Mara. I personaggi sono tratteggiati alla perfezione, le scene riproducono fedelmente il libro, la trama gli si avvicina il più possibile e la colonna sonora accompagna con grinta. Se avete amato il libro adorerete la pellicola, e se non conoscete nulla dei romanzi allora vi farà venire voglia di leggerli. Si attendono gli altri due, i quali dovrebbero vedere presto la luce nonostante il cammino sia piuttosto travagliato.

2012 - Flight, Robert Zemeckis

Un pilota di linea ubriaco e strafatto riesce a portare a terra in modo incredibile l'aereo in panne, limitando al minimo il numero delle vittime. Pian piano, però,  sarà proprio la coscienza a mettere in difficoltà il presunto "eroe", oltre che le rivelazioni sulla sua vita scombinata. Un grandissimo Denzel Washington, contornato perfettamente da Kelly Reilly e John Goodman (il personaggio di quest'ultimo meriterebbe un film tutto per sé). Inizia come un drammone sui soliti aerei in difficoltà, ma poi regia e sceneggiatura sviscerano sapientemente la personalità sofferente di un uomo abituato a vivere grazie alle sue menzogne.

2013 - The Wolf of Wall Street, Martin Scorsese

Rieccoci alla sfigata coppia Scorsese/DiCaprio. Questa pellicola ha avuto un notevole successo di pubblico, e certamente qualche difettuccio qui e lì, come l'eccesso di attenzione per la fase ascendente con poco spazio per la riflessione e la crisi, giustificano in parte la scarsità di premi. Ma solo in parte, perché, sinceramente, 0 Oscar su 5 è un'umiliazione che non meritava. Il protagonista è così matto che non potrete non amarlo, certe scene così assurde che dubiterete siano state fedelmente ispirate da una storia vera, il finale degno di nota per gli spunti di riflessione che lascia. Tre ore di energia che vi faranno venir voglia di giocare in borsa, a meno che non ne cogliate il messaggio vero e profondo.

2014 - Vizio di forma (Inherent Vice), Paul Thomas Anderson

Tratto dal romanzo di T. Pynchon, un'altro film che, al di là di qualche premio indipendente, ha accumulato solo nomination. Da un'investigazione portata avanti per evitare l'internamento di un miliardario si passa ad un processo che non mette sotto accusa solo il protagonista, ma un'intera società. Crisi individuale e collettiva, una storia che parte dal giallo, ma abbraccia tematiche più ampie e complesse. Una regia lirica, una storia che esula dal semplice narrare, ma vuole alludere ben altro, disponendosi su diversi piani di lettura.

2015 - Youth - La giovinezza (Youth), Paolo Sorrentino.


Lo consideriamo "americano" per attori e lingua, non per provenienza del regista e per la produzione, ovviamente.
Passato decisamente sotto silenzio, in realtà, a nostro giudizio, merita molto di più rispetto a La grande bellezza. Il cast si commenta da solo ( Michael CaineRachel WeiszHarvey KeitelPaul Dano e Jane Fonda), la storia invece è profonda e necessita più visioni per essere apprezzata completamente. La riflessione sulla "giovinezza", così simile alla "Senilità" sveviana, traccia il bilancio di più vite oscillanti in un Hotel svizzero, con numerosi echi letterari, uno tra tutti La montagna incantata di Mann. Lasciarsi schiacciare dai ricordi o lasciarsi prendere dalla leggerezza, almeno un'ultima volta? Questa pellicola è da gustare fino in fondo. Ok, non sono certo mancati i premi, ma a livello internazionale, paradossalmente, il confronto con l'opera precedente di Sorrentino (o almeno con il suo successo) ha nociuto alquanto.

2016 - Captain America: Civil War, Anthony e Joe Russo.

Calma, calma, non cercate di mandarci troppi insulti e non flammate. Il film ha tutti i limiti evidenti del genere e della ricerca esasperata dello spettacolo, ma anche diversi pregi rispetto al solito. Il legame d'amicizia, la lotta tra accettazione delle regole e libertà, i limiti del potere e di chi ha la forza, le scelte che i singoli devono prendere in mezzo ad un caos più ampio. Tematiche decisamente più mature ed impegnate - pur con i limiti propri di chi mira più al successo di pubblico che di critica - le quali forse avrebbero meritato qualche riconoscimento in più, non tanto per la pellicola in sé, ma anche per pretendere qualcosa in più da chi si appresta a girare film del genere.

sabato 9 settembre 2017

PERCHÉ SCRIVERE O DIRE "NEGRO" È OFFENSIVO [LE SCUSE SONO FINITE]

Fino a qualche tempo fa i razzisti si nascondevano. Nella realtà uscivano allo scoperto solo in casi rarissimi, mentre su internet si sfogavano dietro profili falsi, oppure esplodendo all'improvviso per poi cancellare tutto.
Ad un certo punto la situazione, almeno sulla rete, è degenerata. Gli intolleranti affermano di essere tali, lo sottolineano, sbandierano il loro pensiero (o quello che ne resta), rinfacciando a chi li contesta un presunto "buonismo" dai confini semantici piuttosto vaghi.
Adesso, con l'affinarsi dei deliri, oltre al proclamarsi razzisti si tenta anche di giustificare questa presa di posizione: "mi hanno derubato", "i miei vicini di casa africani fanno questo e quello", "lo stato gli dà casa, soldi, cellulari e a me no", "è tutta una manovra degli Illuminati per soppiantare la razza italica" e così via.
Tra uno scatto di rabbia ed un piagnisteo, c'è anche chi tenta di non mostrarsi apertamente razzista, ma sceglie strade tortuose per suggerirlo. Così ho letto utenti affermare di voler usare la parola "negro" per riferirsi ai "quelli là", giustificando la scelta in base alla neutralità di tale termine, per nulla offensivo secondo loro.
Ben inteso, ci sono anche gli ingenui che considerano negro una parola non spregiativa senza però essere razzisti, quindi continuano a scriverla rispondendo in maniera piccata a chi glielo fa notare, ignorando così di appoggiare ideologie, almeno in teoria, distanti da loro.

Arriviamo al dunque.

Negro, da un punto di vista puramente formale, è un termine corretto. Fino a non molti decenni fa era usato in maniera propria per designare persone dalla pelle scura. Tuttavia, la lingua non è affatto un monolite intoccabile ed immutabile. Sopratutto la lingua italiana, densa di storia e cultura, ha subito numerosi cambiamenti all'interno delle varie dimensione (fonologia, lessico, sintassi, morfologia, semantica). Ecco perché non basta affermare che è lecito usare un determinato termine in un preciso contesto, giustificando questo assunto con la memoria storica di quella parola.

Usare la prova storica, dunque, non è valido. Se così fosse allora oggi andrebbe bene servirsi di termini che un tempo erano corretti morfologicamente, ma oggi non lo sono più, come nel caso della prima persona dell'imperfetto andava: io andava è attestato in Boccaccio, in Manzoni, ed anche nell'opera Il codice di Perelà (1911) di Palazzeschi, il quale, però, constatando il mutare del rapporto tra norma ed uso nei confronti di questa parola, quando ripubblicò il volume nel 1956 lo sostituì quasi del tutto con andavo.
Per restare nell'ambito della prova storica, anche dal punto di vista semantico (e questo ci interessa) sono avvenuti dei cambiamenti, come nel caso del termine orgasmo, utilizzato ancora nei fumetti del dopoguerra per indicare agitazione, concitazione, ma che trovato oggi in una pubblicazione per ragazzi genererebbe uno scandalo infinito, visto che ha ormai subìto il tramonto del primo significato per indicare soltanto il "raggiungimento del piacere sessuale".

