martedì 24 maggio 2016

INTERPRETAZIONE, IN CHIAVE ETIMOLOGIA, DEL PERSONAGGIO VIKTOR NEL PRIMO ROMANZO DELLA SAGA VODKA&INFERNO


Partendo dalla considerazione che ogni simbolismo comincia al livello della parola, grazie alla quale si può raggiungere il senso nascosto di cui essa è la chiave, questa breve ricerca etimologica si propone di trovare la chiave di lettura ierofanica per l’interpretazione di Viktor (protagonista de La morte fidanzata, primo romanzo della saga Vodka&Inferno, Milena Edizioni, 2016) attraverso la parola “iuncus”.

Già nella cultura medievale la natura minerale, vegetale, animale è considerata un grande serbatoio di simboli, per cui una pianta erbacea, come “il giunco”, si carica di un pregnante significato simbolico.
Il termine iuncus, sotto il profilo naturale e figurativo fa da trait d’union tra lo scenario veneziano del Canal Grande, in cui viene ritrovato il corpo di Viktor, e la russa “Pianura brulla” circondata da un ambiente lacustre e paludoso, in cui il protagonista reimpianta, dopo un anno di lontananza, le sue radici.
In botanica con il termine “iuncus” si indica una pianta erbacea a ciuffi compatti, tipica delle zone acquitrinose. Una di queste specie, detta “brulla”, è un giunco che si trova nell’area veneta, infatti il termine viene dalla voce dialettale “brul(l)”.
Brullo” è una forma apocopata di “brullato”, participio passato del verbo “brullare”, che significa “rendere giunco”, cioè “rendere senza foglie”, quale è, appunto, il giunco detto “brulla” in veneto, ed utilizzato, come tutti i giunchi, quale legame o per intrecci artigianali.
“Brulla” è, quindi, iuncus naturale tra il Canal Grande veneziano e la pianura Brulla di Soroka, terra natia, paludosa e lacustre, di Viktor. 


Nel suo significato arcaico “brullo” vuol dire “indigente” e Viktor è una figura spoglia, priva di vita; nelle Tusculanae Disputationes (4, 16-21) di Cicerone, inoltre, “indigentia” significa “avidità”, “insaziabilità”. In questa accezione il termine esprime esattamente la peculiarità di questa pianta spontanea infestante, che sottrae alle altre la vita. Così come esprime figurativamente la sete di sangue e di lucro che muove Viktor, proiettato a “transire lucem palustrem”, a “passare la vita nel fango del vizio e della perdizione” (Persio, Satire, V).
Viktor è, dunque, iuncus di palude stagnante e mortifera, giunco naturalmente inclinato al Male. 

In botanica il termine iuncus si trova anche abbinato a “narcissus”, per indicare il fiore comunemente detto “Giunchiglia”, diminutivo spagnolo di “Giunco”.
“Narcissus” risale al greco “Narkissos”, la cui radice “Nárkè” significa, come è noto, “sopore”, che figurativamente esprime un esiziale assopimento per l’intelligenza e la coscienza individuale (e, per estensione, collettiva). Mitologicamente Narciso fu il nome del fiore, spuntato nello stagno su cui il giovane omonimo rimase piegato per poter contemplare la sua immagine, di cui era perdutamente innamorato, fino a lasciarsi morire. Per solidarietà verso le fanciulle disperate per i costanti rifiuti amorosi del giovane, le Furie, dee della vendetta e figlie della Notte e dell’infernale, paludoso e mortifero Acheronte, consacrarono per vendetta a Narciso, innamorato solo di se stesso fino alla morte, questo fiore. Narciso è, quindi, simbolo del non amore e Viktor, quale “iuncus narcissus”, è altrettanto negazione dell’amore in quanto legato ai suoi simili dalla cieca forza bruta e non per attrazione luminosa dell’amore.
Viktor, infatti, come si evince dal primo romanzo della saga La morte fidanzata non è la personificazione di un Malum circoscritto e, quindi, facilmente individuabile ed arginabile, ma, come iunci palustres di virgiliana memoria è parte di una dilagante “mala erba”, dotata di veloce, perniciosa e inarrestabile forza infestante, che sottrae aria, acqua, spazio ed elementi vitali agli altri esseri viventi con conseguente necrosi del tessuto morale e sociale.
San Giuda, nella Lettera (vv 11-13) riportata nel romanzo di Penelope delle Colonne a pag. 221 così apostrofa i discendenti di Caino:


 “Guai a loro! – Perché si sono messi sulla via di Caino […] essi sono nuvole senza pioggia portate via dai venti, o alberi di fine stagione senza frutto, due volte morti, sradicati. Come onde selvagge del mare, che schiumano le loro brutture; astri erranti, ai quali è riservata l’oscurità delle tenebre in eterno”.

