giovedì 31 dicembre 2015

10 AUGURI FATTI COL CUORE!

Il nuovo anno si avvicina e tutti gli autori del nostro blog vogliono farvi i più sentiti auguri di buon 2016
Non auguri generici, ma 10 precisi auguri, da estendere a chi volete!
Eccoli qui:


1) Per prima cosa vi auguriamo un anno di salute. Tutti gli autori di questo blog vivono in un territorio balzato sulle prime pagine dei giornali non proprio per la salubrità dell’aria. Dunque, sappiamo quanto sia importante stare bene, sentirsi bene.
Ci auguriamo che lo Stato faccia la sua parte, valorizzando e perfezionando il nostro sistema sanitario, senza trasformarlo in qualcosa di assimilabile al modello americano, ma nemmeno lasciandolo alla sbando ed agli sprechi.  

2) Per far sì che trascorriate un anno sereno vi auguriamo anche la sicurezza, per voi e le vostre cose. Vivere sicuri non significa, però, soltanto tutelare se stessi dalla piccola criminalità, ma anche sentirsi protetti dalle grandi ingiustizie che ogni cittadino (che non sia ricco o potente) è costretto a subire.
Speriamo che lo Stato capisca che la sicurezza si costruisce a casa, non migliaia di chilometri lontano immersi in “missioni di pace” al servizio di chissà chi. Bisogna, inoltre, mettere in sicurezza il nostro territorio, e non lo si fa spendendo miliardi per aerei super moderni con cui giocare ai soldatini.

3) Auguriamo a tutti di coltivare sempre l’amore per la conoscenza ed il sapere. Speriamo che per voi il 2016 sia un anno di letture, letture importanti, tali da far maturare la vostra mente ed allargare la vostra capacità di analisi in un mondo sempre più complesso. Diffondete l’amore per la cultura, siate portatori sani di conoscenza.
Lo Stato deve fare la sua parte, salvando la scuola pubblica, mantenendola accessibile a tutti, ed al contempo non precludendo l’università a chi merita. Ci auguriamo che il 2016 sia l’anno della valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale, vera materia prima dell’Italia.

4) La nostra Repubblica è fondata sul lavoro, dunque auguriamo a tutti di trovarne uno ed a coloro che già lo hanno di conservarlo. Speriamo che tutti possano riuscire a svolgere il lavoro che desiderano, secondo le proprie capacità ed i propri meriti.
Vorremmo veder finalmente applicata la prima frase della
Costituzione, ed in generale è ora che lo Stato incentivi la creazione di posti di lavoro, ne migliori la qualità, tuteli la sicurezza dei lavoratori e smetta di renderlo sempre più precario.

5) L’ultima frase del punto precedente ci spinge ad augurare a tutti di mantenere la dignità. Dignità vuol dire non essere sfruttati, dignità significa non subire soprusi, la dignità c’è quando siamo valorizzati per i meriti e non per il nostro nome, vivere dignitosamente vuol dire essere liberi di pensare ed agire secondo i nostri desideri senza ledere la dignità di nessun altro.

6) I cinque punti precedenti sono basilari per vivere un anno privo di dolori, ma noi vi auguriamo qualcosa di più: la felicità.
Vi auguriamo un anno sereno, ricco di soddisfazioni e momenti sereni. Felicità per noi non è condividere su facebook mille foto, giusto per dare l’apparenza di una vita allegra, ma viverla davvero, senza sentire il bisogno di gridarlo ai quattro venti per cercare di convincere prima di tutto noi stessi. Siate felici con le piccole cose, senza dover vivere al massimo per sentirsi gioiosi un minimo.

7) Un augurio ed un invito che vogliamo farvi è quello di continuare a sognare, sempre e comunque. Tra i fan della nostra pagina facebook spesso vediamo molti aspiranti scrittori, attori, musicisti, fotografi, artisti, danzatori ecc. ecc. Non smettete mai di crederci. Certo, non bisogna impazzire per i propri desideri, ma nemmeno rinunciare a sognare, noi crediamo che sia giusto continuare ad immaginare di veder realizzati i propri progetti.

8)Per completare l’invito precedente è giusto augurarvi anche un’altra cosa: l’opportunità. Spesso i nostri sogni si infrangono non per demeriti, ma perché è mancata l’occasione di realizzarli. Noi speriamo che questa opportunità si concretizzi almeno una volta nel prossimo anno, poi toccherà a voi coglierla al volo. Come scrisse il Machiavelli "senza quella occasione, la loro virtù si sarebbe spenta, e senza quella virtù l’occasione sarebbe arrivata invano."

9)Per concludere vogliamo augurarvi due cose indispensabili. La prima è l’amicizia, quella vera e sincera. Amici reali, oltre che virtuali; amici sensibili e disposti ad esservi vicini soprattutto nei momenti difficili.

