lunedì 19 novembre 2012

Invictus, 2009, Clint Eastwood. Poesia di Mandela

  • [Mandela in prigione, nella visione di François Pienaar]
    Dalla notte che mi avvolge,
    nera come la fossa dell'Inferno,
    rendo grazie a qualunque Dio ci sia
    per la mia anima invincibile.
    La morsa feroce degli eventi
    non m'ha tratto smorfia o grido.
    Sferzata a sangue dalla sorte
    non s'è piegata la mia testa.
    Di là da questo luogo d'ira e di lacrime
    si staglia solo l'orrore della fine.
    Ma in faccia agli anni che minacciano,
    sono e sarò sempre imperturbato.
    Non importa quanto angusta sia la porta,
    quanto impietosa la sentenza,
    io sono il padrone del mio destino,
    il capitano della mia anima.



giovedì 8 novembre 2012

V per Vendetta, film statunitense del 2005, James McTeigue. Discorso di V sulla paura

  • Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione: come molti di voi, io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione; ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno, ahimè, sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole... non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto: so che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie: c'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale Alto Cancelliere: Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, a un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato. (V)

Good evening, London. Allow me first to apologise for this interruption. I do, like many of you, appreciate the comfort of everyday routine, the security of the familiar, the tranquility of repetition. I enjoy them as much as any bloke. But in the spirit of commemoration, whereupon important events of the past, usually associated with someone's death or the end of some awful bloody struggle, are celebrated with a nice holiday, I thought we could mark this November the 5th, a day that is sadly no longer remembered, by taking some time out of our daily lives to sit down and have a little chat. There are, of course, those who do not want us to speak. I suspect even now, orders are being shouted into telephones, and men with guns will soon be on their way. Why? Because while the truncheon may be used in lieu of conversation, words will always retain their power. Words offer the means to meaning, and for those who will listen, the enunciation of truth. And the truth is, there is something terribly wrong with this country, isn't there? Cruelty and injustice, intolerance and oppression. And where once you had the freedom to object, to think and speak as you saw fit, you now have censors and systems of surveillance coercing your conformity and soliciting your submission. How did this happen? Who's to blame? Well, certainly, there are those who are more responsible than others, and they will be held accountable. But again, truth be told, if you're looking for the guilty, you need only look into a mirror. I know why you did it. I know you were afraid. Who wouldn't be? War, terror, disease. They were a myriad of problems which conspired to corrupt your reason and rob you of your common sense. Fear got the best of you, and in your panic you turned to the now high chancellor, Adam Sutler. He promised you order, he promised you peace, and all he demanded in return was your silent, obedient consent. Last night, I sought to end that silence. Last night, I destroyed the Old Bailey to remind this country of what it has forgotten. More than four hundred years ago, a great citizen wished to embed the fifth of November forever in our memory. His hope was to remind the world that fairness, justice, and freedom are more than words, they are perspectives. So if you've seen nothing, if the crimes of this government remain unknown to you, then I would suggest that you allow the fifth of November to pass unmarked. But if you see what I see, if you feel as I feel, and if you would seek as I seek, then I ask you to stand beside me, one year from tonight, outside the gates of Parliament, and together we shall give them a fifth of November that shall never, ever be forgot.

domenica 7 ottobre 2012

L'avvocato del diavolo, 1997, Taylor Hackford. [Eddie Barzoon]

  • Eddie Barzoon, Eddie Barzoon. Be', l'ho tenuto a galla per due divorzi, recupero da cocaina e una segretaria messa incinta. Ah, è una creatura di Dio anche lui. Ma sarà anche una creatura privilegiata? Ah, io lo avevo avvertito Kevin. L'ho assistito passo passo per tutta la vita. Lo vedevo sballonzolare di qua e di là come un giocattolo, un pupazzetto con la carica. 120 chili di avidità egocentrica in movimento. Il prossimo millennio è qui dietro l'angolo Kevin, Eddie Barzoon, guardatelo bene, perché è lui l'uomo immagine del prossimo millennio. Non è un mistero da dove arrivi la gente come lui, è gente che affila l'avidità umana al punto che riesce a spaccare un atomo tanto acuto è il desiderio; si costruiscono un ego grande come una cattedrale e collegano a fibre ottiche il mondo con ogni impulso dell'ego. Lubrificano anche i sogni più ottusi con fantasie a base di oro e di dollari finché ogni essere umano diviene un aspirante imperatore, il suo proprio Dio! E a questo punto dove si va?! E mentre noi ci arrabattiamo da un affare all'altro, chi è che tiene d'occhio il pianeta? L'aria si inquina, l'acqua imputridisce, perfino il miele delle api ha il gusto metallico della radioattività e tutto si deteriora sempre più in fretta. Non c'è modo di riflettere né di prepararsi. Si comprano futuri si vendono futuri dove non c'è nessun futuro. Siamo su un treno impazzito figliolo! Abbiamo miliardi di Eddie Barzoon che corrono a passo di jogging verso il futuro, tutti quanti si preparano a ficcare un dito in culo all'ex pianeta di Dio e poi se lo leccano e si mettono a digitare sulle loro immacolate tastiere cibernetiche per calcolare le stramaledette ore da fatturare e finalmente prendono coscienza; il biglietto te lo devi pagare da solo. Il gioco è cominciato, è tardi per ritirarsi adesso. Ormai hai la pancia troppo piena... Un uccello malandato! Gli occhi iniettati di sangue e urli per chiedere aiuto. Indovina un po'? Non c'è nessuno in giro! Sei tutto solo Eddie, sei un figlioletto che rigetto di Dio. Forse è vero, forse Dio ha lanciato i dadi una volta di troppo e cosi ci ha fregati tutti. (John Milton)