Penelope delle Colonne con un intreccio strutturale sapiente e appassionato, costellato di afflato poetico, ha cominciato a tessere nel primo volume della saga, La morte fidanzata, la trama del Tempio umano. Davanti all'atrio due colonne, stabili e forti, guardano, oltre il tempo e lo spazio, le vicende umane in balia di chi si nutre di tenebre, affondando le radici in acque paludose e in ambienti malsani, per alimentare la propria mortifera sete, succhiando il sangue degli innocenti. Senza alcun intento moralistico l’autrice intesse concretamente e figurativamente fatti e misfatti di un tessuto sociale fortemente necrotizzato, segno inquietante della civiltà e della storia.

D’obbligo l’interrogativo: può l’uomo gettarsi alla spalle la peccaminosa e violenta vitalità di Caino e, sollevando lo sguardo verso la luce/amore, che “move il sole e l’altre stelle”, riconquistare la purezza e l’innocenza originaria?   

Autrice del post:
Rosa Montesarchio, classe 1947, insegnante in pensione di materie letterarie e storia.  




lunedì 23 maggio 2016

HENRY MILLER: LE UNDICI REGOLE DELLO SCRITTORE


Lo scrittore e critico americano Henry Miller, famoso per opere come Tropico del Cancro e Primavera nera, compilò un catalogo di undici regole, rispettando le quali sarebbe possibile organizzare al meglio la propria attività letteraria.
Le undici regole, definite "semiserie" dallo stesso autore, si trovano nel volume On Writing, pubblicato nel 1964.
I comandamenti possono essere utili per sbloccare la propria creatività ed ottimizzare la scrittura, tuttavia è indubbio che non sono sufficienti di per se stesse, senza un'adeguata preparazione e predisposizione per lo scrivere.
LE 11 REGOLE DI HENRY MILLERPiccolo consiglio: le regole sono applicabili non solo alla scrittura, ma a moltissimi altri ambiti della nostra vita.


LE 11 REGOLE DI HENRY MILLER:

1) Lavora su una cosa alla volta fin quando non l'hai finita.
    Non disperdere le energie, concentrati su un solo obiettivo; talvolta ci facciamo prendere da un'infinità di progetti, magari spinti dalla foga, mentre in realtà sarebbe opportuno affrontarli uno per volta, dedicandovisi fino alla conclusione. Gli scrittori devono assecondare la propria vena creativa, ma con ordine e raziocinio.

 2) Non iniziare nuovi libri, non aggiungere altro materiale a "Primavera Nera". 
      Con l'autocitazione di un suo libro Miller ci invia ad essere coraggiosi ed a saper valutare quand'è il momento di lasciar andare una propria opera, considerandola conclusa, senza continuare ad aggiungervi altro o a modificarla.

3) Non essere nervoso. Lavora serenamente, gioiosamente, spensieratamente su qualsiasi cosa tu abbia tra le mai.
   Il lavoro in generale, ma soprattutto quello creativo, non dovrebbe essere un peso. Bisogna dedicarsi ad esso con serenità, gioia e spensieratezza, felici di far ciò, non come se vi ci fossimo costretti.

4) Lavora secondo il programma e non secondo l'umore. Fermati nel momento stabilito!
HENRY MILLER   La terza regola insisteva sull'estro e la libertà, questa invece ci ricorda che la scrittura è anche un mestiere faticoso da affrontare con metodo. Bisogna dedicarvisi come se si trattasse di una palestra, rispettando il piano di lavoro senza dare troppo spazio al mutevole umore.

5) Quando non si può creare non si può lavorare.
 Non bisogna forzarsi eccessivamente alla scrittura, se un giorno non ci si sente abbastanza ispirati è meglio lasciar perdere e dedicarsi ad altro.

6) Consolida qualcosa ogni giorno, piuttosto che aggiungere nuovi concimi.
     Ancora un invito alla concretezza. E' meglio concludere qualcosa ogni giorno, portando a termine un progetto o una parte di esso, piuttosto che iniziare ogni volta qualcosa di nuovo, senza che si intraveda mai la fine.