10)La seconda è l’amore. Non UN amore ma L’Amore.
Che siate donne o uomini, che amiate donne o uomini, non ci importa e non deve importare a nessuno: basta che siate amati e che amiate con tutto il cuore.
Un anno d’amore, per i singoli e per l’umanità intera, questo è il nostro ultimo augurio per il 2016.


domenica 6 dicembre 2015

I DIECI LIBRI PIÙ LETTI AL MONDO

Quali sono i dieci libri più letti al mondo? Quante volte ci siamo posti domande simili, spinti dalla curiosità di conoscere i libri più popolari tra l'intera umanità, magari per scoprire quanti ne abbiamo letti fino ad ora?

James Chapman ci è riuscito, dopo una ricerca durata anni, conteggiando quante volte un determinato libro è stato stampato e venduto nel corso degli ultimi cinquanta anni. Ovviamente, incrociando queste due statistiche, non si potrà conoscere esattamente qual è quello più letto (manca il conteggio dei prestiti, degli scambi, dei regali di libri usati e così via) tuttavia è l'unico modo per avvicinarsi il più possibile alla realtà.

Ecco la classifica:

1) La Bibbia; 3,9 miliardi di copie. 
Il testo sacro si trova al primo posto della classifica dato che non viene letto e studiato solo dai credenti (cristiani ed anche ebrei per il Vecchio Testamento), ma anche da ricercatori, atei curiosi, etc.etc. Anche per i mussulmani la Bibbia è stata ispirata direttamente da Dio, seppure in seguito sarebbe stata "corrotta" dagli uomini.

2)Citazioni dalle opere del presidente Mao Tse-tung; 820 milioni di copie.
Curiosamente al secondo posto troviamo un testo completamente diverso dal primo. Un testo sacro anche questo, ma per i comunisti di ogni tempo. Il cosiddetto Libretto rosso fu pubblicato nel 1966 e diffuso rapidamente in Cina e nel resto del mondo, per far sì che si conoscesse il pensiero di uno dei più grandi leader comunisti.

3)La saga di Harry Potter; 450 milioni di copie.
I sette volumi scritti da  J. K. Rowling furono pubblicati tra il 1997 ed il 2007, affascinando milioni di ragazzi e non solo. La saga è diventata un vero e proprio fenomeno culturale, anche grazie all'adattamento cinematografico approdato sullo schermo a partire dal 2001.

4)Il signore degli Anelli; 150 milioni di copie.
La trilogia di John Ronald Reuel Tolkien, concepita come un unico libro, segna un altro punto per il genere fantasy. Scritto tra il 1937 ed il 1949, il ciclo viene ristampato costantemente visto che ogni anno si aggiungono numerosi fan, affascinati dal mondo fantastico creato dall'autore sudafricano. Anche in questo caso un nuovo impulso è stato dato dai tre film diretti da Peter Jackson. 

5)La saga di Twilight; 120 milioni di copie.
Quando fu pubblicata la classifica di Chapman la saga aveva venduto 43 milioni di copie, tuttavia non si è fermata lì (purtroppo). Non saprei se definirla horror o fantasy, temo che verrei ucciso dai fan di entrambi i generi. Di certo la storia ha fatto innamorare milioni di ragazzine, non ce la sentiamo di aggiungere altro.

6)L'Alchimista; 100 milioni di copie.
Il libro di Paulo Coelho fu pubblicato nel 1988, tradotto in 56 lingue e venduto in oltre 150 paesi. La dimensione onirica caratterizza questo capolavoro, così come il tema del viaggio, rendendolo di fatto un classico moderno.

7)Il codice da Vinci; 80 milioni di copie.
Il thriller di  Dan Brown ha affascinato milioni di lettori grazie ad una storia che naviga tra religione, complottismo, simboli ed arte, creando un mix dall'alto tasso commerciale.

8)Via col vento; 35 milioni di copie.
L'opera di  Margaret Mitchell ha conquistato il pubblico americano perché si immerge nelle radici della nazione, tra un passato di guerra ed incertezze, proiettato su una storia d'amore altrettanto instabile. Il libro ruota attorno al personaggio di Scarlett, giovane dal carattere indomabile; in lei si possono identificare le donne di ogni tempo, assicurando così lunga vita a questo romanzo.

9)Pensa e arricchisci te stesso; 30 milioni di copie.
Il libro di Napoleon Hill non è notissimo in Italia, tuttavia negli Usa ha avuto un straordinario successo grazie al suo messaggio "motivazionale"; il testo non spiega soltanto come far soldi, ma è una guida su come raggiungere il successo, facendosi largo in una società individualista come quella americana. Il genere si sta diffondendo ancora da noi, ma, a nostro parere, non sponsorizza uno stile di vita adatto ad una cultura riflessiva come la nostra.


10) Il diario (di Anna Frank); 28 milioni di copie.
L'autobiografico racconto di Anna Frank descrive le peripezie della ragazza ebraica e della propria famiglia, in fuga dalla follia nazista. Tra disperazione ed amore giovanile, l'opera commuove ancora oggi, mantenendo viva l'attenzione su uno dei drammi più atroci della storia umana.