  • Eddie Barzoon! Eddie Barzoon! Ha! I nursed him through two divorces, a cocaine rehab, and a pregnant receptionist. God's creature, right? God's special creature. I've warned him, Kevin. I've warned him every step of the way. Watching him bounce around like a fucking game. Like a wind-up toy. Like 250 pounds of self-serving greed on wheels. The next thousand years is right around the corner. Eddie Barzoon... take a good look, because he's the poster child for the next millennium. These people, it's no mystery where they come from.
    You sharpen the human appetite to the point where it can split atoms with its desire. You build egos the size of cathedrals. Fiber-optically connect the world to every eager impulse. Grease even the dullest dreams with these dollar-green gold-plated fantasies until every human becomes an aspiring emperor, becomes his own god. Where can you go from there? As we're scrambling from one deal to the next, who's got his eye on the planet? As the air thickens, the water sours, even bees' honey takes on the metallic taste of radioactivity... and it just keeps coming, faster and faster. There's no chance to think, to prepare; it's buy futures, sell futures... when there is no future. We got a runaway train, boy. We got a billion Eddie Barzoons all jogging into the future. Every one of them is getting ready to fistfuck God's ex-planet, lick their fingers clean, as they reach out toward their pristine, cybernetic keyboards to tote up their fucking billable hours. And then it hits home. You got to pay your own way, Eddie. It's a little late in the game to buy out now. Your belly's too full, your dick is sore, your eyes are bloodshot and you're screaming for someone to help. But guess what — there's no one there! You're all alone, Eddie. You're God's special little creature. Maybe it's true. Maybe God threw the dice once too often. Maybe He let us all down.

sabato 15 settembre 2012

L'avvocato del diavolo, 1997, Taylor Hackford. Discorso del Diavolo su Dio [Al Pacino]

  • John Milton: Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni, si può sapere? Dio? È così? Dio? Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! È un guardone giocherellone! Riflettici un po': lui dà all'uomo gli istinti... ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo, cosmico, spot pubblicitario del film! Fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda, ma non toccare... tocca, ma non gustare... gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all'altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, un gran sadico! È un padrone assenteista! Ecco che cos'è! E uno dovrebbe adorarlo? No, Mai!
    Kevin: Meglio regnare all'inferno che servire in paradiso! Non è così?
    Milton: Perché no? Io sto qui col naso ben ficcato nella terra e ci sto fin dall'inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l'uomo è stato creato per provare. A me interessava quello che l'uomo desiderava e non l'ho mai giudicato e sai perché? Perché io non l'ho mai rifiutato nonostante le sue maledette imperfezioni! Io sono un fanatico dell'uomo, sono un umanista... probabilmente l'ultimo degli umanisti. Chi, sano di mente Kevin, potrebbe mai negare che il ventesimo secolo è stato interamente mio? Tutto quanto Kevin! Ogni cosa! Tutto mio! Sono all'apice Kevin! È il mio tempo questo! È il nostro tempo!


John Milton: Who are you carrying all those bricks for anyway? God? Is that it, God? Well, I tell ya: let me give you a little inside information about God. God likes to watch. He's a prankster. Think about it: He gives man instincts. He gives you this extraordinary gift, and then what does He do? I swear, for His own amusement, His own private cosmic gag reel. He sets the rules in opposition. It's the goof of all time. Look, but don't touch. Touch, but don't taste. Taste, don't swallow. [laughs] And while you're jumpin' from one foot to the next, what is He doin'? He's laughin' His sick, fuckin' ass off! He's a tight-ass! He's a sadist! He's anabsentee landlord. Worship that? Never!
Kevin Lomax: "Better to reign in Hell, than to serve in Heaven," is that it?
John Milton: Why not? I'm here on the ground with my nose in it since the whole thing began! I've nurtured every sensation man has been inspired to have. I cared about what he wanted and I never judged him. Why? Because I never rejected him, in spite of all his imperfections. I'm a fan of man! I'm a humanist. Maybe the last humanist. Who, in their right mind, Kevin, could possibly deny the 20th century was entirely mine? All of it, Kevin! All of it. Mine. I'm peaking, Kevin. It's my time now. It's our time.

sabato 25 agosto 2012

Un sogno per domani (Pay It Forward), 2000, Mimi Leder. Discorso alla classe

 Prof. Simonet: C’è un mondo là fuori e anche se decidete di non volerlo incontrare, comunque vi colpirà dritto in faccia, credetemi. Dunque è meglio comincia a pensare al mondo ora, a cosa vuol dire per voi: che significa il mondo per ognuno di voi? Coraggio! Vorrei una classe che partecipa qui! È solo da quest’aula che volete tirarvi fuori? Da casa vostra? Dalla vostra strada? Nessuno di voi vuole spingersi oltre? Ogni quanto pensate alle cose che accadano fuori da questa città? Guardate il telegiornale? Sì, no? Bene, non siamo ancora pensatori globali, ma perché non lo siamo? Trevor: Perché… abbiamo undici anni
Prof. Simonet: Giusto rilievo: forse Trevor ha assolutamente ragione: perché dovremmo pensare al mondo, insomma, dopotutto cos’è che il mondo si aspetta da noi, da te: cos’è che il mondo si aspetta da te.
Trevor: Niente. Prof. Simonet: Niente… Mio dio, ragazzi e ragazze ha assolutamente ragione: niente. Sì, eccovi qui: non potete guidare, votare, non potete nemmeno andare in bagno senza un permesso da parte mia, siete incastrati, proprio qui nella seconda media. Ma non per sempre, perché un giorno sarete liberi. Ma che succede se il giorno in cui sarete liberi non siete preparati, non siete pronti, eppure vi guardate intorno e a voi non piace il mondo com’è… e se il mondo è un’enorme delusione ? Paco: Siamo fregati!
Prof. Simonet: A meno che non prendete le cose che non vi piacciono di questo mondo e le sbattete via facendole finire a terra sulle chiappe. E potete cominciare a farlo oggi: questo è il vostro compito, avrete un voto e vale per tutto l’anno. No, no, un momento: cos’è che non va? Qual è il problema?
Ragazzi: E’ tipo così… Strano… Pazzesco… Faticoso… Barboso
Prof. Simonet: Barboso, faticoso… che ne dite di: possibile. È possibile, il regno della possibilità esiste dove? In ognuno di voi… Qui, perciò potete farlo, potete sorprenderci, spetta a voi, o potete starvene impalati e lasciarlo atrofizzare. 