7) Afferra l'umanità! Vedi gente, va in giro, bevi, se ti senti di farlo. 
scrittura   E' necessario allontanarsi dalla propria postazione di scrittura per conoscere il mondo, relazionarsi con la gente, sperimentare nuove cose. La fantasia umana nasce dalla mente, ma quest'ultima è riempita con le nostre esperienze, dunque dobbiamo andare fuori, immergerci nel mondo, solo così potremmo poi comunicare qualcosa di vero e sentito.

8) Non essere un cavallo da soma! Lavora soltanto con piacere.
  Rispettare il piano di lavoro non vuol dire certo forzarsi. Se non si ha voglia o se non ci si sente in giornata è meglio lasciar perdere, ne va della qualità del risultato e del nostro equilibrio.

9) Disattendi anche il programma, se senti che sia giusto. Ma tornaci il giorno successivo. Concentrati. Seleziona. Escludi.
   Il programma non deve essere un totem intoccabile. Se non corrisponde più alle nostre sensazioni allora è giusto allontanarcisi per un po', a patto che poi ci si ritorni, magari per modificarlo, ampliarlo o tagliarlo. Insomma, allontanarsi dallo schema solo per poterlo guardare con occhi nuovi e migliorarlo.

10) Dimentica i libri che vorresti scrivere. Pensa solo al libro che stai scrivendo. 
  Può capitare che durante la stesura di un libro ci vengano tante nuove idee, tuttavia è necessario portare al termine ciò che abbiamo iniziato, così da non lasciare dietro di noi un mare di frammenti incompiuti.

11) Scrivi prima di tutto e sempre. Pittura, musica, amici, cinema, tutte queste cose vengono dopo.
   Ovviamente, nel caso voi siate artisti o musicisti, tutto ciò va letto all'inverso. Miller ci spiega che bisogna mettere al primo posto le nostre attività, senza eccedere troppo nelle distrazioni. Ci sarà sempre tempo per fare tutto il resto, ma per prima cosa bisogna pensare alla scrittura.

lunedì 16 maggio 2016

RELIGIONE CRISTIANA E LETTERATURA ITALIANA: UN RAPPORTO COMPLESSO

Crocifisso nelle aule, religione cattolica nei programmi scolastici, spassosissimi (soprattutto per gli studenti) incontri periodici col Vescovo o con qualche confraternita e, soprattutto, scuole paritarie foraggiate e tutelate oltre modo.
La religione cattolica vive di privilegi conquistati con i Patti Lateranensi (ricordiamolo, opera del fascista Mussolini, ma rinnovati dal socialista Craxi), tuttavia vorrebbe entrare ancora di più nella nostra società, occupando lo spazio dell’istruzione culturale e della formazione etica.
 Patti Lateranensi
La Chiesa cattolica rivendica una sorta di primato sulle altre religioni, vantando una maggiore aderenza allo Stato, quasi un premio fedeltà (quanto è lontana Porta Pia); taluni osannano il presunto primato della Chiesa persino come motore di civiltà e cultura, come se morale e conoscenza fossero nate dopo Cristo, soltanto per merito della Chiesa. In effetti i padri cristiani erano soliti condannare la letteratura a.c. distante dal messaggio cristiano, affermando che attraverso di essa il demonio aveva gettato il seme del male tra gli uomini; allo stesso tempo, però, fecero propria buona parte di quel patrimonio culturale, proclamando che la benevola influenza divina era scesa su alcuni autori pagani.
Soffermiamoci sul campo culturale: una corrente di pensiero sostiene che la Chiesa avrebbe segnato la letteratura italica e poi italiana, ne avrebbe innalzato il valore, sarebbe stata ricovero delle menti eccelse ed ispirazione di ogni cosa di buona e bella che ancora oggi possiamo apprezzare sfogliando un manuale di letteratura.
Vediamo quanto di vero ci sia in questa idea.

Francesco d’Assisi:200: Il Cantico di Frate sole è la prima opera della letteratura italiana. L’autore, come è noto, fu San Francesco d’Assisi: giubilo per la Chiesa! Il primo testo è di un santo, la letteratura della penisola fu benedetta alle sue origini! Ma guardiamo un po’ la genesi del francescanesimo: rifiuto di ogni padre che non sia quello dei cieli; viaggi e contatti con gli “infedeli”; umiltà e povertà estreme, tali da suscitare non poche perplessità nella Chiesa, costringendo Francesco a correggere più volte la “regola”. Insomma, una personalità che va oltre la religione, oltre la Chiesa identificata come struttura, ed infatti nelle sue opere si rifà sempre in maniera diretta a Dio saltando tutte le mediazioni.
San Francesco è apprezzato da tutti come buon uomo, persona di alta spiritualità, più che come perfetto cristiano.