CLASSIFICA ORIGINARIA 


martedì 1 dicembre 2015

Ninna Nanna, Chuck Palahniuk

 “Lullaby”, Chuck Palahniuk, 2002

Carl Streator è un uomo solitario, ha quarant'anni, è vedovo e fa il giornalista. Mentre lavora a un reportage sulla “sindrome della morte improvvisa del neonato” scopre qualcosa di terribile: la presenza, in tutti i luoghi dove sono morti i bambini, del libro "Poesie e filastrocche da tutto il mondo", immancabilmente aperto su una nenia africana usata per dare la "dolce morte". Il canto si rivela un'arma micidiale, basta leggerlo a voce alta, o anche solo recitarlo a mente "dirigendolo" verso qualcuno, e costui finirà per tirare le cuoia. 
Carl diventa, più o meno involontariamente, un serial killer, e si associa ad un'agente immobiliare (Helen Boyle) per distruggere tutte le copie esistenti del libro. In questa missione sono coinvolti anche la segretaria di Helen (Mona, aspirante strega) e il suo ragazzo (Ostrica, ecoterrorista truffaldino).


Lo stile è  quello tipico dell’autore: secco, deciso, diretto, contrario ad ogni reticenza e ritrosia letteraria. L’autore è figlio della neoavanguardia più radicale. I suoi sbalzi linguistici, tuttavia, non sono propri di un moderno barocchismo teso ad affossare la trama e le idee a vantaggio della forma. Sono i temi ad influenzare lo stile e non viceversa: per farsi spazio nel mondo caotico e drammaticamente in crisi nel quale viviamo non c’è altra strada se non la frammentarietà, il rapsodismo e l’utilizzo di un linguaggio volutamente “basso”. Ma non bisogna considerarlo immotivatamente volgare. Palahniuk chiama le cose col loro nome, descrive la realtà per quella che è, o meglio, per quella che appare agli occhi dei suoi personaggi, privi di ogni facile consolazione, costantemente illusi e delusi e per questo arrabbiati e diretti.
Per tutto ciò possiamo definire il suo stile classicamente moderno: moderno perché è proprio della nostra contemporaneità; classico perché è divenuto ormai il suo solito canone e una punto di partenza per tutti gli scrittori della stessa generazione.

La trama. Sinceramente non è la parte migliore dell'opera. L’inizio era promettente: un protagonista che altro non è se non “l’inetto” dei giorni nostri; la donna aggressiva; due comprimari come emblemi di concezioni ideologiche molto in voga oggi. La storia della Ninna Nanna prometteva sviluppi intriganti.
Ma..
A un certo punto la storia ha preso il sopravvento. L’autore ha dilazionato i suoi “sfoghi” in una fabula piuttosto stucchevole. La ricerca dei libri va avanti per troppe pagine senza mai progredire. I rapporti tra i personaggi si evolvono in maniera troppo confusa (oltre il “caos organizzato” tipico di Fight Club), le vicende finali sfociano quasi nella storiella Fantasy. Magie e contro magie, scontri tra poteri, possessioni, tentativi di resuscitare morti. Insomma, ci sono delle metafore sotto tutto ciò e molti passaggi sono tutto sommato divertenti, ma si è andati oltre il finale di del più fortunato precedente già citato

Palahniuk ci piace molto di più quando affronta problemi reali con il suo solito sguardo disincantato.
Si interroga sulla natura del giornalismo attraverso la domanda che viene posta alla fine del corso: scegliere tra etica e lavoro, tra correttezza e ambizione. Una domanda che possiamo estendere a quasi tutti i mestieri, a quasi tutte le nostre scelte.
Ci è piaciuto molto nella sue arringhe contro la “rumorosità” della gente di oggi. Li chiama suonodipendenti, silenziofobi, svagodimendenti: non possono (possiamo) fare a meno di essere circondati da musica, parole, televisione accesa, radio, internet; non possiamo mostrarci “solitari”, ma dobbiamo continuamente aggiornare il nostro profilo Fb (così forse avrebbe scritto oggi) con le foto delle nostre uscite, per dimostrare - prima di tutto a noi stessi - che ci siamo divertiti.
Il libero arbitrio è scomparso. Palahniuk ricorda che nella filosofia greca (e nella civiltà) non esisteva una sfera privata. Tutto avveniva pubblicamente e doveva essere mosso da interessi pubblici. Persino i pensieri erano “direzionati” direttamente dagli dei.
 Oggi la pubblicità, le false mode, la tv, la massa, ci dicono cosa dobbiamo o non dobbiamo fare, ma siamo troppo ipocriti per ammettere questo condizionamento.
L’autore, con la creazione di un libro-assassino, allegorizza l’evoluzione che sta attraversando il mondo della conoscenza: filtrata, controllata, censurata in nome di chissà quale idea, oppure amplificata, sproporzionata. Oggi siamo sommersi da informazioni praticamente inutili. E allora Palahniuk profetizza un mondo futuro in cui i sordi e gli ignoranti avranno il controllo.
In diversi passaggi affronta il concetto moderno di Grande Fratello: oggi non ci deve essere più soltanto controllo sulle parole, sulle azioni, sui media, non ci deve essere solo "limitazione". Chi prima ci controllava ha scoperto che è più facile farlo manovrandoci, inducendo in noi falsi bisogni: il Grande Fratello di oggi canta e balla. Ci governano inducendoci confusione e falsi bisogni.
Felice anche la metafora di Ostrica, fanatico dell’ambientalismo, che arriverebbe a distruggere il mondo pur di salvarlo. Riuscita anche quella di Mona, credulona isterica, che si aggrappa a tutto pur di non restare ancora nella squallida realtà in cui vive (viviamo).