Matrix, 1999, Lana e Andy Wachowski. Cosa è Matrix

  • Morpheus: Immagino, che in questo momento ti sentirai un po' Alice che ruzzola nella tana del Bianconiglio... mh?
    Neo: L'esempio calza.
    Morpheus: Lo leggo nei tuoi occhi. Hai lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi. E curiosamente non sei lontano dalla verità. Tu credi nel destino, Neo?
    Neo: No.
    Morpheus: Perché no?
    Neo: Perché non mi piace l'idea di non poter gestire la mia vita.
    Morpheus: Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra, nel mondo. Non sai bene di che si tratta ma l'avverti. È un chiodo fisso nel cervello. Da diventarci matto. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando.
    Neo: Di Matrix.
    Morpheus: Ti interessa sapere di che si tratta? Che cos'è? Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.
    Neo: Quale verità?
    Morpheus: Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri, sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado, purtroppo, di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos'è.
Morpheus: I imagine that right now, you're feeling a bit like Alice. Hm? Tumbling down the rabbit hole?
Neo: You could say that.
Morpheus: I see it in your eyes. You have the look of a man who accepts what he sees because he is expecting to wake up. Ironically, that's not far from the truth. Do you believe in fate, Neo?
Neo: No.
Morpheus: Why not?
Neo: Because I don't like the idea that I'm not in control of my life.
Morpheus: I know exactly what you mean. Let me tell you why you're here. You're here because you know something. What you know you can't explain, but you feel it. You've felt it your entire life, that there's something wrong with the world. You don't know what it is, but it's there, like a splinter in your mind, driving you mad. It is this feeling that has brought you to me. Do you know what I'm talking about?
Neo: The Matrix.
Morpheus: Do you want to know…what it is?
[Neo nods]
Morpheus: The Matrix is everywhere. It is all around us. Even now, in this very room. You can see it when you look out your window or when you turn on your television. You can feel it when you go to work…when you go to church…when you pay your taxes. It is the world that has been pulled over your eyes to blind you from the truth.
Neo: What truth?
Morpheus: [leans in closer to Neo] That you are a slave, Neo. Like everyone else you were born into bondage. Born into a prison that you cannot smell or taste or touch. A prison for your mind.
[pause]
Morpheus: Unfortunately, no one can be…told what the Matrix is. You have to see it for yourself. [opens pillbox, empties contents into his palms, outstretches his hands] This is your last chance. After this, there is no turning back. You take the blue pill [opens his right hand revealing blue pill], the story ends, you wake up in your bed and believe whatever you want to believe. You take the red pill [opens his left hand revealing red pill], you stay in Wonderland, and I show you how deep the rabbit hole goes. [Neo, after a pause, reaches for the red pill] Remember: all I'm offering is the truth. Nothing more.

L'attimo fuggente (Dead Poets Society),1989, Peter Weir. Il discorso sulla cattedra [Robin Williams]

Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l'autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice "molti uomini hanno vita di quieta disperazione", non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno!


lunedì 13 agosto 2012

Into the Wild, 2007, Sean Penn. Monologo finale (da Tolstoy)


Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo? [Christopher legge Leo Tolstoy]

 I have lived through much, and now I think I have found what is needed for happiness. A quiet secluded life in the country, with the possibility of being useful to people to whom it is easy to do good, and who are not accustomed to have it done to them. And work which one hopes may be of some use. Then rest, nature, books, music, love for one's neighbor. Such is my idea of happiness. And then, on top of all that, you for a mate, and children perhaps. What more can the heart of a man desire?

lunedì 6 agosto 2012

Colazione da Tiffany, 1961, Blake Edwards, tratto dall'omonimo romanzo di Truman Capote. Finale

Holly: "Non permetterò a nessuno di mettermi in gabbia".

Paul: "Io non voglio metterti in gabbia,io voglio amarti".

Holly: "E' la stessa cosa".

[...]

Paul: "Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa".




You know what's wrong with you, Miss Whoever-you-are? You're chicken, you've got no guts. You're afraid to stick out your chin and say, "Okay, life's a fact, people do fall in love, people do belong to each other, because that's the only chance anybody's got for real happiness." You call yourself a free spirit, a "wild thing", and you're terrified somebody's gonna stick you in a cage. Well baby, you're already in that cage. You built it yourself. And it's not bounded in the west by Tulip, Texas, or in the east by Somali-land. It's wherever you go. Because no matter where you run, you just end up running into yourself.

lunedì 23 luglio 2012

Match Point, 2005, Woody Allen. Monologo iniziale (fortuna vs talento)


Chi disse: "Preferisco avere fortuna che talento" percepì l'essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po' di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde.


The man who said "I'd rather be lucky than good" saw deeply into life. People are afraid to face how great a part of life is dependent on luck. It's scary to think so much is out of one's control. There are moments in a match when the ball hits the top of the net, and for a split second, it can either go forward or fall back. With a little luck, it goes forward, and you win. Or maybe it doesn't, and you lose.


lunedì 16 luglio 2012

Pulp Fiction, 1994, Quentin Tarantino. Finale (discorso di Jules a Ringo; Ezechiele 27.17)

"Tu la leggi la bibbia?"

"No, di regola no".

"Beh c’è un passo che conosco a memoria:
Ezechiele 25.17: il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.
Ora, sono anni che dico questa cazzata, e se la sentivi significava che eri fatto. Non mi sono mai chiesto cosa volesse dire, pensavo che fosse una stronzata da dire a sangue freddo a un figlio di puttana prima di sparargli. Ma stamattina ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere. Vedi, adesso penso, magari vuol dire che tu sei l’uomo malvagio e io sono l’uomo timorato, e il signor 9mm, qui, lui è il pastore che protegge il mio timorato sedere nella valle delle tenebre. O può voler dire che tu sei l’uomo timorato, e io sono il pastore, ed è il mondo ad essere malvagio ed egoista, forse. Questo mi piacerebbe. Ma questa cosa non è la verità. La verità è che TU sei il debole, e io sono la tirannia degli uomini malvagi. Ma ci sto provando, Ringo, ci sto provando, con grande fatica, a diventare il pastore".