 Divina Commedia è300: La Divina Commedia è l’opera massima della letteratura italiana. A un occhio disattento può apparire come una poema della cristianità e del credo, ma in realtà è estremamente rivoluzionaria. Dante condanna il potere temporale, accusa con ferocia alcune personalità religiose, con giudizi nettamente divergenti da quelli della Chiesa ufficiale.
 Condannata dalla Chiesa stessa, la Commedia fu poi proclamata massima opera della cristianità, ma in realtà è soprattutto la più grande critica mai fatta al sistema pontificio-devozionale cristiano. Senza dimenticare il Dante esoterico, iniziatico ed eretico (clicca qui).
Per non parlare del dissidio petrarchesco e della “mondanità” del Boccaccio: altri due autori affatto ascrivibili alla cerchia dei cristiani ortodossi e convinti.

Lorenzo dei Medici400: Questo secolo vede scrittori quali Lorenzo dei Medici (amore terreno, potere terreno, gusto dell’attimo, gioia carnale), Savonarola (frate contestatore e martirizzato dalla Chiesa), Leonardo da Vinci (critico con le teorie apocalittiche della Chiesa, uomo dalla personalità indipendente). Tutta la poetica umanistica, inoltre, mette al centro la persona, relegando la religione a un ruolo secondario e riscoprendo i classici “pagani”. Una rivoluzione antropocentrica che apre la strada al Rinascimento, l’epoca letteraria grazie alla quale l’Italia è famosa in tutto il mondo.

Ariosto:500: Tra Rinascimento e Manierismo la musica non cambia. Ariosto: spirito indipendente e lontano da ogni servilismo, una Satira contro la corte papale, un poema cavalleresco di straordinaria forza ironica ed avventurosa.  Machiavelli: fondatore della scienza politica, feroce critico della religione, lodata ne Il Principe soltanto come utile strumento per dominare il popolo; in alcuni passaggi la Chiesa è accusata direttamente di aver indebolito gli animi degli uomini, a differenza della stoica religione romana, nazionalista ed energica; ne I Discorsi la Chiesa è  incolpata anche per aver distolto gli italiani dall'unità della patria, a scapito del regno longobardo. Tasso: è noto che il passaggio dalla “Gerusalemme liberata” alla “Conquistata” accentuò la carica religiosa, abbassando quella amorosa, ed obbiettivamente peggiorando l’opera; un autore dalla devozione forte, inquieto più che obbediente, sottilmente affascinato dal desiderio e dalla “magia”.

Marino  dell’Adone600: Basterebbero solo tre nomi per inquadrare immediatamente questo secolo. Galileo Galilei: ultima figura di scienziato-letterato, costretto ad abiurare per colpa della Chiesa; teorico della verità al di fuori della Bibbia e della libertà delle idee. Campanella: pensatore incredibile, schiacciato dall’Inquisizione per le sue visioni, ideatore di un mondo utopico e di un universo avvolto dall’amore divino, non appesantito dal manto papale. Giordano Bruno:  filosofo unico nel suo genere, profondo critico della Chiesa dogmatica e medievale, ucciso dalla stessa per il suo rifiuto a piegarsi; libero uomo in perenne pellegrinaggio, mente aperta al futuro ed immersa nella tradizione passata, anche pre-cristiana.
Persino un Barocco estremo come Marino incontrò difficoltà nella pubblicazione dell’Adone, poiché la Chiesa vi ravvisò dell’edonismo sfrenato, quasi del materialismo con tracce di epicureismo.


700: L’Illuminismo ha operato contro il fanatismo religioso. Ha liberato l’uomo dalle credenze più ridicole, messo in dubbio ogni aspetto dogmatico, scacciato il terrore che nasce dall’ignoranza.
Vico teorizzò una storia circolare, priva di finalità o mete apocalittiche, priva dell’intervento della provvidenza.
Vincenzo Camuccini, La morte di Giulio Cesare, 1798, Museo di Capodimonte.Montesquieu, Voltaire, Rousseau, Diderot influirono profondamente sulla cultura europea, e sulla vicina Italia:  Dei delitti e delle pene, di Beccaria, è una analisi spietata dei modelli tradizionali dell’Inquisizione; Parini aderì forse teneramente all’Illuminismo, ma di certo si schierò contro la tradizione in tutti i sensi; Alfieri, nell’opera Della Tirannide, definisce il clero come uno strumento di forza del despota; il suo teatro, inoltre, è decisamente combattivo e avverso a ogni forma di sottomissione, qualificandosi come laico e civile, classico e traboccante di eroismo pagano.