Lo stesso è accaduto al termine "negro". Pur restando corretto dal punto di vista formale, da quello semantico ha subito un mutamento.
Come mai è avvenuto ciò?
Etimologicamente deriva dal latino niger, e, come già accennato, è stato usato in maniera neutrale fino a non molto tempo fa, anche da autori letterari. L'italiano, però, non ha conservato solo una certa influenza dal suo passato, permettendo così il permanere di vocaboli anche piuttosto datati, ma è entrato in contatto pure con diverse lingue, fra le quali l'inglese (e la sua versione americana). L'influsso forestiero dell'inglese si è manifestato in più modo: attraverso prestiti (jazz), adattamenti (dribblare), o calchi. Soffermiamoci su quest'ultimo caso.
I calchi prevedono due sottocategorie. I calchi strutturali prendono spunto da una parola straniera per poi ricalcarne una simile in italiano dal punto di vista strutturale (così la nostra palla+canestro ricalca l'inglese basket+ball). I calchi semantici, invece, aggiungono un significato in più ad una parola italiana già esistente, come nel caso di angolo, che per noi aveva un solo significato legato alla geometria, ma in seguito ha visto aggiungersi anche il senso dell'inglese corner, "rimessa in gioco effettuata quando il pallone supera la linea di fondo-campo dopo il tocco di un difendente" ; lo stesso è avvenuto anche per stella, termine che in italiano indicava soltanto il copro celeste, ma che in seguito si è caricato anche del significato inglese di star, "personalità del cinema o dello spettacolo di grande successo e fama".

Ecco, a tal proposito accenniamo soltanto che ad un certo punto negli Usa le persone afroamericane hanno iniziato a differenziare il termine nigger, considerato negativo ed offensivo, da quello corretto e neutrale black. Non stiamo qui ad analizzare il perché di questa differenziazione, ma di certo nei paesi anglofoni nessuno avrebbe usato il primo termine dagli anni '70 in poi se non con intenti offensivi.

In Italia, qualche tempo dopo, il termine negro (molto simile a nigger), una volta accettato, ha subìto un calco semantico, acquisendo una caratura offensiva e denigratoria. Dunque non c'è soltanto una motivazione linguistica alla base di ciò, ma anche sociale, per cui il valore spregiativo di negro ha a che fare con fattori sociolinguistici.
Black, invece, è possibile collegarlo a nero, ovvero alla semplice definizione del colore.

Come affermato dalla Crusca, dunque:

Quale che sia l’opinione rispetto al movimento del «politicamente corretto» e alle sue rivendicazioni, è stata probabilmente questa maggiore attenzione all’uso delle parole [... ]a far sì che negro, oggi, appartenga ormai alla sfera del vituperio. Perché è nella prassi che negro è generalmente avvertito dai parlanti come offensivo, discriminante: sia da chi lo utilizza, consapevolmente, per insultare (ad esempio, in binomi lessicali pressoché fissi come «sporco negro», «negro di merda»), sia da chi lo riceve, come epiteto (cfr. J. Butler, Parole che provocano, Milano, 2010; Federico Faloppa, Razzisti a parole (per tacer dei fatti), Laterza, 2011, pp. 17 sgg.). 

Potete magari ignorare tale distinzione all'inizio, ci mancherebbe, ma se in seguito ad una delucidazione decidete di perseverare con l'uso del termine negro allora lo state facendo con un motivo ben preciso (oppure siete restii ad ammetter di aver torto, la qual cosa forse è meno grave, ma altrettanto deprecabile).

Possibili obiezioni: 

1) "In giurisprudenza il termine negro non è considerato un insulto".
Risposta - Non le è ancora (e comunque in Italia non vige il common law, per cui non è detto che possa esserlo e non esserlo a seconda dei contesti), ma non è certo la legge a determinare la lingua, o almeno ciò è stato tentato dai fascisti ma con scarsi risultati.

2) "Anche nero ora viene talvolta considerato offensivo". 
Risposta - Può essere, può darsi che tra venti anni sarà così, ma in questo momento è preferibile a negro. Magari tra cento anni, in seguito a fenomeni sociolinguistici a noi ora ignoti, negro tornerà ad essere un termine neutrale, ma la lingua (così come le leggi) deve essere valutata nel presente per capire cosa può risultare sgradito e cosa no.

3) "Io continuerò a dire negro perché per me è corretto".
Risposta - Ok, ghujn nsss ffss nfffn msmdm! Non hai capito? Ecco, vedi cosa accade se lasciamo che ognuno decida di usare la lingua come meglio crede? Puoi anche continuare a scrivere  nero, ma non potrai più affermare di farlo in buona fede. Se volessimo guardare soltanto all'etimologia delle parole, infatti, dovremmo considerare pedofilo un termine positivo, visto che significa "amore per il bambino". Ma oggi una madre direbbe di essere una pedofila? Una maestra direbbe di aver scelto questo mestiere perché pedofila?
Come affermato dal professor Luca Serianni "Le parole contano, di la' dall'etimologia [...] per il significato attuale che assumono". 

4) "Perché autori di pelle nera hanno usato il termine negro o cantanti di colore continuano ad usarlo ancora?"
Ci sono degli autori in lingua francese di origine africana che usavano il termine negritudine in un momento in cui non c'era ancora il calco semantico negativo, o magari non erano a conoscenza dell'inglese nigger, per cui si rifacevano semplicemente alla parola neutrale francese di loro conoscenza. Inoltre, cantanti rap o attori che nei film usano il temine negro lo fanno come per sentirsi parte di una comunità che fa propri gli insulti per dimostrarsi più forte, allo stesso modo dei meridionali che talvolta, tra di loro, si chiamano terrore non di certo per offendersi.

Bibliografia: 

Lingua italiana ed educazione linguistica. Tra storia, ricerca e didattica,  M. Giuseppa Lo Duca, Carocci.

Prima lezione di grammatica, Luca Serianni, Laterza. 

Sitografia: 

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/nero-negro-colore

- http://www.treccani.it/enciclopedia/forestierismi_(Enciclopedia-dell'Italiano)/

venerdì 1 settembre 2017

10 DELIRI TIPICI DEGLI IGNORANTI DOPO OGNI ATTENTATO TERRORISTICO


1 - "NON TUTTI I MUSULMANI SONO TERRORISTI, MA TUTTI I TERRORISTI SONO MUSULMANI".