Ezekiel 25:17."The path of the righteous man is beset on all sides by the iniquities of the selfish and the tyranny of evil men.
Blessed is he who, in the name of charity and good will, shepherds the weak through the valley of darkness, for he is truly his brother's keeper and the finder of lost children.
And I will strike down upon thee with great vengeance and furious anger those who attempt to poison and destroy my brothers. And you will know my name is the Lord when I lay my vengeance upon thee."
I been saying that shit for years. And if you heard it, that meant your ass.
I never gave much thought to what it meant. I just thought it was some cold-blooded shit to say to a motherfucker before I popped a cap in his ass.
But I saw some shit this morning made me think twice. See, now I'm thinking, maybe it means you're the evil man, and I'm the righteous man, and Mr. 9 millimeter here, he's the shepherd protecting my righteous ass in the valley of darkness.
Or it could mean you're the righteous man and I'm the shepherd and it's the world that's evil and selfish. I'd like that.
But that shit ain't the truth. The truth is, you're the weak, and I am the tyranny of evil men. But I'm trying, Ringo. I'm trying real hard to be the shepherd. 

lunedì 2 luglio 2012

La tigre e la neve, 2005, Roberto Benigni. Lezione di Attilio sulla poesia

Su su... svelti eh, svelti, veloci... Piano, con calma. Non v'affrettate, eh. Poi non scrivete subito poesie d'amore, eh! Che sono le più difficili aspettate almeno almeno un'ottantina d'anni eh... Scrivetele su un altro argomento, che ne so su... su... il mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo, ecco, che non esiste una cosa più poetica di un'altra, eh? Avete capito? La poesia non è fuori, è dentro! Cos'è la poesia? Non chiedermelo più, guardati nello specchio: la poesia sei tu! E vestitele bene le poesie! Cercate bene le parole! Dovete sceglierle! A volte ci vogliono 8 mesi per trovare una parola! Sceglietele, che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere! Da Adamo ed Eva: lo sapete Eva quanto c'ha messo prima di scegliere la foglia di fico giusta? Come mi sta questa, come mi sta questa, come mi sta questa... Ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre! Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto! Morto, tutto è... Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto, dilapidate la gioia! Sperperate l'allegria! Siate tristi e taciturni con esuberanza! Fate soffiare in faccia alla gente la felicità! E come si fa? Fammi vedere gli appunti che mi son scordato! Questo è quello che dovete fare! Non son riuscito a leggerli! Per trasmettere la felicità bisogna essere felici. E per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Siate felici! Dovete patire, stare male, soffrire, non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre! Eh? E se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto! Avete capito? E non cercate la novità, la novità è la cosa più vecchia che ci sia. E se il pezzo non vi viene da questa posizione, da questa, da così, be'... buttatevi in terra! Mettetevi così! Eccolo qua... Oh! È da distesi che si vede il cielo! Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima!? Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono! Fatevi obbedire dalle parole! Se la parola... "muro"! "Muro" non ti dà retta... non usatela più per 8 anni, così impara! "Che è questo? Boh! Non lo so!" Questa è la bellezza! Come quei versi là, che voglio che rimangano scritti lì per sempre!...Forza cancellate tutto. 


lunedì 25 giugno 2012

Kill Bill vol. 2, 2004, Quentin Tarantino. Discorso di Bill su Superman

  • Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti, soprattutto di quelli sui supereroi. Trovo che tutta la filosofia che circonda i supereroi sia affascinante. Prendi il mio supereroe preferito: Superman. Non un grandissimo fumetto, la sua grafica è mediocre. Ma la filosofia, la filosofia non è soltanto eccelsa, è unica! [...] Dunque, l'elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Wayne, l'Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l'Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l'unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman; quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande "S" rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l'abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana. Più o meno come Beatrix Kiddo è la moglie di Tommy Plympton. 