800: Questo secolo può essere analizzato attraverso alcune grandi personalità, tutte in qualche modo riconducibili al Romanticismo, ma nessuno in maniera esclusiva.
Foscolo, nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, scorge come unica soluzione la morte, intesa nichilisticamente quale assenza del dolore; ma anche i valori positivi ai quali il poeta scelse di affidarsi furono la classicità, la poesia, la bellezza, nient’affatto la religione; i Sepolcri sono tutto tranne che una visione cristiana della morte, incentrati sul culto laico e civile per i morti.
Ma Manzoni è un esempio di devozione, direte. Un esempio di fiducia nella provvidenza! Insomma…
Giuseppe Molteni, La monaca di Monza, detta "la Signora", 1847, Musei civici di Pavia.Per prima cosa Manzoni fu sempre un letterato “civile”, conscio della libertà e dell’autonomia che deve avere uno stato moderno. Non dimentichiamo che fu un cattolico-giansenista, corrente tutt’altro che buonista e docile, avversa al tentativo Gesuita di far entrare più persone possibili nella Chiesa; la dottrina giansenista era contraddistinta da una morale così ferrea che le costò la denominazione di eresia, anche per la sua vicinanza alla Chiesa delle origini.
Nei Promessi sposi, inoltre, non manca una critica alla figura del religioso tradizionale (Don Abbondio, la Monaca); vi è anche un certo distacco dalla fede elementare dei suoi protagonisti, ed infatti Alessandro si avvicina a loro solo nel finale, quando gli umili prendono coscienza della “provvida sventura”.
Leopardi è stato un filosofo e poeta profondissimo, unico e moderno.
Il suo pessimismo cosmico e storico, la sua sfiducia nella natura, lo allontanano da qualsiasi contatto con la religione tradizionale; la stessa distanza è ravvisabile nell’amore per i classici “pagani”: pessimismo e classicismo che si fondono nelle Operette morali, negli Idilli.
La Ginestra è pervasa da un pessimismo naturale, ma anche accesa dalla possibilità di un riscatto “solidale” e sociale, alieno da fondamenti religiosi, anzi, la religione è espressamente avversata (seconda strofe); il finale è un invito al coraggio, un incitamento a non piegare la testa davanti alla paura ed alla superstizione.
Passando alle “tre colonne”: nel simbolismo intimista di Pascoli non vedo nulla di profondamente religioso; nel classicismo un po’ rigido di Carducci nemmeno, anzi, le sue poesie della giovinezza sono notoriamente progressiste (Inno a Satana) e la sua fede, semmai, era rivolta ai modelli antichi, soprattutto “pagani”; senza bisogno di scendere in particolari, D’Annunzio non ha nulla a vedere con la Chiesa. Ricordiamo, inoltre, che tutti e tre furono strettamente legati alla Massoneria (clicca qui).

900: Prendiamo anche per questo secolo le tre colonne della poesia.
Ungaretti: nella sua produzione la religiosità compare più che altro come forma di spiritualità nell’Allegria, mentre nel Sentimento del tempo è tutta all’insegna del dolore, della catastrofe universale, del tormento michelangelesco; la religione è uno dei “miti” del poeta, ma non c’è mai una vera ed esplicita devozione. L’umanità è sempre al centro della poesia ungarettiana, anche nella vecchiaia, con in Dialogo, la raccolta della riaccesa passione.
Montale:  Ossi si seppia non ha tracce di devozione e le Occasioni in cui Eugenio cerca rifugio sono tutte terrene, o al massimo hanno come divinità la poesia, la filosofia, la cultura. Nelle ultime raccolte è talmente quotidiano e prosastico che non c’è spazio per Dio, ma solo per la terra e il suo mondo “saturato”.
Saba (nato ebreo e morto cristiano) rappresentò in tutta la sua produzione, poetica e narrativa, la religione come una trappola da cui liberarsi, come un genitore arcigno e severo (la madre) o una speranza assente (il padre).

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Insomma, dov’è questa presunta grande influenza della Chiesa sulla cultura? E, quando la si incontra, è positiva o negativa? 
Credo che si possano indicare degli autori ispirati da Dio, ma molto meno dalla Chiesa.
La repressione religiosa ha esercitato per secoli un controllo severissimo sulla cultura, privandoci di chissà quali opere stupende e rendendo un inferno la vita di pensatori profondissimi.
Vogliamo leggere la Bibbia nelle scuole? Ok, perché no, ma insieme al Corano, al Talmud e allo studio di tutte le altre confessioni.