Infatti, durante gli anni di piombo in Italia, furono i terroristi islamici a disseminare morti? No, ma italiani al 100% politicamente schierati. Ovviamente non parliamo solo delle Brigate Rosse, ma anche di formazioni estremiste di destra, la stessa area da dove oggi si muovono gran parte delle illazioni contro tutti gli islamici. Anche la mafia ha compiuto atti di terrorismo, ma qualcuno direbbe mai che tutti gli italiani, di conseguenza, devono essere considerati terroristi? Sempre per rimanere in Italia, eravate a conoscenze del terrorismo in Alto Adige con scopi indipendentisti e separatisti? Qualcosa di simile è avvenuto anche in altre regioni d'Italia.
In generale, il terrorismo rosso o nero, comunque legato alla politica, è sempre stato ed è ancora ampiamente diffuso nel globo.
E per quanto riguarda i cristiani? Ebbene, avete dimenticato già la strage di Utoya compiuta da Breivik? Lui stesso si proclamò difensore della cristianità. Ricordiamo poi gli attentati di Atlanta '96 e le azioni anti-abortisti ed anti-omosessuali compiute da Christian Identity e Army of God. Esiste anche l'Esercito di Resistenza del Signore in Uganda che lotta per imporre un dominio cristiano. Simili forze compirono numerose stragi in Libano tra gli anni '70 e '90.
Per quanto concerne gli ebrei, non dimentichiamo l'Irgun, la Banda Stern e altre formazioni che non colpivano solo gli arabi, ma anche occidentali non allineati con il sionismo, britannici in primis (ed anche a Roma ne abbiamo avuto una prova nel '46).
In India il terrorismo legato alle diverse religioni è molto attivo, e nessuna si salva dall'avere vittime e carnefici.
Abbiamo esempi persino di terrorismo d'ispirazione buddhista, come il tristemente noto attacco alla metropolitana di Tokyo del 1995, messo in atto con l'utilizzo di gas nervino.
Accenniamo brevemente a qualche altro esempio di terrorismo non islamico, rammentando che gli esempi nel passato e nel presente sono pressoché infiniti: IRA, ETA, il terrorismo statunitense (Contras, Brigadas, anti-castristi), i separatisti cinesi.

2 - "TUTTI I MUSULMANI DEVONO TORNARE A CASA LORO"

E perché? Perché cacciare via anche chi non ha fatto nulla? Avrebbero dovuto fare lo stesso con gli italiani negli Usa quando la mafia cominciò a colpire? E se un cittadino di Milano uccidesse qualcuno a Roma? Via tutti i milanesi dalla capitale? Facciamo così, espelliamo tutti i cretini. Il problema, però, sarebbe dove mettere così tanta gente. 
Esattamente, cosa si intende per "casa loro"? Non è che i confini nazionali corrispondono alle religioni. In Italia (e nel resto del mondo) le comunità con credenze dissimili dalla maggioranza sono tantissime, ed è praticamente impossibile trovare stati con abitanti che osservano tutti lo stesso credo. Forse, chi scrive o pronuncia questa frase, vuol dire che i musulmani devono vivere solo nei paesi a maggioranza islamica? Ottimo, così facendo si accrescerebbe l'estremismo, senza contare che bisognerebbe ragionare anche in senso inverso, facendo sparire i legami commerciali ed economici che i bravi cristiani hanno stipulato in tali paesi. Provate ad accennare quest'ultima idea e verrete mangiati vivi da tanti esportatori occidentali.

3 - "QUI VANNO FATTE RISPETTARE LE NOSTRE REGOLE"

Regole...regole. Forse volevano dire leggi? Sì, perché con un generico "regole" non si capisce bene cosa si intenda. Secondo alcuni nelle "regole" sono compresi anche i costumi religiosi. Quindi dobbiamo essere tutti cristiani? Cacciamo dall'Italia anche gli atei? Sono circa il 10% degli italiani, eh!
Ecco perché il termine "leggi" ha più senso, ma ovviamente deve valere per tutti. Coprirsi il viso, ad esempio, è illegale, ma questo non implica soltanto la non liceità del burqua. Un buon numero di quelli che partecipano a manifestazioni o che entrano allo stadio agisce nell'illegalità.
Poi, l'idea che in Italia gli autoctoni rispettino sempre le regole è un misto di ignoranza ed ingenuità. Allora cacciamo via chiunque delinqua, italiani compresi?
"Sì, ma già abbiamo i nostri delinquenti, non possiamo aggiungerne altri". Ok, ma non puoi sapere prima chi lo diverrà e chi no. Ecco perché non c'è altro da fare se non applicare la legge, punendo ed espellendo chi non la rispetta.

4 - "NOI DOBBIAMO RISPETTARLI, MA NEI LORO PAESI NON RISPETTANO I CRISTIANI"

Ancora con questo strano connubio tra religione e nazione. Ribadiamo che non siamo un paese teocratico cristiano (come forse molti presunti anti-integralisti vorrebbero), quindi con "noi italiani" o "noi occidentali" non possiamo identificare solo i cristiani.
Per il resto, certo che diversi paesi orientali non rispettano sempre i diritti di chi non si conforma, ma state certi che quelli meno posti sotto accusa hanno legami notevoli con l'occidente, il quale chiude volentieri un occhio quando conviene. I fanatici religiosi da un parte e i sostenitori delle libertà dall'altra fingono spesso di non vedere i difetti dei partner e finiscono per fare affari tra loro.
Aggiungiamo, inoltre, che molti paesi considerati "estremisti" in realtà non lo sono affatto, oppure hanno visto crescere intolleranza e tensione proprio a causa delle intromissioni dell'occidente, si pensi all'Iran prima che gli americani imponessero lo Scià, all'Afghanistan prima dell'arrivo dei "civilizzatori", al Libano, agli stati del nord Africa che non riescono a svilupparsi in autonomia. Se noi non rispettiamo la sovranità e l'indipendenza di questi paesi dovremo sempre avere a che fare con le conseguenze di tale ingerenza.

5 - "I MUSULMANI TRATTANO MALE LE DONNE"

Volendo dare uno sguardo al passato, per secoli la donna è stata trattata in maniera nettamente migliore nei paesi musulmani, mentre nel civilissimo occidente cristiano la sua condizione, prima sotto il profilo normativo poi sotto quello sostanziale, era di sostanziale sottomissione.
Ed oggi? Certo, da noi le donne ormai hanno conquistato pari diritti rispetto agli uomini, ma siete certi che TUTTI gli occidentali apprezzino questa situazione? Davvero non vi rendete conto di come gli estremi si assomiglino?
Donne in politica condannate solo per il loro sesso, personalità di spicco criticate solo con riferimenti al loro essere femmine, deliri di onnipotenza maschile e via così.
Lo stesso discorso, pari pari, si può fare anche per gli omosessuali. Molti che oggi attaccano l'islam si trovano decisamente più concordi con gli estremisti musulmani da questo punto di vista.

6 - "I MUSULMANI MODERATI NON ESISTONO, OPPURE NON PRENDONO MAI LE DISTANZE E NON SCENDONO MAI IN PIAZZA CONTRO I TERRORISTI"

"Non esistono". Questo vorrebbe dire che quasi due miliardi di persone, circa un quarto dell'umanità, stanno combattendo con le armi contro il resto del pianeta? Se così fosse non avreste nemmeno il tempo di pensare una frase simile. Se così fosse, visto che tantissimi musulmani vivono nel nostro paese ed in Europa, allora non potreste fare neanche un passo senza trovarvi un musulmano addosso.
"Non prendono mai le distanze e non scendono in piazza". In realtà lo fanno, lo hanno sempre fatto, ma voi non volete vedere queste cose, perché romperebbero l'idea che si è radicata nel vostro cervello, oppure vi costringerebbero a pensare. Inoltre, non penso che tutti gli appartenenti alle religioni citate al punto 1 dovrebbero dissociarsi sempre e con grandi manifestazioni ogni volta che viene compiuto un attacco da un loro confratello. Non penso che sia logico chiederlo ad ogni razza quando un proprio membro fa una strage. Non penso sia normale pretenderlo dagli appartenenti ad uno stato ogni qual volta il proprio commette qualcosa di sbagliato (sennò i cittadini degli Usa dovrebbero essere in mobilitazione permanente). Ripeto, lo hanno già fatto e lo faranno, ma dobbiamo finirla di fare come le maestrine con i bambini discoli.
 Ma simili prese di posizione non riguardano unicamente la questione islamica; si pensi, ad esempio, alle cretinate che vengono dette nei confronti di chi vive in territori soggetti al controllo del crimine organizzato.
7 - "LA LORO RELIGIONE INCITA ALLA GUERRA, IL LORO DIO E' CRUDELE"