sabato 16 giugno 2012

I FONDI EUROPEI PER LE BANCHE, NON PER I CITTADINI




Nel 2010 sette banche spagnole si sono fuse per creare Bankia, istituto di credito di valenza nazionale, destinato a competere con i grandi colossi europei. L’impresa, tuttavia, sembra essersi arenata in circa due anni e così nel maggio 2012 lo stato iberico è entrato nel novero degli azionisti, passo affatto nuovo, ripetuto nel corso della storia ogni volta che una banca è piombata in una profonda crisi (in questo caso si parla di 19 miliardi di euro di buco) . A prima vista può apparire come un passaggio obbligato, necessario a salvare i conti correnti di numerosi cittadini, per cui di primo acchito sembra che lo stato (la collettività) scenda in campo per salvare se stesso, ma non è così. Nel stragrande maggioranza dei casi, infatti, queste banche in crisi sono finite in una tale situazione dopo ripetute operazioni spericolate e senza controllo: titoli “tossici”, speculazioni senza paracadute, mutui facili ecc ecc. I profitti di questi istituti di credito sono divisi tra pochi azionisti principali, ma i debiti sono assorbiti dalla collettività per evitare che il fallimento azzeri i risparmi di numerosi cittadini. Tuttavia non ci si adopera quasi mai contro i super stipendi dei dirigenti (incapaci) e i grandi dividendi non vengono toccati per non far del male a qualche importante personalità; si evita quasi sempre, inoltre, di regolamentare in maniera efficace il sistema finanziario, ponendo un freno alle operazioni rischiose e sconsiderate portate avanti sulle spalle dei correntisti. 
Torniamo a Bankia. Ormai è certo che l’Unione Europea interverrà per sanare la crisi del sistema bancario spagnolo (con un contributo di circa 100 miliardi di euro) e Bankia sarà il primo beneficiario. Dopo l’intervento dello stato iberico, quindi dei cittadini spagnoli, ora toccherà a tutti noi europei dare il contributo per salvare questi istituti di credito in difficoltà, come già accaduto per Grecia, Portogallo e Irlanda. E’ opportuno dunque comprendere come si sia potuti giungere ad debito così elevato: prestiti alle imprese? Finanziamenti per i mutui? Certo, ma non solo. Spicca un dato incredibile: 4 miliardi del buco di Bankia sono causati dal calcio. Debiti contratti da Barcellona e Real Madrid per costruire squadre fantastiche e imbattibili, ma anche formazioni più modeste come ad esempio il Valencia.  Si può magnificare il Barca per la sua rosa quasi tutta proveniente dalla “cantera”, ma bisogna anche considerare l’alto ingaggio pagato a questi campioni per far sì che restino, senza dimenticare i numerosi acquisti del club catalano (Ibrahimovic e Villa su tutti) affatto a buon mercato; il Real, invece, attinge molto meno dalle sue giovanili, ed infatti i vari Ronaldo, Kaka, Ozil, Alonso, Benzema sono stati pagati a caro prezzo e vantano tutti stipendi altissimi. Ovviamente gli incassi non coprono le spese, ecco perché spesso questi grandi club sono ricorsi a prestiti bancari ed ora, nella crisi più nera, saremo noi cittadini europei a colmare i debiti accumulati. Senza contare che un altro miliardo di euro i club professionistici spagnoli lo devono alle casse del regno, tasse mai pagate e si consideri che sono anche molto più basse rispetto a quelle degli altri stati: da anni Galiani ripete ai tifosi milanisti che non si può competere con i club iberici dato che per pagare uno stipendio netto di 12 milioni di euro in Italia se ne devono spendere quasi 20, mentre in Spagna ne bastano 15. Nonostante ciò i club della Liga non riescono a pagare tutte le tasse, ed ecco ora i risultati.
Diverse fonti giornalistiche, inoltre, ripetono che gli sprechi dei club non sono certo da imputare ad un male endemico attribuibile al calcio. Alti dirigenti di società calcistiche spagnole, infatti, si avvantaggiano della loro posizione per elargire favori e conquistare popolarità, passi necessari per un successivo ingresso in politica. Dato il federalismo spagnolo ed il forte sentimento identitario localistico, non c’è vetrina migliore che quella del calcio, ed ecco perché è in questo settore che si concentrano gli sprechi e lo sperpero economico, ma tutto ciò è soltanto una ruota dell’enorme carro posto al di sopra. Non dubitate, infatti, che questo prestito da 100 miliari inciderà poco o nulla sulla vita degli spagnoli; grossi dividendi e compensi per il (pessimo) lavoro svolto divoreranno gran parte di questi soldi, destinati certamente a nuove speculazioni. 
Verrà presto il giorno in cui gli sceicchi non riusciranno più a mantenere i numerosi club europei di loro proprietà, così come un giorno si risveglieranno bruscamente da questo illusorio e insostenibile sogno molti altri proprietari, che siano petrolieri, industriali, americani o russi… Il calcio allora si troverà ad un bivio: crollare o ridimensionarsi. Ma non è solo il calcio a doversi dare una regolata. Una mondo come il nostro non può reggere a questi ritmi, così come le ingiustizie dell’alta finanza non possono restare impunite per sempre: certo noi cittadini dobbiamo imparare a ridimensionare le nostre abitudini e deciderci a riscoprire le vere priorità, ma chi è al di sopra di noi dovrà rendere conto e rendersi conto che non la si può fare franca per sempre.
Dobbiamo aprire gli occhi ed informarci sempre di più, acquisire coscienza e conoscenza di come funziona il mondo. Allora si che potremo cominciare a sentirci liberi.  

Seth Ankh

lunedì 11 giugno 2012

Nuovo Cinema Paradiso, 1988, Giuseppe Tornatore. La storia del soldato e della principessa


  • Una volta un re fece una festa e c'erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re! Basta! Finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e ce disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che ci disse al soldato: "Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!"
    Minchia, subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. Gli uccelli ci cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e ci scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle ché non aveva più la forza manco per dormire... mentre la principessa sempre che lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via. (Alfredo)
  • Ora ho capito perché il soldato andò via proprio alla fine. Sì, bastava un'altra notte e la principessa sarebbe stata sua. Ma lei poteva anche non mantenere la sua promessa. Sarebbe stato terribile. Sarebbe morto. Così invece, almeno per novantanove notti, era vissuto nell'illusione che lei fosse lì ad aspettarlo. (Salvatore)


lunedì 4 giugno 2012

Io e Annie, Woody Allen, 1977. Monologo iniziale e monologo finale

INIZIO

C'è una vecchia storiella. Due vecchiette sono ricoverate nel solito pensionato per anziani e una di loro dice: "Ragazza mia, il mangiare qua dentro fa veramente pena", e l'altra: "Sì, è uno schifo, ma poi che porzioni piccole!". Be', essenzialmente è così che io guardo alla vita: piena di solitudine, di miseria, di sofferenza, di infelicità e disgraziatamente dura troppo poco. E c'è un'altra battuta che è importante per me; è quella che di solito viene attribuita a Groucho Marx ma credo dovuta in origine al genio di Freud e che è in relazione con l'inconscio; ecco, dice così – parafrasandola –: «Io non vorrei mai appartenere a nessun club che contasse tra i suoi membri uno come me». È la battuta chiave della mia vita di adulto in relazione alle mie relazioni con le donne.

Here's an old joke: two elderly women are at a Catskill mountain resort and one of 'em says, "Boy, the food at this place is really terrible." The other one says, "Yeah, I know, and such small portions." Well, that's essentially how I feel about life. Full of loneliness and misery and suffering and unhappiness, and it's all over much too quickly. The the other joke important joke for me is one that's usually attributed to Groucho Marx, but I think it appears originally in Freud's wit and its relation to the unconscious. And it goes like this, I'm paraphrasing: Um, I would never wanna belong to any club that would have someone like me for a member. That's the key joke of my adult life in terms of my relationships with women



FINALE

Dopo di che si fece molto tardi, dovevamo scappare tutti e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla.
E io pensai a… quella vecchia barzelletta, sapete… Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: “Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina”, e il dottore gli dice: “perché non lo interna?”, e quello risponde: “e poi a me le uova chi me le fa?”. Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm… e pazzi. E assurdi, e… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi, ha bisogno di uova.