Un libro da leggere, andando a fondo, oltre le parole e la storia.

giovedì 19 novembre 2015

C'ERA UNA VOLTA...LA GEOGRAFIA!

Ho notato che molti concorrenti dei quiz-show cadono sulla geografia, spesso in seguito a domande piuttosto semplici. Nei loro confronti provo un sentimento fortissimo di empatia; dico la verità, io stesso non posso considerarmi abbastanza preparato in  materia.
Ai miei tempi (non sono così vecchio eh!) si studiava discretamente bene alle elementari; alle medie l’Italia era approfondita al primo anno, un’ora a settimana, con Europa e globo passati in rassegna al secondo e al terzo; al liceo credo me l’abbiano insegnata solo i primi due anni, confusa nei miei ricordi e forse in quelli dei professori.
Università, Lettere Moderne. Ok, immaginavo che non sarebbe stata una delle materie principali ed in effetti la catalogavano alla lettera C (affini o integrative). Quando vidi che erano previsti tre esami mi sentii “confuso e felice”: ero un po’ preoccupato per le mie lacune, ma certo che in tre moduli bene o male le avrei colmate.
Sorpresa!
Niente fiumi, mari e monti, niente provincie e città, niente capitali e oceani. Negli atenei si studia geografia “umana”, “sociale”, “antropologica”, “insediativa”, “ambientale” e chi ha in mente qualche altro termine ce lo metta. 
Insomma nessuna traccia di geografia “fisica”. Il secondo modulo era un librone di 30 saggi in cui professori (di latino, storia delle religioni, linguistica) affrontavano temi distanti, distantissimi tra loro e da ogni nozione che io assegnavo, ingenuamente, alla sfera geografica "tradizionale".
Certo, bisogna approfondire le conoscenze, non volevo mica ripetere le elementari! Tre corsi di vecchia geografia non me li sarei dovuti mai aspettare. È anche vero, però, che ho studiato pagine e pagine, ho accumulato dodici crediti, ma di concetti geografici fisici non si è mai parlato.

Ora, da docente di istituti secondari, dovrò insegnarla assieme alla Storia, strizzata con quest'ultima in due ore settimanali e senza un libro di testo.
Per questo mi sento abbastanza in colpa, e dovrò porvi rimedio. Sia stimolato dalla moralità che deve guidare qualsiasi mestiere, sia dalla paura di incontrare un ragazzo di 15 anni che mi mette in fila le provincie d’Italia, mentre io devo controllarle dal libro.

C’è un’altra cosa che mi preoccupa:  il sistema di istruzione e formazione mi ha lasciato questo debito, ma in quali altri campi accade la stessa cosa? Succede anche per medici, ingegneri, avvocati ecc. ecc.?
Se lasciamo troppo spazio alla coscienza delle persone temo che le delusioni saranno parecchie, così come gli insuccessi. 

martedì 10 novembre 2015

Il fantastico in Italia - Parla Penelope Delle Colonne

Penelope Delle Colonne
" Il classicismo e il suo figliastro maledetto, il realismo, hanno sempre mozzato le ali all'Italia romantica. All'Italia dei misteri, degli incubi a ciel sereno, dei sogni nel cassetto, dei cimiteri abbandonati, delle leggende, del mostruoso, del non detto, del fascino della notte e del lunare.
L'esigenza del vero a tutti i costi, del vissuto reale, della strage dei libri di storia, del dilettare solo per docere, ha portato l'Italia al panorama cinematografico e letterario di questi tempi: padri e figlie, mogli divorziate in crisi, preti buoni, casi di omicidio di paese, maschi cntro femmine, femmine contro maschi, cinepanettoni dal colon irritabile.
Ogni slancio fantastico è bollato come stupidaggine per ragazzini, nel migliore dei casi imitazione delle americanate, qualcosa che in Italia non sappiamo fare e non faremo mai bene. Noi siamo destinati al commissario di provincia, alla cosca mafiosa, al poliziotto buono e il criminale cattivo. Ma, del resto, perché continure a scrivere quando c'è Don Matteo in Tv?"

Penelope Delle Colonne.

domenica 18 ottobre 2015

LE MIGLIORI CENTO CITAZIONI CINEMATOGRAFICHE DI SEMPRE


Nel 2005 l'American Film Institute ha stilato la classifica delle migliori cento citazioni cinematografiche di tutti i tempi, divulgata il 21 giugno dello stesso anno durante una trasmissione televisiva di ben tre ore andata in onda sulla CBS e condotta dall'attore Pierce Brosnan.