Provate a leggerla un po' la Bibbia, invece di dichiararvi cristiani e basta. Vi troverete degli incitamenti alla violenza inimmaginabili:
Per quanto riguarda il Dio dei cristiani e dei Musulmani, invece, vi stupirà venire a conoscenza del fatto che sono la stessa entità. Non tutti sanno che Allah non è un dio alternativo a quelle dei cristiani, ma si tratta proprio dello stesso. Da ciò deriva una ovvia vicinanza tra cristiani, ebrei e mussulmani la quale, se approfondita, potrebbe forse dare un contributo alla pacificazione mondiale (ma gli uomini saprebbero di certo trovare altri motivi di scontro). Per riassumere: le tre religioni credono nello stesso unico dio; credono nella figura di Abramo; cristiani e mussulmani credono in Gesù (sebbene per i mussulmani sia “solo” un profeta); le tre confessioni accettano l'idea del peccato originale, sebbene gli ebrei attendano ancora il redentore, i cristiani lo abbiamo individuato in Gesù e i mussulmani non lo abbiamo mai atteso, visto il perdono divino concesso ad Adamo ed Eva (Allah è detto anche "Il Misericordioso"); cristiani e mussulmani credono alla resurrezione dei morti. Anche la figura di Maria accomuna cristiani e mussulmani, dato che da quest’ultimi è venerata al pari della madre di Maometto, alla sua prima moglie ed alla figlia superstite (Fatima). Ovviamente non viene ritenuta la madre di Dio, ma la madre di un profeta, il più importante prima di Maometto. Tra l’altro numerosissimi luoghi di devozione mariana (Fatima, Damasco, ecc. ecc.) sono visitati dagli stessi mussulmani al pari dei cristiani, per chiedere grazie e protezione.
Per coloro che sostengono, invece, di diffidare della religione musulmana, ma di non voler difendere nessun altro credo, considerando tutti i credenti degli estremisti, si ritorna al punto 6, anzi, si va anche oltre: se tutti i credenti fossero estremisti allora voi non potreste nemmeno sussurrare la vostra a-religiosità. E' da condannare il fanatismo, non la religione in sé, tanto è vero che diversi gruppi terroristici presentanti nel punto 1 sono privi di fondamenti religiosi.

8 - "I MUSULMANI VOGLIONO LA GUERRA E DESIDERANO STERMINARCI TUTTI"

Vi stupirà venire a conoscenza di un dato: la maggior parte delle vittime del terrorismo portato avanti da gruppi che si dichiarano islamici sono proprio di fede musulmana. Questo perché non si tratta di un conflitto tra religioni, ma di uno scontro tra la barbarie e la civiltà, con la prima che prende spunto da idee religiose di parte, ma al contempo prende anche le armi da chi appartiene ad altri credi.
Il mondo musulmano, d'altronde, così come quello cristiano o ebraico, non è inquadrabile in un'unica corrente, ma si divide in gruppi, fazioni e, come sempre accade, c'è chi arriva all'estremo e chi invece pratica in maniera civile la propria fede.

9 - "LORO NON SONO AVANZATI COME NOI, PERCIÒ' DOBBIAMO STERMINARLI TUTTI"

Come dire, "io sono civile e tu no, perciò ora ti meno".
Le persone che la pensano così sono simili a quelle che dicono "ho tanti amici gay, però...", "ho tanti amici di colore, però...", facendo seguire frasi ombrofobe o razziste.
Vi racconto un paio di storie.
Qualche tempo fa, mentre assistevo ad una partitella di calcio a 5 in un torneo, un tizio in campo si mostrava piuttosto agitato, accompagnando le sue azioni con parole poco ortodosse. Ad un certo punto gli partì un bestemmione. Un suo compagno di squadra lo afferrò per la maglia, dicendo: "Non devi bestemmiare! Ci stanno i miei figli a guardare la partita! Loro non devono sentire queste cose porca di quella putt...pezzo di merd...testa di cazz...". Insomma, io sono fuori quanto te, ma non so di esserlo.
Durante i miei anni di insegnamento ne ho avute di classi difficile. Un anno c'era un quinta che davvero era incontrollabile. Proposi a questi esserini un tema di attualità, tentando così di ammansirli con argomenti più vicini e magari più coinvolgenti. La traccia aveva a che fare con il terrorismo ed erano da poco stati compiuti gli attentati contro la redazione di Charlie. Un ragazzo, uno di quelli più indisciplinati, scrisse nello svolgimento che lui avrebbe risolto tutto con la pena di morte e una atomica sul medio-oriente (ne aveva in mente una balle grossa). Insomma, proprio lui che era incapace di rispettare anche le regole più elementari, paventava un legislazione fortemente repressiva, e proprio lui che considerava gli islamici degli animali auspicava un annientamento indiscriminato. Quando gli feci notare che il sistema legislativo da lui immaginato avrebbe previsto anche punizioni nettamente più severe per studenti come lui, e quando gli spiegai che lanciare una bomba su un territorio così vasto avrebbe implicato anche la morte di innocenti, aprì forse una breccia in quella mente confusa.
Dichiararsi perfetti e superiori, ma poi desiderare morte e sterminio indiscriminato, è un ossimoro. Ma sono certo che chi la pensa così non conosce il significato di questa parola...

10 - "I MUSULMANI QUI DA NOI NON VOGLIONO INTEGRARSI"

Insomma, grazie a Dio (o ad Allah), non è così.
Ma siete certi che chi non vuole o non riesce ad integrarsi non prenda questa decisione anche dopo aver sentito o letto frasi simili a quelle presentate in questo post?
Voi odiate chi poi ci odia che così si fa odiare ancora di più da voi.
Un circolo di rabbia e violenza di cui VOI IGNORANTI siete parte.
I miei nemici, i nemici di chiunque si dichiari civile, non sono solo i terroristi, ma lo siete anche voi.

venerdì 18 agosto 2017

NOBEL ITALIANI PER LA LETTERATURA


In oltre cento anni di storia il nostro paese è stato premiato per sei volte con il Nobel per la letteratura. 
Pochi, direte voi?
In effetti sì, se guardiamo alla Francia che quasi ci triplica, e a Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Svezia che ci precedono in classifica, mentre Spagna e Russia (compresi i premi assegnati quando era Urss) lottano punto a punto con il Bel paese.
Certo, non si tratta di un torneo sportivo e non bisogna dimenticare le dinamiche storico-politiche che talvolta influenzano l'assegnazione dell'ambito premio.
Passiamo in rapida rassegna i nostri vincitori, anticipando che alcuni di loro sono finiti (quasi) nel dimenticatoio, sia per quanto riguarda i manuali scolastici che nella memoria collettiva.

Giosuè Carducci - 1906

Motivazione:

“Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all'energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica.”