Certo, la storia dell’arte è stata segnata più della letteratura dalla Chiesa, ma anche qui basterebbe prendere qualche esempio (Caravaggio, Michelangelo) per guardare almeno con sospetto a questa “pressione”.  
La letteratura italiana è stata influenzata da moltissimi fattori, e la religione è uno di questi, ma la nostra impronta laica, classica, latina, è sempre stata presente, fungendo da parametro critico di tutto ciò che ci circonda, non rendendoci schiavi di niente e nessuno.

Restiamo così, grazie.

Per i collegamenti tra i quadri presenti nel post e le opere letterarie italiane cliccare qui. 

lunedì 9 maggio 2016

L'ULTIMO MONTALE

Gli Ossi di seppia di  Eugenio Montale sono senz'altro un’opera importante, studiata ed approfondita nelle scuole, tuttavia si avverte una certa distanza, la forma e l’espressione si trovano al di là di un’immaginaria barriera eretta tra il poeta ed i lettori di oggi. Indiscutibile l’abilità poetica ne I limoni,la bellezza della sezione eponima e le poesie sui temi della chiaroveggenze e dell’indifferenza (Forse un mattino andando e Spesso il mal di vivere), senza dimenticare la profondità concettuale della sezione finale. Tuttavia, sinceramente,in alcuni passaggi della prima raccolta si intravede anche un artificio esasperato, figlio del tentativo di imporsi a livello europeo.
montale ossi di seppiaLe Occasioni intrigano di più:  Dora Markus, i mottetti (soprattutto Ti libero la fronte dai ghiaccioli), Estate, ed in particolar modo Nuove Stanze, appaiono più vivi e veri, seppure quasi mai davvero “sinceri”, al contrario delle poesie di Ungaretti, magari meno elaborate, ma molto più sentite e vive.
La Bufera ci permette di apprezzare un Montale diverso, tardo per lui e nuovo per noi, potremmo dire “moderno”; già nella seconda sezione, con la Ballata scritta in una clinica, prende corpo quella poetica delle piccole cose, degli oggetti che vogliono salvarsi dal magma della storia e nel fare ciò salvano anche l’individuo che li conserva e li venera come totem di emergenza. Il gallo cedrone, l’Anguilla, rappresentano la consacrazione di questa scelta.
Con Satura, finalmente, si spalanca un mare (che sfocerà nei Diari e nel Quaderno di quattro anni), un oceano di autenticità, che ci permette di rileggere le raccolte del Montale precedente come un iter destinato a concludersi per forza con tali innovazioni.
montale moscaSia chiaro, non pensiamo certo che Montale scrivesse di getto negli ultimi anni della sua vita, non convinciamoci che mettesse assieme mucchi di parole, senza correggere e rivedere più volte; tuttavia, è evidente che aveva ormai abdicato alla pretesa di comunicarci un ideale infallibile. La perdita della fiducia nello Stato, la delusione post-bellica ed i dolori della vita lo portarono, infine, a considerare la letteratura per quello che ormai era, dopo la crisi dell’Illuminismo, del Positivismo, dell’Idealismo: completamente inutile da un punto di vista pratico, ma proprio in questa debolezza essa trovava la sua utilità, nel guardare cioè il mondo da una prospettiva defilata, per dar spazio a ciò che è stato gettato fuori, ed ovviamente quello che la società degenerata ha espulso  non può che essere positivo.
Piccole cose, emozioni sincere, forma "umile" come il contenuto, il tutto crea una poesia moderna, ma nonostante tutto eterna. 

La prima lirica di Xenia è illuminante:

Caro piccolo insetto
che chiamavano mosca non so perché,
stasera quasi al buio
mentre leggevo il Deuteroisaia
sei ricomparsa accanto a me,
ma non avevi occhiali, non potevi vedermi
né potevo io senza quel luccichìo
riconoscere te nella foschia.

La donna è una mosca, capace di volare tra la vita misera, nelle bassezze della società, ma col sorriso ora svanito, insieme a quegli occhiali (ancora un oggetto feticcio) che  non ci sono più.

La numero 10 segna definitivamente il distacco da ogni forma di metafisica:

<<Pregava?>> <<Sì, pregava Sant'Antonio
perché fa ritrovare
gli ombrelli smarriti e altri oggetti
del guardaroba di Sant'Ermete>>.
<<Per questo solo?>> <<Anche per i suoi morti
e per me>>.
                   <<È sufficiente>> disse il prete.