1500 giurati, scelti tra esperti di cinema, storici della materia ed addetti ai lavori (registi, attori, sceneggiatori, ecc.), hanno dovuto selezionare le citazioni prendendo in considerazioni solo frasi pronunciate in americano, magari anche durante dialoghi, ma senza considerare testi tratti da colonne sonore.
Un altro parametro fondamentale era quello della diffusione e divulgazione delle citazione: sono state scelte sono quelle entrate a far parte della tradizione popolare, diventando magari espressioni proverbiali, o battute ad effetto da pronunciare in momenti particolari. Allo stesso modo le frasi dovevano essere emblematiche, ovvero rappresentare a pieno il film da cui erano tratte, rendendolo così riconoscibili anche da una sola battuta.

I film candidati coprivano un arco temporale molto ampio, a cominciare dal 1927 con The Jazz Singer ed arrivando a Il Signore degli anelli - Le due torri del 2002. L'anno che contava più citazioni candidate è stato il 1939 con ben 19.

Il film con più citazioni presenti (6) è risultato Casablanca (1942, M. Curtiz), seguito da Via col vento (1939, V. Fleming) e Il mago di Oz (1939, F. Baum)  a quota 3; Un tram chiamato desiderio (1951, E. Kazan), Viale del tramonto (1950, B. Wilder), Il laureato (1967, M. Nichols) e Jerry Maguire (1996, C. Crowe) si fermano a due.

Humphrey Bogart è l'attore che vanta più citazioni, ben 5, ma addirittura ne erano 10 quelle in candidatura.

CLICCA QUI PER L'ELENCO DEI FILM CANDIDATI

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LE PRIME DIECI CITAZIONI IN CLASSIFICA


giovedì 15 ottobre 2015

POESIE D'AUTORE SUI GATTI

Vivono insieme a noi da millenni. Compagni di vita, di emozioni ed effusioni. Mai addomesticati, ma sempre liberi ed indipendenti; forse perciò così speciali.
I gatti sono sempre stati gli amici preferiti degli scrittori, soprattutto dei poeti.
Abbiamo deciso, così, di raccogliere alcune delle più famose poesie dedicate nel tempo ai magnifici felini.
Leggetele anche a loro, declamatele con calma. Vi guarderanno con quegli inconfondibili occhi vivi, magnetici.
E capiranno; state certi che capiranno tutto, come sempre.

[G.PASCOLI]
Era una gatta, assai trita, e non era
d’alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino.
Ora, una notte, (su per il camino
4s’ingolfava e rombava la bufera)

trassemi all’uscio il suon d’una preghiera,
e lei vidi e il suo figlio a lei vicino.
Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino
8tra piedi; e sparve nella notte nera.

Che nera notte, piena di dolore!
Pianti e singulti e risa pazze e tetri
11urli portava dai deserti il vento.

E la pioggia cadea, vasto fragore,
sferzando i muri e scoppiettando ai vetri.
14Facea le fusa il piccolo, contento. 

 [E. FLAIANO]
Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma…
ma ne deduce che è nero.
Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c’è
in una stanza buia.
Non lo trova ma…
ma continua a cercare.
Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma…
ma dice di averlo trovato.

[C. BAUDELAIRE]
I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente,
nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio
della casa, come loro freddolosi e sedentari.
Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e
l’orrore delle tenebre; l’Erebo li avrebbe presi per funebri
corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza.
Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi
sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano
addormirsi in un sogno senza fine:
le loro reni feconde sono piene di magiche scintille e di
frammenti aurei; come sabbia fine scintillano vagamente
le loro pupille mistiche. 

[C. BUKOWSKI]
Lo so. Lo so.
Sono limitati, hanno diverse
esigenze e
preoccupazioni
ma io li guardo e apprendo.
Mi piace il poco che sanno
che in fin dei conti
è molto.
Si lamentano ma
non si angustiano,
avanzano con sorprendente dignità.
dormono con una tale semplicità
che agli umani sfugge.
I loro occhi sono
più belli dei nostri
e possono dormire per venti ore
al giorno
senza esitazione o
rimorso.
Quando mi sento
abbattuto
devo solo guardare
i miei gatti
e mi torna il coraggio.
Studio queste
creature.
Sono i miei
maestri. 

[F. PESSOA]
Gatto che giochi per strada
come se fosse il tuo letto
invidio questa tua sorte
che nemmeno sorte si chiama.
Buon servo di leggi fatali
che governano pietre e persone,
possiedi istinti comuni
e senti solo ciò che senti.
Sei felice perché sei così,
tutto il nulla che sei è tuo.
Io mi vedo e non mi ho,
mi conosco e non sono io.

[U. SABA]
La tua gattina è diventata magra.
Altro male non è il suo che d’amore:
male che alle tue cure la consacra.

Non provi un’accorata tenerezza?
Non la senti vibrare come un cuore
sotto alla tua carezza?
Ai miei occhi è perfetta
come te questa tua selvaggia gatta,
ma come te ragazza
e innamorata, che sempre cercavi,
che senza pace qua e là t’aggiravi,
che tutti dicevano: «È pazza».
È come te ragazza. 