Nato a Valdicastello di Pietrasanta nel 1835, il Carducci si è formato attraverso lo studio dei classici e osservando il paesaggio tipico della sua terra natia. In gioventù fu "scudiero dei classici", un pedante difensore della tradizione ed anche della classicità moderna (Foscolo, Leopardi...); negli anni del Risorgimento fu giacobino e repubblicano, legato anche alla massoneria, affascinato dal socialismo e dalle idee mazziniane, mentre per la Chiesa dimostrava quasi odio; il periodo successivo fu segnato da una sorta di "ritorno all'ordine", da un accumularsi di tematiche intime e storiche, mentre politicamente fioccavano le critiche alla sinistra, avvicinandosi a Crispi ed alla monarchia; gli ultimi anni segnano il trionfo del "poeta vate", guida retorica e spirituale degli italiani, sebbene le liriche di fine secolo abbiano fatto intravedere inquietudini romantiche.
Tra le opere principali ricordiamo Juvenilia, Levia Gravia, l'Inno a Satana, Giambi ed epodi, Rime nuove, Odi barbare, Rime e ritmi. Fu anche critico e gran prosatore.
Si spense a Bologna nel 1907.
Un tempo veniva studiato a menadito, dalle elementari dove le poesie erano imparate a memoria fino all'università che contavano corsi interamente su di lui. Oggi, al di là di qualche pagina di raccordo nei manuali, è messo in secondo piano rispetto a Pascoli e D'Annunzio, sebbene la sua attività poetica abbia influenzato profondamente i successori: dagli esperimenti sulla versificazione al culto della parola isolata, dalla carica visionaria alla classicità moderna, il tutto mantenendo sempre un forte impegno ed una robustezza formale.

Grazia Deledda - 1926

Motivazione:

“Per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi.”

Nata a Nuoro nel 1871 e morta a Roma nel 1936, l'autrice rimase sempre legata emotivamente e letterariamente alla sua Sardegna.
Fu verista quasi per istinto, ma le sue opere trasudano di un decadentismo molto personale ed intrigante. Il realismo, infatti, non sfocia in analisi sociali o economiche, ma segue il flusso dell'animo attraverso un'isola narrata come sentimento spirituale, più che come luogo fisico. I romanzi della Deledda vedono sempre incombere una sorta di colpa primitiva da scontare nella vita, con una passione per le proprie origini che non tralascia l'aspetto doloroso della vita.
E' il caso dell'opera più nota, Canne al vento, storia familiare tutt'altro che tradizionale vista la presenza di esseri mitici, omicidi, ritorni e punizioni esemplari, il tutto concluso da una pace affatto rassicurante.
Conosciuta forse più all'estero che in Italia, ancora oggi viene praticamente ignorata a scuola ed affrontata in maniera rapida e sommaria all'università.


Luigi Pirandello - 1934

Motivazione:

“Per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell'arte drammatica e teatrale.”

Nato a Girgenti (Agrigento) nel 1867, morto a Roma nel '36,  come l'autrice precedente è sempre rimasto molto legato alla sua terra, sebbene la grandezza intellettuale lo abbia reso un intellettuale globale. I primi scritti letterari (anche poetici, sebbene le sue liriche non si studino praticamente mai) sono dunque legati alla Sicilia più folklorica, mentre figure come quelle dell'inetto e conflitti familiari fanno intravedere già tematiche universali. Gli anni a cavallo tra i due secoli sono segnati dalla coscienza della crisi e dal relativismo antipositivista, il tutto frutto anche di una situazione economica e familiare non rosea. Nei primi 15 anni del '900 si consuma l'approccio umoristico, non solamente letterario ma filosofico, con una predilezione per novelle e romanzi che pian piano lascia spazio al teatro. Ed infatti il periodo del primo dopoguerra è segnato da una profonda riflessione sul genere, mentre le sue opere gli consegnano fama internazionale e successi in patria, anche grazie alla vicinanza al fascismo, mai amato, tuttavia, e più avanti criticato. L'ultimo decennio vede tornare la presenza di tematiche surreali legate all'inconscio, mentre l'amore per l'arte sembra dare un nuovo ruolo agli intellettuali, anche in tempi di disfacimento storico e crisi di significati.
Ricordiamo le opere principali: Il fu Mattia Pascal, Si gira, Uno, nessuno e centomila, Novelle per un anno, Sei personaggi in cerca d'autore...
Non c'è spazio solo per citare tutte le opere più importanti e non basterebbero cento pagine per riassumere la sua grandezza intellettuale. Giustamente è uno degli autori più affrontati a scuola ed in ambito accademico.


Salvatore Quasimodo - 1959

Motivazione:

“Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.

Nato a Modica nel 1901 e morto a Napoli nel 1968, il suo nome è legato a due diversi momenti delle letteratura contemporanea. In una prima fase fu ermetico, uno dei maggiori autori di tale corrente, legato al concetto di poesia come valore superiore, come mezzo per recuperare l'origine mitica perduta, il tutto adornato da una musicalità dei versi e da procedimenti analogici che tendono a mettere in secondo piano i temi. La storia, invece, torna prepotentemente protagonista durante e dopo la Seconda guerra mondiale, quando l'ideologia e l'impegno non sono più visti come un'alternativa, ma come l'unico orizzonte possibile. In questa fase i versi diventano più lunghi, le tematiche concrete, si passa dall'io al mondo, cercando di affrontare problemi legati alla contemporaneità.
La prima fase è segnata da opere come Acque e terre, Oboe sommerso, mentre Giorno dopo giorno è la raccolta più importante del dopoguerra.
A scuola viene sommariamente trattato tenendo presente questi due momenti, quasi sempre si contrappongono le liriche Ed è subito sera e Alle fronde dei salici per inquadrare le differenze tra prima e dopo. In ambito universitario non si va molto più in là.

Eugenio Montale - 1975

Motivazione:

"Per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni.”

Altro Nobel tutt'altro che dimentica, come Pirandello. Nato a Genova nel 1896 e morto a Milano nel 1981, l'evoluzione della sua poetica si può seguire passando in rassegna le raccolte.
Con Ossi di seppia ('25) siamo nella fase iniziale, quando si contrappongono ancora terra e mare, mondo ed esilio, presa di coscienza e fuga. E' un romanzo di formazione in chiave poetica, segnato da uno stile arido che indica già il trionfare del momento negativo, seppure la ricerca di una energia morale permanga ancora come speranza e come fede nella letteratura.
Le occasioni ('39) esplorano questa possibilità. La cultura è vista come possibile via di fuga dai drammi storici ed esistenziali, ma nulla può dinnanzi all'orrore della guerra imminente. Lo stile si fa più alto, quasi a voler trovare un risarcimento al caos del mondo; la donna Clizia è il simbolo di tale dualismo, seppure nelle liriche finali il suo disfacimento segni ormai la sconfitta.
La bufera ed altro ('56) ha già nel titolo la perdita della speranza. Tra i drammi privati (la morte di Mosca) e pubblici (la disillusione sul mondo "liberato") si snoda un cammino che parte dalla precedente allegoria salvifica e finisce per trovare spazio solo nel passato intimo oppure nel presente "umile", nel "basso" della vita concreta, rappresentata dalla donna Volpe e da animali come l'anguilla.
Il successivo silenzio poetico è una naturale conseguenza di ciò, mentre opere in prosa come Farfalle di Dinard, e saggi quali Nel nostro tempo analizzano l'isolamento come una via possibile.
Satura ('71), dunque, non può che riproporre la poesia come plurilinguismo, come prosastico rassegnarsi, come alluvione globale e parodia delle letteratura passata (anche autoparodia) che ha molti legami con il postmoderno, mentre gli unici momenti di commozione sono confinati nel ricordo della moglie.
Il carattere diaristico sarà mantenuto nelle raccolte successive.
Questa parabola complessa spesso è ignorata in ambito scolastico, ed infatti si studiano soprattutto le poesie della prima raccolta. All'università di va maggiormente in profondità, con un'attenzione per l'ultimo Montale che sta aumentando sempre più.