  • After that it got pretty late, and, we both had to go, but it was great seeing Annie again. I realized what a terrific person she was and how much fun it was just knowing her, and I thought of that old joke. You know, this guy goes to his psychiatrist and says, "Doc, my brother's crazy. He thinks he's a chicken." And the doctor says, "Well why don't you turn him in?" The guy says, "I would, but I need the eggs." Well, I guess that's pretty much now how I feel about relationships– you know, they're totally irrational and crazy and absurd, but, I guess we keep going through it because most of us need the eggs.

lunedì 21 maggio 2012

Il curioso caso di Benjamin Button, 2008, David Fincher. Lettera alla figlia

Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.

For what it's worth: it's never too late or, in my case, too early to be whoever you want to be. There's no time limit, start whenever you want. You can change or stay the same, there are no rules to this thing. We can make the best or the worst of it. I hope you make the best of it. I hope you see things that startle you. I hope you feel things you never felt before. I hope you meet people who have a different point of view. I hope you live a life you're proud of, and if you find that you're not, I hope you have the strength to start all over again.

lunedì 14 maggio 2012

Braveheart,1995, Mel Gibson. Discorso prima della battaglia

Siete venuti a combattere da uomini liberi, e uomini liberi siete: senza libertà cosa farete? Combatterete? Certo, chi combatte può morire, chi fugge resta vivo, almeno per un po'... Agonizzanti in un letto fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l'occasione, solo un'altra occasione di tornare qui sul campo ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà! 

Aye. Fight and you may die. Run, and you'll live... at least a while. And dying in your beds, many years from now, would you be willing to trade all the days, from this day to that, for one chance, just one chance, to come back here and tell our enemies that they may take our lives, but they'll never take... OUR FREEDOM!



lunedì 7 maggio 2012

Fight Club,1999, David Fincher. Monologo di Tyler


Vedo nel Fight Club gli uomini più forti e intelligenti mai esistiti. Vedo tutto questo potenziale. E lo vedo sprecato. Porca puttana, un'intera generazione che pompa benzina, serve ai tavoli, o schiavi coi colletti bianchi. La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock star. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene!

  • Man, I see in Fight Club the strongest and smartest men who've ever lived. I see all this potential, and I see it squandered. God damn it, an entire generation pumping gas, waiting tables – slaves with white collars. Advertising has us chasing cars and clothes, working jobs we hate so we can buy shit we don't need.We're the middle children of history, man. No purpose or place. We have no Great War. No Great Depression. Our great war is a spiritual war. Our great depression is our lives. We've all been raised on television to believe that one day we'd all be millionaires, and movie gods, and rock stars, but we won't. And we're slowly learning that fact. And we're very, very pissed off.