[P. NERUDA]
Vorrei dormire come un gatto
con tutti i peli del tempo,
con la lingua di pietra focaia,
con il sesso secco del fuoco
e, non parlando con nessuno,
stendermi sopra tutto il mondo,
sopra le tegole e la terra,
intensamente consacrato
a cacciare i topi in sogno.

[P. VERLAINE]
Lei giocava con la sua gatta
E che meraviglia era vedere
La bianca mano e la bianca zampa
Trastullarsi nell'ombra della sera!
Lei nascondeva - la scellerata -
Sotto i guanti di filo nero
Le micidiali unghie d'agata
Taglienti e chiare come un rasoio.
Anche l'altra faceva la smorfiosa
E ritraeva i suoi artigli d'acciaio,
Ma il diavolo non ci perdeva nulla
E nel boudoir, in cui tintinnava, aereo,
Il suo riso, scintillavano quattro punti fosforescenti.

[W. YEATS]
Il gatto andava qui e là
E la luna girava come trottola,
E il parente più stretto della luna,
Il gatto strisciante, guardò in su.
Il nero Minnaloushe fissava la luna,
Perché, per quanto vagasse e gemesse,
La luce fredda e limpida nel cielo
Turbava il suo sangue animale.
Minnaloushe corre fra l'erba
Alzando le sue zampe delicate.
Vuoi ballare, Minnaloushe, vuoi ballare?
Quando s'incontrano due parenti stretti
Che c'è di meglio che mettersi a ballare?
Forse la luna imparerà,
Stanca delle mode di corte,
Un nuovo passo di danza.
Minnaloushe striscia fra l'erba
Di luogo in luogo illuminato dalla luna,
La sacra luna sul suo capo
E' entrata in una nuova fase.
Lo sa Minnaluoshe che le sue pupille
Passeranno di mutamento in mutamento,
Che vanno dalla tonda alla lunata,
Dalla lunata alla tonda?
Minnaloushe striscia fra l'erba
Solo, importante e saggio,
E leva alla luna mutevole
I suoi occhi mutevoli. 


[G. RODARI] 
I gatti hanno un giornale
con tutte le novità
e sull'ultima pagina
la "Piccola Pubblicità".

"Cercasi casa comoda
con poltrone fuori moda:
non si accettano bambini
perché tirano la coda".

"Cerco vecchia signora
a scopo compagnia.
Precisare referenze
e conto in macelleria".

"Premiato cacciatore
cerca impiego in granaio."
"Vegetariano, scapolo,
cerca ricco lattaio".

I gatti senza casa
la domenica dopo pranzo
leggono questi avvisi
più belli di un romanzo:

per un' oretta o due
sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi
per i loro concerti.

[T.S. ELLIOT] 
Il nome dei gatti è un argomento difficile,
non è certo un passatempo estivo.
Penserete che io sia matto da legare
quando vi dirò che i gatti devono avere ben tre diversi nomi.
Primo fra tutti c'è il nome che la famiglia usa tutti i giorni,
come Peter, Augustus, Alonzo o James.
O come Victor o Jonathan, George o Bill Bailey.
Sono tutti nomi appropriati.

Ci sono nomi più strani, se ritieni che suonino più dolci,
sia per i gatti che per le gatte,
come Plato, Admetus, Electra, Demeter,
ma sono ancora nomi pratici per tutti i giorni.
Ma vi dico che un gatto necessita di un nome particolare,
un nome tutto suo e ben più degno,
altrimenti come potrebbe andarsene in giro con la coda ben dritta,
o tener distesi i baffi o essere orgoglioso di sè stesso?

Di questo tipo di nomi vi darò un esempio,
come Munkustrap, Quazo o Coricopat,
come Bombalurina oppur Jellylorum,
nomi che non appartengono mai a più di un solo gatto.
Ma più su ed oltre c'è ancora un nome rimasto,
e questo è il nome che non indovinerete.
Il nome che nessuna umana ricerca scoprirà,
ma che il gatto conosce e non confesserà.

Quando notate un gatto in profonda meditazione,
la ragione, vi dico, è sempre la stessa:
la sua mente è impegnata in una rapita contemplazione
del pensiero del pensiero del pensiero del suo nome.
Il suo gioioso, profondo, inscrutabile proprio nome.


sabato 10 ottobre 2015

I LIBRI NON SONO TUTTI UGUALI

Il verbo leggere, come già ricordato in un precedente post, ha a che fare con la selezione, la scelta. 
 Certo, è giusto che ognuno abbia i suoi gusti, ma questa non dev'essere una scusa per appiattire i giudizi e crogiolarci nell'idea che tutti i libri siano uguali.
Non è così.
Eppure, molti ancora confondono la semplice lettura con la cultura, lo scorrere le pagine con l'approfondire, confinando i libri nel genere "passatempo", quasi fossero un gioco da tavolo. 