Dario Fo - 1997

Motivazione:

“Seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.

Nato a Sangiano nel 1926, morto a Milano nel 2016, l'ultimo Nobel italiano viene praticamente ignorato a scuola, aggiungiamo anche colpevolmente, mentre gli accademici risultano ancora divisi, anche se non soprattutto per ragioni politiche ed ideologiche. C'è chi non lo considera nemmeno degno di essere contemplato dai manuali, mentre altri lo adorano acriticamente.
La sua attività creativa dovette scontrarsi sa subito con critiche e censure, anche per la carica satirica evidente in opere come Mistero buffo. Morte accidentale di un anarchico, poi, segna un maggiore impegno politico, ma sempre condito da ironia pungente e "follia" sapientemente studiata.
Il papa e la strega mantiene ancora il legame con l'attualità, in questo caso riferita alle ingerenze ecclesiastiche nella politica italiana.
La gigantesca produzione di Fo manterrà sempre viva questa dualità: ironia e attivismo, anche a costo di veder eccedere l'uno o l'altro polo, con un'energia incredibile che lo vedrà in scena praticamente fino agli ultimi giorni.



martedì 8 agosto 2017

DON LORENZO MILANI E LA SCUOLA DI BARBIANA



Don Lorenzo Milani fu trasferito nella parrocchia di Barbiana nel 1954 in seguito ad uno scontro con il cardinale di Firenze, tuttavia, sebbene costretto ad una sorta di confino, il sacerdote quarantenne non si perse d’animo, ma diede il via ad una particolare esperienza educativa,  successivamente nota come “Scuola di Barbiana”, che continuerà a portare avanti fino alla morte avvenuta nel 1967. Le attività didattiche duravano tutto l’anno, ogni giorno della settimana e durante il dì si mescolavano con i lavori tipici della campagna. Il programma didattico non aveva un cursus preciso, ma veniva costantemente rimodellato dal confronto tra insegnante ed allievi, non tralasciando di affrontare questioni politiche e sociali scomode (anche attraverso la lettura del giornale), le quali portarono a numerosi attacchi sia da parte del mondo ecclesiastico che da quello laico. L’insegnamento della lingua italiana aveva una grande importanza, ma non era dimenticato lo studio delle lingue straniere, fondamentale  per allargare l’orizzonte culturale ed umano degli allievi. I ragazzi più grandi insegnavano a quelli più piccoli e tutto il processo formativo veniva condiviso dalla comunità, a partire da una sorta di innovativo laboratorio di scrittura.  

All’interno di questa particolare esperienza educativa è possibile individuare una serie di principi fondamentali: il primo, riassunto dal motto “I care” (mi sta a cuore), sintetizza il bisogno di aver cura per le altre persone, ma in maniera autentica e disinteressata e non con finzione o pregiudizi; l’insegnamento di Don Milani metteva al primo posto la parola, quindi le capacità e le conoscenze linguistiche, ritenute fondamentali per far sì che gli studenti diventassero dei veri cittadini e non fossero costretti a delegare ad altri l’espressione delle proprie richieste; basilare è anche il concetto di cooperazione, intesa come lavoro di gruppo, ma anche scambio reciproco tra discente e docente; il fine dell’educazione deve essere il sapere, ma non quello egoistico, bensì il sapere comune, da condividere con gli altri e avente come obiettivo la conoscenza dell’altro.  
Un sorta di manifesto della scuola può essere considerato il libro Lettera ad una professoressa, scritto in collaborazione tra maestro ed alunni. L’opera lanciò una forte protesta contro l’istruzione pubblica di allora, accusata di voler mantenere lo status quo sociale penalizzando i ragazzi più bisognosi e favorendo coloro che avevano alle spalle una famiglia ricca, vanificando così la riforma che aveva portato alla scuola media unificata. Era messo sotto accusa anche il sistema dei programmi, antiquati e nozionistici, destinati a formare una conoscenza che ben poco poteva essere utile ai giovani; Don Milani ed i suoi ragazzi, invece, desideravano una scuola di vita, capace di formare i gli studenti in vista di un loro inserimento sociale. Un altro atto di accusa era indirizzato alla valutazione,considerata discriminatoria e non adeguata a distinguere le differenti basi sociali e culturali dalle quali partivano gli studenti. Non vennero risparmiati gli stessi docenti, artefici di un disimpegno morale che sviliva la loro professionalità e condannava gli alunni più fragili.
La lettera non si presentava come un atto di accusa vago e retorico, ma accompagnava ogni sua denuncia con dati e grafici precisi, tesi a dimostrare come la dispersione scolastica fosse proporzionale al livello sociale delle famiglie di appartenenza dei ragazzi. Oltre alla critiche erano presenti anche proposte finalizzate al miglioramento del sistema scolastico: si richiedeva di non bocciare, puntando invece al recupero più che alla censura delle difficoltà; si sottolineava la necessità del tempo pieno, soprattutto per gli studenti con carenze e si ribadiva continuamente la necessità di formare i ragazzi non solo dal punto di vista cognitivo, ma anche umano e sociale.
A mio parere la scuola di Barbiana ha avuto un ruolo fondamentale nel cambiare il nostro sistema dell’istruzione. Grazie a quella esperienza la scuola ha iniziato a modificare i propri obiettivi, trasformandosi in un sistema di inclusione piuttosto che di selezione. Si è cominciato a riflettere sulla necessità di formare cittadini consapevoli ed autonomi, non puntando soltanto alle acquisizioni nozionistiche. Un’innovazione a mio giudizio fondamentale è stata quella di mettere al centro del curriculum scolastico l’insegnamento delle lingue straniere, requisito oggi scontato fin dalle elementari, ma allora tutt’altro che attuale. Anche l’idea del tempo pieno è stata un’innovazione successivamente ripresa all’interno del sistema scolastico, sia per migliorare l’apprendimento degli studenti sia per venire incontro alle nuove esigenze dei genitori.
Per quanto riguarda le mie materie di insegnamento, credo che Don Milani abbia contribuito al mutamento di rotta dell’istruzione linguistica, spingendo quest’ultima ad un’apertura maggiore rispetto ai diversi codici linguistici e  incrementando l’attenzione nei confronti dei fenomeni locali, coniugando il tutto con una pratica costante e varia. Dal punto di vista della Storia e dell’Educazione civica la scuola di Barbiana contribuì ad incrementare lo studio degli avvenimenti attuali, prestando attenzione ai cambiamenti sociali e politici in atto, attraverso la lettura del giornale in classe e portando avanti dibattiti collettivi.
Certo non tutte le innovazioni di Don Milani hanno avuto lo stesso seguito ed alcune peculiarità della sua scuola furono strettamente legate al contesto e, dunque, irripetibili, tuttavia il contributo che diede ai mutamenti dell’istruzione è stato enorme, non a caso oggi si tende a collegare la scuola di Barbiana con il successivo movimento del ’68, non soltanto in virtù di un legame temporale, ma soprattutto per alcune idee comuni e l’affine carica rivoluzionaria.

lunedì 31 luglio 2017

LE DIECI BATTAGLIE PIÙ IMPORTANTI DELLA STORIA

Cosa sarebbe accaduto se quella battaglia fosse andata diversamente?
La storia umana è, purtroppo, soprattutto una narrazione di conflitti. Molti di questi sono stati decisivi per le sorti di dinastie, nazioni, popoli e il loro esito ha segnato il destino dell'umanità.
Abbiamo selezionato 10 scontri fondamentali, cercando di attraversare le varie epoche storiche.
Ovviamente ci sono tantissime altre battagli che hanno segnato il cammino del mondo; segnalatecele anche voi, così da poter realizzare presto un altro post!