mercoledì 18 aprile 2012

IL PROFESSOR MONTI A SCUOLA DA CINA E QATAR


Avevano detto a tutti noi di non preoccuparci: arriva “il professore”. Laureato alla Bocconi, borsa di studio a Yale con il premio Nobel Tobin, ritorno all’università milanese prima come insegnante ed infine come rettore. Questo solo per citare alcuni dei suoi titoli accademici, tralasciamo la banca per cui ha lavorato, gli incarichi nell’Unione europea, oltre alla partecipazione a varie associazioni di stampo ultra-liberistico di cui certamente avrete letto tutti qualcosa, ma forse ne parleremo anche noi in futuro.
 © ANSA
Dicevamo, il professore doveva risolvere tutti i problemi economici e finanziari della nostra penisola, grazie anche alla corte di super tecnici che gli fanno da contorno. Ci è riuscito? Ci sta riuscendo? Per chi si e per chi no, sarà interessante capire cosa diranno i nostri politici nella prossima campagna elettorale, soprattutto i leader dei partiti che lo appoggiano, dato che, di fatto, stanno governando assieme a lui e voglio vedere chi di loro prometterà continuità e chi invece tenterà di prendere le distanze. Tralasciamo anche i giudizi positivi scontati della Merkel, di Draghi e soci, troppo facile prevedere che l’azione di Monti non sarebbe mai stata invisa a questi poteri. Mi vorrei soffermare su alcune opinioni, relative al suo operato, espresse da leader di paesi stranieri un po’ più lontani da noi.
 © ANSA
Il 27 marzo il presidente cinese Hu Jintao ha promesso di incoraggiare investimenti cinesi in Italia, sia pubblici che privati, confermando il suo apprezzamento per le riforme del premier Monti. Dopo quattro giorni il professore è andato direttamente in Cina, dove ha ricevuto i complimenti anche dal primo ministro Jiabao, soddisfatto  per i progressi del nostro paese. Durante una conferenza tenuta alla scuola Comunista di Pechino (certo, i cinesi sono comunisti, come è vero che una pornostar a fine carriera è vergine) il nostro premier ha dovuto ammettere che in effetti il sistema capitalista ha subito dei colpi, ma ancora oggi si dimostra il più forte tra i vari scenari economici possibili. Silenzio sul Tibet, toni rassicuranti sui non-diritti umani, in sostanza Monti ha affermato che dobbiamo farci i fatti nostri, soprattutto nei confronti di un paese che ci può portare paccate di denaro. In effetti il premier cinese ha anche ricordato le sue recenti trasferte ufficiali in Italia, confermando l’apprezzamento per le nostre piccole e medie imprese, per l’innovazione e la capacità manifatturiera, senza dimenticare arte e cultura, praticamente ha tralasciato solo pizza e mandolino. Vi dico la verità, sono rimasto turbato sentendo queste frasi. La Cina esprime apprezzamento verso le riforme economiche di un nostro governo?! Ma non è la stessa Cina che tutti i nostri medi e piccoli imprenditori accusano per scopiazzamenti vari e concorrenza illegale, dato il livello incredibilmente basso dei salari? Non è lo stesso paese che manda qui da noi ogni giorno container su container di prodotti a bassissima qualità con cui inondano i nostri negozi a scapito della nostra produzione migliore qualitativamente ma, per forza, più cara? Non è la stessa Cina che colonizza le nostre città (vedi Milano e Prato, ad esempio) mentre da loro controllano le nascite? La stessa nazione che possiede una grande fetta del debito pubblico americano sta prendendo di mira anche noi adesso? Senza contare i diritti umani, gli apprezzamenti da parte di uno stato che praticamente si regge su un unico, grande e inamovibile partito mi fanno pensare che se a loro piace cosa accade in Italia allora dobbiamo essere noi a preoccuparci. Cosa vorranno fare di preciso i cinesi con noi? Investire per la nostra crescita o per il loro profitto? Se apriamo un libro di storia di soli dieci anni fa e leggiamo il classico paragrafetto minuscolo sulla Cina capiremo che il mondo davvero sta cambiano, e comprenderemo che ormai noi non contiamo più una cicca.
Pochi giorni fa l’Emiro del Qatar è giunto in visita qui in Italia, calorosamente ricevuto dal nostro premier. Monti, chissà perché mai, ha chiesto ad Al Thani cosa avesse scoraggiato gli investimenti del Fondo Sovrano nel bel paese e la risposta è stata “la corruzione”. Il caro Mario lo ha rassicurato ed inoltre ha affermato che si cercherà di rendere il nostro mercato del lavoro simile a quello dei paesi in cui gli investimenti sono più convenienti. Il professore, inoltre, ha ricordato le collaborazioni tra i due paesi, soprattutto a livello energetico, e non ci si è dimenticati del calcio, visto il futuro mondiale nel paese asiatico: è stata auspicata una stretta collaborazione per ciò che riguarda le infrastrutture da costruire in uno stato che di certo non ha ancora tanti stadi quanti ne servono per una competizione globale. Sul momento il mio sesto senso mi ha avvertito che qualcosa non quadrava in queste frasi, a mente fredda ho riflettuto meglio e queste sono le conclusioni. Il problema che frena gli investimenti, secondo l’Emiro, è la corruzione, ed in effetti noi tutti siamo consapevoli delle storture del nostro paese, ma è molto strano che venga a farci la morale un monarca assoluto che regna uno stato in cui la giustizia è retta dalla Shari’a e che diversi istituti internazionali collocano agli ultimi livelli per diritti politici e civili, senza dimenticare che stiamo parlando di un paese che prevede ancora la pena di morte e la tortura. Per quanto riguarda l’economia, un quarto del bilancio statale è destinato alla spese militari ed in effetti negli scorsi decenni il Qatar non si è tirato indietro negli scontri tra Iran ed Iraq, cambiando talvolta posizione, ma consapevole di dove schierarsi per non essere schiacciato. Il brivido provato per le parole di Monti relative al nostro mercato del lavoro da cambiare e, addirittura, adeguare ai paesi che attirano investimenti, si è rivelato fondato quando ho letto alcune informazioni sul mercato del lavoro in Qatar. Lo stato arabo si regge sulla manodopera straniera, proveniente soprattutto dal sud-est asiatico, ma sono stati rilevati diversi problemi in questi ultimi anni: in pratica gli emigranti si trovano ad operare in condizioni economiche e di vita peggiori di quelle prestabilite, oltretutto si sono verificati casi di limitazioni della libertà di movimento, sia all’interno dell’emirato sia per tornare nel loro paese d’origine; non ci sono sindacati, non si rispettano le norme contro il lavoro forzato, addirittura è scoppiato uno scandalo relativo ad alcuni “campi di lavoro” (il nome mi ricorda qualcosa). Il nostro premier ha promesso un adeguamento del nostro sistema lavoro a quello dei paesi che attirano investimenti e lo ha fatto proprio durante l’incontro con l’emiro del Qatar, tutto ciò sarà una coincidenza ma continuo a rabbrividire. Per quanto riguarda l’energia, certamente il regno si regge sulla vendita di gas e petrolio e noi italiani abbiamo tanto bisogno di fonti energetiche, dato che quelle nucleari sono state (per fortuna) temporaneamente accantonate e le energie alternativi (stranamente) sembrano non fruttare per cui si è deciso di dare un taglio secco alle agevolazioni. Passiamo al calcio. Siamo stati sbaragliati da Ucraina e Polonia nella corsa all’europeo, due stati che di certo non hanno un campionato del nostro livello e, anche messi assieme, sono incorsi in mille difficoltà organizzative, tanto che si era addirittura ipotizzato un incredibile spostamento di sede. Qui da noi gli stadi sono vecchi, scomodi e spesso non a norma per le competizioni internazionali. Ancora non capisco, dunque, perché mai il Qatar ci ha scelto come partner per le infrastrutture: se non siamo bravi è stato un autogol; se siamo bravi, ma qui non riusciamo a dimostrarlo, allora ci stiamo facendo autogol ogni giorno che passa.     
Tutto questo discorso potrebbe venir frainteso, ecco perché mi pongo da solo due obiezioni-domande:
Te la prendi perché si tratta di Cina e Qatar, quindi sei come minimo razzista?
No, me la prendo anche quando si tratta di altri paesi. Mi fa incazzare la Merkel che ci critica quando affonda una nostra nave e non guarda ai suoi treni che si “tozzano” con eccessiva frequenza; la stessa cancelliera mi irrita per la sua folle idea che strozzando un paese come la Grecia si possa risollevare l’intera Europa; non mi piace sentirla fare sempre la maestrina a noi italiani che, se fossimo più intelligenti, potremmo campare sostenendoci soprattutto con arte, cultura, turismo e piccola – media industria che si accompagna a questo tipo di attività, ma ci stiamo concentrando in una lotta impari con paesi storicamente più forti da un punto di vista industriale e come patrimonio di materie prime, senza contare che la loro cultura calvinista-protestante li rende maggiormente disposti al lavoro sfrenato,anche a costo di mille sacrifici, ma dopo un viaggio in Italia non so dove preferirebbero vivere. Mi disturba sentire gli americani che ci danno lezioni di democrazia, loro che portano avanti guerre preventive con l’idea di “esportare” valori positivi; recenti critiche statunitensi al nostro sistema giudiziario mi fanno ridere, considerando la loro pena di morte, la polizia dal grilletto facile, le piazze sgomberate con la violenza, i processi in cui spesso sono state condannate persone (anche del nostro paese) per idee più che per reati; gli Usa si vantano di essere una democrazia fondata su ideali “magnifici e progressivi”, dimenticando che la loro costituzione si è basata sui nostri filosofi, di loro ci hanno aggiunto l’idea che tutto si regga con la Bibbia in una mano e il fucile nell’altra, senza dimenticare una propensione esasperata all’individualismo. Ho scelto due paesi “cardine”, ma potrei anche fare il nome dei francesi spesso superbi con noi, ma talvolta facili nel lasciarsi cadere in eccessi ( Guerre di religione, Rivoluzione 1789), estremisti in senso anti-religioso (leggi anti-simboli), fiducia nel progresso (centrali nucleari a decine), deliri di onnipotenza (come quando schiacciarono la Germania dopo la seconda guerra mondiale, consegnando così il paese nella mani dell’estremismo). E non parliamo degli inglesi. Facciamo così, un giorno scriverò un post anche sulle nazioni occidentali-avanzate-industrializzate che ci fanno da maestrine, ma oggi la mia idea era un’altra.
  Te la prendi perché pensi che prima di Monti si stesse meglio?
Assolutamente no, ma almeno vorrei poter scegliere chi deve prendere le decisioni, e vorrei farlo soprattutto nei momenti di crisi, quando le decisioni da prendere toccano i problemi più spinosi. In mancanza della libertà di scelta almeno sia consentito criticare.
In definitiva, l’idea del mio post è questa. Ormai sorrido quando altri grandi paesi occidentali ci fanno la ramanzina oppure ci allungano il biscottino, sorrido amaramente però, perché convinto che ci stiamo facendo prendere per i fondelli da 151 anni. Mi sorprendo di più, tuttavia, quando sento critiche o consigli da paesi che stanno ancora cercando di raggiungere i più scontati livelli di libertà e giustizia, oltre che eguaglianza sociale. Mi sorprendo, però, non perché spinto da un sentimento di superiorità, ma semmai perché ho tanta di quella fiducia nelle potenzialità del nostro paese che credo toccherebbe a noi dare consigli agli altri, siano essi confinanti o paesi lontani. Potremmo essere noi la guida degli stati in via di “sviluppo”, invece vedo i nostri dirigenti prostrarsi davanti ai loro leader assoluti (salvo poi cambiare idea se ce lo ordinano gli USA). Abbiamo scelto, invece, di farci colonizzare anche a livello intellettuale. Divento così consapevole che la globalizzazione non sta affatto avvicinando le culture, semmai sta accomunando i lati peggiori di tutti gli stati, e chissà quale sarà la fine, o meglio, quale è IL FINE di tutto ciò. E chissà chi tira i fili.