Volete un esempio?

Incontro scuola-famiglia. 
Madre: “Lo so, il mio figliolo non ama i libri, ma gli dico di leggere qualsiasi cosa, anche la Gazzetta o il libro di barzellette di Totti!”
Io: “In realtà, a 17 anni, sarebbe il caso di passare a ben altro, cara signora...”

L’importanza delle lettura non deve essere confusa con il "saper leggere". 
Se si hanno problemi proprio nella tecnica di lettura allora ok, tanto vale allenarsi con qualsiasi cosa. Ma, quando si parla di quasi maggiorenni, ormai conta anche COSA si legge. E non tutte le letture sono uguali. La Divina commedia non è come l’ultima biografia di un calciatore ventenne o come un libricino d'amore spicciolo. E’ superiore, punto. 
E chi legge solo cose da niente non arriverà mai a niente, umanamente e spiritualmente parando; materialmente e socialmente, invece, potrebbe benissimo diventare miliardario o premier.  

Se siete genitori, per favore, spiegate questo ai vostri figli, e non accontentatevi del "pezzo di carta" o del bel voto, ma sondate, anche a costo di rompere le scatole ai docenti che non vogliono far sviluppare delle menti, ma solo perdere tempo in aula snocciolando dati e riascoltandoli a memoria.

martedì 6 ottobre 2015

MANZONI MARTORIATO; STORIE DI ORDINARIA DOCENZA

In questi anni di insegnamento, tra interrogazioni, esami di qualifica e idoneità varie, ho avuto spesso a che fare con il povero Manzoni. Povero, sì, soprattutto per come la sua memoria viene violentata. 

Questa è la top ten delle risposte più assurde e surreali:

1- Il confuso
Io «Parliamo di Manzoni»
Confuso «Ah, ehm, Manzoni…è quello di…cioè…»
Io «Promessi sposi, ricordi?»
Confuso «Ahhh, certo, la peste, quelle cose lì!»
Io «Sì, il libro parla anche della peste»
Confuso «Ora ricordo! Dieci ragazzi e dieci ragazze che scappano da Don Rodrigo e cominciano a raccontare storie per passare il tempo mentre tutti muoiono!»

2 – Il furbo
Io «In quali anni il Manzoni ha scritto la maggior parte delle sue opere più importanti?»
Furbo «Ehhhh…l’anno…non ricordo bene…Manzoni?»
Io «In che periodo si sviluppa la sua carriera letteraria?»
Furbo «La…carriera?»
Io «Almeno in che periodo è vissuto Manzoni?»
Furbo «Ah, ho capito! E’ nu trabbocchett! Maonzoni è ancora vivo!»

3- Il romantico
Io «Ricordi gli eventi che accadono a Renzo e Lucia nel romanzo?»
Romantico «Come! Si devono sposare, ma si lasciano, poi vengono rapiti…»
Io «Insomma. Ma alla fine come si conclude la storia?»
Romantico «Eh, non si vedono più! Finisce mal…»
Io «In realtà si sposano.»
Romantico «We, verament?! So cuntent, si, mi fa piacer!»

4- Il tragico
Io «Parliamo un po’ delle opere minori.»
Tragico «Minori? Non è che proprio l’aggia fatt ben ben.»
Io «Nemmeno qualcosa sulle tragedie?»
Tragico «Ahi, si, quello Manzoni ha passat nu sacc e guai!» 

5 – Il cuoco
[premessa: talvolta, nelle scuole private, consegnano agli studenti che devono sottoporti alle idoneità delle tesine già pronte, con tutti i collegamenti fatti, così da non appesantire troppo le povere menti; nonostante ciò, spesso questi soggetti non riescono nemmeno a memorizzare tre pagine]

Io «Vedo che hai fatto una tesina sui carboidrati [Istituto Alberghiero], bene, perché hai scelto Manzoni?»
Cuoco «Manzoni? L’ultima volta l’ho fatto alle scuole medie!»
Io «Ok, ma nella tua tesina c’è un collegamento con un prodotto nominato nel romanzo. Ricordi la rivolta per il…»
[passano i secondi]
Cuoco «Ah, sì! Alla fine, la salsa!»
[se leggete gli ultimi righi del romanzo, in effetti, c’è la parola “sugo”, ma per tutt’altro motivo…]

6 – Braveheart 
Io «Qual è la trama del romanzo?»
Braveheart  «Mmm, la trama…»
Io «La storia d’amore, l’opposizione di Don Rodrigo, il rapimento, la fuga…»
Braveheart   «Ah, mo sì, mi ero confuso. Allora, questi si vogliono sposare, però Don Rodrigo vuol passar la prima notte di nozz con Lucia, perché allora così si facev. Renzo non è d’accord cu stu fatt, allora chillu Don la rapisce e la uccide. Poi Renzo scappa, ma aropp torn e si vendica.»