1) BATTAGLIA DI QADESH - 1285 a.C. - ITTITI vs EGIZI [pareggio]

La Siria è sempre stata una regione piuttosto ambita, non soltanto in età contemporanea. Snodo commerciale, granaio d'oriente, luogo militare strategico.
Ittiti ed Egizi se le erano già suonate da tempo, ma in quella battaglia intendevano annientare l'avversario per stabilire il dominio sull'area e prepararsi ad affrontare altri nemici in arrivo, come i terribili Assiri.
Muwatallish guidava l'esercito ittita, il faraone Ramses II quello egizio.
I primi avevano il doppio delle forze rispetto ai secondi, potendo contare anche su più carri da guerra.
Gli egizi vennero sorpresi dalle forze ittite, ma riuscirono a resistere e contrattaccare, spingendo i carri nemici nel fiume. Gli ittiti, stranamente, non impiegarono tutte le loro forze disponibili in campo, rinunciando a proseguire una battaglia non ancora persa.
Chi vinse? Nessuno lo sa con certezza. Entrambi i popoli hanno tramandato fondi scritte dove rivendicano il trionfo.
Un patto di qualche anno successivo (uno dei primi trattati ad esserci giunti da entrambi i fronti), segna la spartizione del territorio tra i due imperi.
Un'eventuale successo netto, però, avrebbe segnato un dominio forse eccessivo, tale da assicurare il controllo non solo di quell'area.

2) BATTAGLIA DI SALAMINA - 480 a.C. - GRECI vs PERSIANI [vittoria greca]

Nonostante la sconfitta subita dieci anni prima a Maratona, i persiani di Serse non avevano abbandonato l'idea di imporsi sugli elleni. Questi ultimi erano divisi su tutto: cedere all'invasore? combatterlo in mare o via terra?
Alla fine Temistocle convinse i suoi ateniesi ed anche gli alleati ad affrontare la flotta nemica, nonostante contasse più del doppio delle proprie navi.
Da ricordare lo scontro precedente delle Termopili, importante più per l'onore che per la storia, sebbene fece perdere tempo prezioso ai persiani.
Il generale greco fece costruire rapidi triremi, molto più funzionali per un combattimento in uno stretto rispetto ai colossi persiani. Accerchiò i nemici tra secche e scogliere, quindi per dieci ore colpì a ripetizione, affondando oltre 200 navi avversarie contro le 40 perse dal suo esercito.
Serse tornò in patria, lasciando il comando a Mardonio che poco tempo dopo fu sconfitto definitivamente a Platea.
Un'eventuale vittoria persiana avrebbe segnato la fine del mondo greco, stravolgendo l'assetto dell'occidente, con esiti che avrebbero influenzato la storia del mediterraneo e quindi del mondo intero.

3) BATTAGLIA DI ZAMA - 202 a.C. - ROMANI vs CARTAGINESI [vittoria romana]

La vittoria nella prima guerra punica aveva permesso ai romani di affacciarsi in modo concreto nel mediterraneo, sconfiggendo i temibili punici proprio sul mare dove si sentivano più forti. Il secondo conflitto iniziò nel 218 a.c. grazie all'artificio di Sagunto, città romana situata in territorio cartaginese. Inaspettatamente, però, questi ultimi riportarono diverse vittorie sul suolo italico (una su tutte, Canne).
La riscossa iniziò grazie a Scipione, sbarcato poi in suolo africano per dare il colpo decisivo ai nemici. Dall'altra parte c'era Annibale, tornato nella propria terra dopo tre decenni di peregrinazioni per l'Europa.
I due generali diedero vita ad un vera e propria partita a scacchi. Annibale lanciò gli elefanti, ma i romani ormai li conoscevano e sapevano come confonderli, ossia con trombe e tamburi. L'alleato romano Massinissa lanciò la sua cavalleria contro quella cartaginese, la quale forse fuggì proprio per allontanarla dallo scontro.
Annibale voleva riproporre la tattica usata a Canne. Fingere di subire per far avanzare le forze romane, così da circondarle in una morsa mortale. Ma stavolta non andò così. Invece di avanzare a cuneo Scipione allargò al massimo il suo schieramento, arrivando quasi a combattere uno contro uno. Quando la cavalleria romana tornò alla carica fu un massacro per i punici.
Un'eventuale vittoria cartaginese avrebbe segnato una battuta d'arresto terribile per i romani, i quali dovevano ancora consolidare il potere in Italia (per via degli alleati latini e non), ed anche a est, con gli insidiosi numidi.
Sconfitti gli eterni nemici iniziò il trionfo, ma, secondo alcuni storici romani, la perdita di un avversario così grande fu anche causa di rammollimento.

4) BATTAGLIA DI TEUTOBURGO - 9.d.C. - ROMANI vs GERMANI [vittoria germana]

I germani erano sempre in agitazione, affatto disposti a sopportare il giogo romano, appesantito da tentativo di imporre leggi e costumi stranieri a popoli indomiti. Il governo della regione era stato affidato a Publio Quintilio Varo, uomo di legge più che di guerra. Difatti, per sopprimere la rivolta, mosse un esercito fin troppo folto, con tanto di carri non agevolmente manovrabili nella selva. I germani di Arminio li assalirono all'improvviso, provocando una disastrosa ritirata: Varo si uccise, gli ufficiali catturati furono sacrificati, i soldati semplici venduti come schiavi.
Una eventuale vittoria romana avrebbe spostato il confine ben oltre il Reno; certo sarebbe stata dura, ma forse avrebbe permesso all'impero di sgominare l'insidia barbarica prima ancora che si manifestasse con tutta le sua irruenza. In questo modo la storia romana ed europea sarebbero cambiate del tutto.

5) BATTAGLIA DI POITIERS - 732. d.C. - FRANCHI vs ARABI MUSULMANI [vittoria franca]

L'ascesa della potenza islamica ormai andava avanti da circa un secolo, cioè dalla predicazione di Maometto. Dopo la sua morte lo slancio fu tale da coprire l'Asia, l'Africa del nord ed anche la penisola iberica. Passati i Pirenei decisero di puntare verso l'Aquitania, che subito venne sconfitta. Arrivò in suo aiuto Carlo Martello, figli di Pipino di Heristal e maestro di palazzo all'interno dell'ormai morente dinastia merovingia.
Il comandante moro  Abd ar-Rahman tentò di attirare i franchi in una trappola, alternando attacchi a fughe, ma Carlo non cedette e fece in modo da colpire gli arcieri arabi scoprendo la loro cavalleria. Quando si trovarono corpo a corpo le due fanterie la meglio andò ai franchi, viste le potenti e resistenti corazze. Con il convergere dei cavalieri aquitani non ci fu scampo per gli invasori. Secondo la leggenda fu lo stesso Carlo Martello ad uccidere il capo avversario.
Un'eventuale vittoria arabo-mussulmani avrebbe segnato il declino dell'occidente cristiano e dei suoi regni ancora in formazione, con conseguenze tali da stravolgere la storia di tutto il pianeta.