Seth Ankh

venerdì 13 aprile 2012

La 25ª ora; monologo allo specchio


Monty sta per finire in galera per sette lunghi anni. Non sa se ne uscirà vivo, non riesce nemmeno a capire se qualcuno lo ha tradito, sospetta addirittura della sua ragazza. Chiuso in un grumo di rabbia lancia un'invettiva cruda: contro tutte le etnie che vivono nella sua città, contro gli scandali finanziari in buona parte impuniti, contro la religione, contro la forza pubblica, contro gli amici, il padre, la fidanzata. Un ondata d'odio che viaggia dall'universale al particolare, dalla società alla famiglia. 
Alla fine comprende tutto.
La società può anche essere marcia, malata e caotica; chi dovrebbe starci accanto può anche essere un vile o un traditore; le istituzioni terrene e celesti possono anche essere delle finzioni; ma se commettiamo uno sbaglio tanto grosso dobbiamo mandare a fanculo soprattutto noi stessi. 
Una grande lezione di vita, un ottimo film di Spike Lee tratto dal romanzo di David Benioff


<< Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e chi la abita. 
In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle. 
In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina. 
In culo ai Sikh e ai pachistani che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti, puzzano di curry da tutti i pori. Mi mandano in paranoia le narici... Aspiranti terroristi! E rallentate, cazzo! 
In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi. E te lo sbattono in faccia su Gay-Channel. 
In culo ai bottegai coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica. Sono qui da dieci anni e non sanno ancora mettere due parole insieme. 
In culo ai russi di Brighton Beach. Mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro tè, con una zolletta di zucchero tra i denti. Rubano, imbrogliano e cospirano. Tornatevene da dove cazzo siete venuti. 
In culo agli ebrei ortodossi, che vanno su e giù per la quarantasettesima, nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell'apartheid. 

In culo agli agenti di Borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell'universo. Quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas-Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita! E Bush e Cheney non sapevano niente di quel casino?! Ma fatemi il cazzo di piacere! 
In culo alla Tyco, alla ImClone, alla Adelphia, alla WorldCom! 
In culo ai portoricani, venti in una macchina e fanno crescere le spese dell'assistenza sociale. E non fatemi parlare di quei pipponi dei dominicani... Al loro confronto i portoricani sono proprio dei fenomeni. 
In culo agli italiani di Bensonhurst, con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant'Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi sperando in un'audizione per I Soprano. 
In culo alle signore dell'Upper-East Side, con i loro foulard di Hermes e i loro carciofi di Balducci da 50 dollari, con le loro facce pompate di silicone, truccate, laccate e liftate: non riuscite ad ingannare nessuno vecchie befane.
 In culo ai negri di Harlem... Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa! E muovete... le chiappe, è ora! 
In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili nascosti dietro il loro muro d'omertà. Avete tradito la nostra fiducia! In culo ai preti, che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. 
In culo alla Chiesa, che li protegge non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo! Se l'è cavata con poco. Un giorno sulla croce, un weekend all'inferno, e poi gli alleluia degli angeli per il resto dell'eternità! Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville!
 In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all'inferno. Stronzi cammellieri con l'asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!
 In culo a Jacob Elinski... lamentoso e scontento. 
In culo a Francis Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. 
In culo a Naturelle Riviera, le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena: mi ha venduto alla polizia... maledetta puttana. 
In culo a mio padre con il suo insanabile dolore, che beve acqua minerale dietro al banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri e inneggiando ai Bronx Bombers. 
In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, ai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare. Che gli incendi la distruggano. Che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi. 
No. No, in culo a te, Montgomery Brogan.
 Avevi tutto e l'hai buttato via, brutta testa di cazzo!>>