E’ lecito pregare per gli oggetti smarriti, per piangere i morti o per il compagno, ma per null'altro, niente più si chiede a un “Dio che è morto”.

Le nostre preferite sono queste due, la 9 e la 4:

9
Ascoltare era il solo tuo modo di vedere.
Il conto del telefono s’è ridotto a ben poco.

La donna ascoltava, sentiva, carpiva tutto ciò che il mondo della comunicazione postmoderna offriva, senza chiudersi a riccio, senza sfuggire al mondo, ma gettandosi dentro con coraggio. Il telefono senza di lei è fermo, inutilizzato; un oggetto quotidiano entra nella poesia nel modo più alto, le liriche ormai celebrano l’assenza e la banalità.

montale satura xeniaVogliamo concludere con la numero 4, senza tante spiegazioni, se non una preliminare: immaginate un vecchio, solo, seduto sulla poltrona…fischia, nel silenzio della notte e nella confusione del giorno: perché?
Tutti diranno che è matto, che è un vecchio rimbambito, ma come ha insegnato Pirandello bisogna guardare l’altra faccia dell’umorismo, non solo quella comica. L’anziano Montale aveva concordato con la moglie un segnale (il fischio appunto) da fare una volta morti entrambi, con lo scopo di ritrovarsi anche nell'aldilà, qualsiasi cosa ci sia dopo la morte.
Ma lei se ne era andata presto, troppo presto!
E lui si trova solo, ancora vivo, a fischiare, nella speranza che lei possa sentirlo; con questo sibilo Eugenio spera di trovarsi in paradiso, insieme alla sua amata Mosca:

Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

martedì 26 aprile 2016

Il vampiro Arnold Paole: testimonianza diretta dell'esistenza dei vampiri


"Per mettere fine a queste sciagure, è stato riesumato il cadavere di Arnold Paole, morto quaranta giorni prima. Esso è apparso completamente integro: da occhi, bocca e orecchie del cadavere sgorgavano rivoli di sangue fresco. La sua camicia, le vesti e la stessa bara erano completamente intrise di sangue. Le unghie delle mani e dei piedi come la pelle erano caduti e al loro posto ne era nato un altro strato più resistente. Vedendo da questi segni che si trattava di un vero vampiro, si è piantato un punteruolo nel suo cuore com'era usanza. Il morto ha emesso un forte rantolo e dal cuore è stillato un copioso fiotto di sangue."

Johann Flückinger, ufficiale medico di reggimento, Serbia, 26 gennaio 1732.



La relazione venne pubblicata, con il titolo Visum et repertum  “Visto e scoperto" a Norimberga nello stesso anno, in un’opera dal seguente titolo: Commercium litterarium ad rei medicae et scientiae naturalis incrementum institutum.

Presente nell'antologia Sturm e Völker (1968) e in quella di Barber (1988). Viene ripresa sempre nel ‘700 da Zedler (1745) e da Calmet (1756), ma da quest’ultimo non in modo puntuale.

giovedì 14 aprile 2016

I 100 LIBRI PIÙ AMATI DAI LETTORI BRITANNICI

Tempo fa la BBC effettuò un sondaggio tra i lettori britannici per scoprire quali fossero i 100 libri più amati oltre manica.

Negli scorsi anni girava sulla rete la notizia secondo la quale, da un successivo sondaggio della BBC, sarebbe risultato che la maggior parte dei britannici avesse letto soltanto 6 libri dei 100 presenti in questa classifica.
La notizia è infondata, infatti l'editore radiotelevisivo ha effettivamente svolto soltanto la prima inchiesta.

Ai nostri occhi ciò che spicca è la mancanza assoluta di testi italiani.
Voi cosa ne pensate?
Quanti ne avete letti?

Ecco la top 100:

1. Il Signore degli Anelli , JRR Tolkien 

2. Orgoglio e pregiudizio , Jane Austen 

3. Queste oscure materie , Philip Pullman 

4. La Guida galattica per gli autostoppisti , Douglas Adams 


5. Harry Potter e il calice di fuoco , JK Rowling 


6. Il Buio oltre la siepe , Harper Lee 


7. Winnie the Pooh , AA Milne 


8. 1984, George Orwell 


9. Il leone, la strega e l'armadio , CS Lewis 


10.Jane Eyre , Charlotte Brontë 


11.Comma 22 , Joseph Heller 


12.Cime tempestose , Emily Brontë 


13.Birdsong , Sebastian Faulks 


14.Rebecca , Daphne du Maurier 


15.Il giovane Holden , JD Salinger 


16.Il vento nei salici , Kenneth Grahame 


17.Grandi speranze , Charles Dickens 


18.Piccole donne , Louisa May Alcott 


19.Il mandolino del capitano Corelli , Louis de Bernieres 


20.Guerra e pace , Lev Tolstoj 


21.Via col vento , Margaret Mitchell 


22.Harry Potter e la pietra filosofale , JK Rowling 


23.Harry Potter e la camera dei segreti , JK Rowling 


24.Harry Potter E Il Prigioniero Di Azkaban , JK Rowling 


25.The Hobbit , JRR Tolkien 


26.Tess dei d'Urbervilles , Thomas Hardy 

27.Middlemarch , George Eliot 


28.Una Preghiera Per Owen Meany , John Irving 


29.Furore , John Steinbeck 


30.Alice nel Paese delle Meraviglie , Lewis Carroll 


31.La storia di Tracy Beaker , Jacqueline Wilson 


32.Cent'anni di solitudine , Gabriel García Márquez 


33.I Pilastri della Terra , Ken Follett 


34.David Copperfield , Charles Dickens 


35.Charlie e la fabbrica di cioccolato , Roald Dahl 


36.L'isola del tesoro , Robert Louis Stevenson 


37.Una città come Alice , Nevil Shute 


38.Persuasione , Jane Austen 


39.Dune , Frank Herbert 


40.Emma , Jane Austen 


41.Anna dai capelli rossi , LM Montgomery 


42.La collina dei conigli , Richard Adams 


43.Il Grande Gatsby , Francis Scott Fitzgerald 


44.Il conte di Montecristo , Alexandre Dumas 


45. Brideshead Revisited , Evelyn Waugh 


46.Fattoria degli animali , George Orwell 


47.Canto di Natale , Charles Dickens 


48.Lontano dalla pazza folla , Thomas Hardy 


49.Buonanotte signor Tom , Michelle Magorian 


50.I cercatori di Shell , Rosamunde Pilcher


51. Il giardino segreto , Frances Hodgson Burnett 

52.Uomini e topi , John Steinbeck 


53.L'ombra dello scorpione , Stephen King 


54.Anna Karenina , Lev Tolstoj 


55.Il ragazzo giusto , Vikram Seth 


56.Il GGG , Roald Dahl 


57.Swallows and Amazons , Arthur Ransome 


58.Black Beauty , Anna Sewell 


59.Artemis Fowl , Eoin Colfer 


60.Delitto e castigo , Fëdor Dostoevskij 


61.Tris , Malorie Blackman 


62.Memorie di una Geisha , Arthur Golden 


63.Un racconto di due città , Charles Dickens 


64.Uccelli di rovo , Colleen McCollough 


65.Mort , Terry Pratchett 


66.L'Albero Magico Faraway , Enid Blyton 


67.Il Mago , John Fowles 


68.Good Omens , Terry Pratchett e Neil Gaiman 


69.Guardie! Guardie! , Terry Pratchett 


70.Il signore delle mosche , William Golding 


71.Profumo , Patrick Süskind 


72.I filantropi Trousered Ragged , Robert Tressell 


73.Night Watch , Terry Pratchett 


74.Matilda , Roald Dahl 


75.Il diario di Bridget Jones , Helen Fielding 


76.La Storia Segreta , Donna Tartt 


77.La donna in bianco , Wilkie Collins 


78.Ulisse , James Joyce 


79.Bleak House , Charles Dickens 


80.Double Act , Jacqueline Wilson 


81.Le Twits , Roald Dahl 


82.Il profumo delle campanule , Dodie Smith 


83.Fori , Louis Sachar 


84.Gormenghast , Mervyn Peake 


85.Il dio delle piccole cose , Arundhati Roy 


86.Vicky Angelo , Jacqueline Wilson 


87.Brave New World , Aldous Huxley 


88.Cold Comfort Farm , Stella Gibbons 


89.Mago , Raymond E Feist 


90.On The Road , Jack Kerouac 


91.Il Padrino , Mario Puzo 


92.Il Clan Della Grotta dell'Orso , Jean M. Auel 


93.Il colore della magia , Terry Pratchett 


94.L'Alchimista , Paulo Coelho 


95.Katherine , Anya Seton 


96.Kane e Abele , Jeffrey Archer 


97.L'amore ai tempi del colera , Gabriel García Márquez 


98.Girls in Love , Jacqueline Wilson 


99.The Princess Diaries , Meg Cabot 

100.I figli della mezzanotte , Salman Rushdie