6) BATTAGLIA DI HASTINGS - 1066 - NORMANNI vs ANGLOSASSONI [vittoria normanna]

Guglielmo il conquistatore, duca di Normandia, pretendeva il trono di Inghilterra in base ad un giramento che gli avrebbe fatto il precedente re, Edoardo il Confessore, ma il trono fu preso da Harold conte di Wessex,, nonostante costui avesse promesso a Guglielmo di rinunciare al regno, come prova l'arazzo di Bayeux.
Il duca di Normandia, allora, riunì un imponente esercito normanno, benedetto anche dal consenso papale. Attraversò la manica facendo trasportare i cavalli all'interno delle navi e sbarcò pronto ad assediare Sassoni ed Angli, desiderosi di non cedere ad un potente non originario dell'isola. Inizialmente la battaglia volse in favore degli isolani, i quali però si lanciarono all'inseguimento degli invasori, studiato però a tavolino. Ricompattati i ranghi, questi accerchiarono gli inseguitori e li massacrarono, dopodiché tornarono indietro prendendo possesso degli accampamenti lasciati presidiati da pochi uomini.
Un'eventuale vittoria Anglosassone avrebbe mutato la conformazione politica, sociale, dinastica e quasi genetica degli inglesi, segnando un distacco con l'Europa che avrebbe avuto conseguenze profonde per la storia dell'isola.

7) BATTAGLIA DI COSTANTINOPOLI - 1453 - BIZANTINI vs OTTOMANI [vittoria ottomana]

L'Impero romano d'oriente sopravvisse quasi mille anni in più di quello d'occidente, ma alla fine dovette cedere davanti all'avanzata mussulmana. I Turchi avevano sottratto nel corso dei secoli quasi tutto il regno, tranne proprio la capitale. Maometto II il conquistatore decise di preparare una spedizione in grande stile, con ben 120 mila uomini e 150 navi, molte delle quali giunte dopo aver attraversato il Bosforo via terra su due rulli. L'imperatore Costantino XI ne aveva appena 10 mila, più qualche nave veneziana. L'artiglieria colpì Costantinopoli per due mesi, utilizzando anche un cannone micidiale, capace di scagliare palle di mezza tonnellata.  Poi i giannizzeri e i bascibuzuk attaccarono in massa, meglio equipaggiati ed agguerriti, sterminando i cristiani nemici.
Un'eventuale vittoriosa resistenza avrebbe cambiato le sorti del globo. La caduta dell'Impero d'oriente, infatti, spinse molti a guardare verso altri lidi, portando alla scoperta dell'America; i mussulmani imposero la loro influenza su quei territori prima cristiani; si ruppe ogni residua ipotesi di unire le due chiese, cattolica e ortodossa; i regni europei, più che compattarsi contro i turchi, spesso si allearono con loro a seconda delle convenienze. Quest'ultimo punto, però, deve tener conto che la religione fu comunque un motivo di unione, come dimostra la battaglia di Lepanto del 1571, fondamentale dal punto di vista ideologico, più che strategico.

8) BATTAGLIA DI GRAVELINES - 1588 - INGHILTERRA vs SPAGNA [vittoria inglese]

La cattolica Spagna di Filippo II, insieme al papato, stava tentando da anni di minare il regno protestante di Elisabetta I, non solo per questioni religiose, ma anche per ottenere il controllo dei mari. La Spagna decise allora di preparare una flotta gigantesca, composta da 130 navi, compresi 22 galeoni, e guidata dal duce di Medina Sidonia. Ma le cose non andarono esattamente come gli iberici si attendevano. Lo scontro navale avvenne tra le insidiose acque britanniche, scogliose ed affatto adatte alle manovre delle possenti navi spagnole; una tremenda tempesta si abbatté all'arrivo degli invasori; gli spagnoli dovettero fare i conti anche con gli olandesi che minacciavano via terra.
Andarono perse metà delle navi di quella che era stata definita "Invincibile Armada", mentre di quelle inglesi non ne affondò nemmeno una.
Un'eventuale vittoria spagnola avrebbe aperto le porte ad una invasione via terra, mettendo a repentaglio il regno elisabettiano, l'ascesa dell'Inghilterra nei mari, il consolidarsi del protestantesimo e dell'anglicanesimo in Europa. Da allora, invece, per la Spagna iniziò un declino inarrestabile, culminato con la disfatta nella Guerra dei trent'anni (1618-1648).

9) BATTAGLIA DI WATERLOO - 1815 - FRANCIA vs VII COALIZIONE [vittoria coalizionista]

Dopo esser stato sconfitto a Lipsia, Napoleone fu esiliato sull'isola d'Elba, ma in breve tempo riuscì a tornare in Francia. Radunò i suoi fedelissimi, costrinse alla fuga Luigi XVIII e mise in allarme le nazioni europee, nel frattempo già riunite a Vienna. Dopo aver conquistato il Belgio, Napoleone voleva scontrarsi separatamente con inglesi e prussiani. Sconfisse quest'ultimi, ma poi li lasciò ritirare senza seguirli. Nel frattempo l'assalto agli inglesi fu lento, consentendo loro di cambiare posizione. Prussiani e inglesi, guidati da Wellington, poterono così riprendere il controllo delle loro mosse. Napoleone esitò ancora, non ritenendo fosse il momento per un suo attacco diretto, ma così facendo consentì ai due avversari di unirsi. La confusa ritirata segnò la fine del sogno napoleonico.
Un'eventuale vittoria francese avrebbe ridato vigore a Napoleone, permettendogli forse di riprendere l'egemonia Europea. Il destino della Francia nel corso dell'800 fu strettamente legato alle sorti di Austria, Germania ed Italia, quest'ultimi due stati non ancora uniti fino a quel momento, per cui c'è da essere certi che la battagli di Waterloo ha segnato l'assetto attuale del continente.

10) BATTAGLIA DI STALINGRADO - 1942/43 - RUSSI vs TEDESCHI [vittoria russa]

Più che una battaglia, una serie di scontri decisivi nel corso dell'assedio che i tedeschi (più alleati, tra i quali molti italiani) portarono avanti per mesi alla città russa. I nazisti a metà del '42 stavano trionfando su tre fronti: Pacifico, Africa, Russia. Proprio da qui comincerà la controffensiva decisiva. Gli attacchi dei tedeschi si erano sempre  infranti sulla resistenza sovietica, nonostante l'artiglieria pesante ed i bombardamenti incessanti. Gli scontri erano ormai destinati ad essere combattuti casa per casa, quando ben 2000 mezzi sovietici falcidiarono gli invasori da nord a sud, accerchiando l'armata e tagliando rifornimenti e comunicazioni. Hitler non acconsentì alla resa, che comunque alla fine arrivò, ma la vide soltanto un terzo dell'esercito partito dall'Europa, sebbene soltanto 5 mila dei 90 mila catturati resistette alla marcia verso la Siberia.
L'eventuale vittoria tedesca avrebbe consentito a Hitler di prendere i rifornimenti sovietici, mettendo fuori gioco questo stato dal conflitto. Messo fine al fronte orientale, i nazisti avrebbero potuto resister meglio in Africa e allo sbarco in Normandia (che chissà se sarebbe mai avvenuto, a quel punto). Sulle conseguenze di una vittoria dell'Asse, ebbene, lasciamo alla vostra immaginazione le nefaste conseguenze.