7 – Il letterale
Io «Quali sono le differenze tra il Fermo e Lucia ed i Promessi sposi?»
Letterale «Fermo e???»
Io «La prima versione dell’opera, quando Renzo si chiamava così.»
Letterale «E allora la differenza è il nome!»
Io «Certo, ma qualcos’altro?»
Letterale «Ehm…mmm…»
Io «Qualcosa sul carattere del giovane?»
Letterale «Ah, sì. Prima era più fermo, non faceva mai niente!»

8 – Il teologo
Io «Cosa accadde nel 1810?»
Teologo «Mmm…ha scritto il romanzo?»
Io «No, accadde qualcosa di importante nella sua biografia. La co…conv…convers…»
Teologo «La conversione!»
Io «Ok. In questo fu influenzato dalla moglie E. Blondel, calvinista, ma poi…»
Teologo «Uà, ma che stat ricend?!»
Io «Cioè?»
Teologo «Manzoni si è spusat con una calva?!»

9 – Il fantasioso
Io «Da quale autore di romanzi storici fu influenzato Manzoni?»
Fantasioso [sbirciando sul foglio] «Scott!»
Io «Bene. Ma cosa rifiutò dell’autore scozzese?»
Fantasioso «R-rifiutò…?»
Io [ormai stanco ed arrivato a rispondermi da solo] «Sì, rifiutava i riferimenti al fantastico ed al soprannaturale.»
Fantasioso «Ho capito! A Manzoni non ci piacevano quelle cose, tipo Il signore degli anelli!»

10 – Il geografo [questo è uno dei più divertenti episodi della mia carriera scolastica in assoluto]
Io «Allora, parliamo di come Don Rodrigo si intromette tra Renzo e Lucia.»
Geografo «Renzo era già pronto per sposarsi, ma poi Lucia incontrò sto Don Rodrigo mentre tornava da un viaggio in Finlandia…»
Io «Cosa???»
Geografo «Sì, in Finlandia!» [con tono enfatico]
Io «Ma…che c’entra la Finlandia?! Non era nemmeno uno stato al tempo della storia!»
Geografo «Sta scritto sul libro! Mo vi faccio vedere!»
[prende il testo, lo sfoglia sicuro; poi me lo porge con fare soddisfatto, certo della sua ragione]
Io [leggendo dal libro] «
mentre ella tornava dalla filanda, ed era rimasta addietro dalle sue compagne, le era passato innanzi don Rodrigo» 

p.s. Prima che qualcuno si scagli contro i soliti “giovani ignoranti”, faccio presente che ho avuto anche classi pomeridiane, con studenti fino a 60 anni. Inoltre agli esami di idoneità e qualifica si presentano, molto spesso, over quaranta.

p.s. II Insegno in giro per la provincia di Napoli, ma ho avuto anche tanti candidati da esaminare del nord. Se non riuscite a capire come ciò sia possibile, ebbene, indagate su come funzionano molte scuole paritarie... 

sabato 3 ottobre 2015

LE 10 PERSONE CULTURALMENTE PIÙ INUTILI SU FACEBOOK


Con il passare del tempo la platea di facebook si è decisamente allargata. Nato come sistema per connettere gli studenti universitari, ormai si è trasformato in una gigantesca piazza virtuale, un universo parallelo alla vita reale, ma non troppo dissimile da essa.
L'aumentare della folla, naturalmente, sta andando di pari passo con il peggioramento della qualità media degli utenti.
Gli amministratori del nostro blog, durante una discussione, si sono ritrovati concordi nel giudicare come i più detestabili quei personaggi che sguazzano sul social gettando discredito sulla parola "cultura".
Ne è uscito fuori questo post, il quale, tra il serio ed il faceto, vuole ritrarre un identikit di questi 10 tipi culturalmente più inutili; di sicuro ne avrete almeno uno tra i vostri contatti!

1) IL CONDIVISORE

Di solito questo individuo viene oscurato o cancellato dopo qualche settimana, perché finisce per intasare la vostra Home.
Non è difficile individuarlo. Condivide di tutto, ma davvero di tutto. Dall'evento storico del giorno, passando per l'ultimo film in uscita, fino alla citazione dell'autore maggiormente figo.
Condivide, ma non commenta quasi mai. Non si esprime, non interviene; si limita soltanto a cliccare un tasto, accumulando sulla propria bacheca tanta di quella roba che in un solo giorno ha più post di quanti possiate averne in un anno.
Noi ci siamo soffermati soltanto sul CONDIVISORE di tipo (finto)culturale, ma ovviamente ce ne sono di diversi tipi: dallo sportivo al politico, dall'indignato al romantico.
La caratteristica è sempre quella; usare Fb solo tramite un tasto, ignorando completamente il "mi piace" ed il "commenta".

2) IL CITAZIONISTA

Abbiamo parlato di questo personaggio già nel nostro post dedicato ai DIECI FINTI LETTORI.
Non è molto dissimile dal condivisore, se non fosse per un elemento: condivide solo citazioni.
Film famosi, libri classici e moderni, canzoni del passato e del presente; il tutto in modo completamente acritico, senza pensare alla veridicità della citazione postata.
Di solito questo personaggio non si limita soltanto a condividere citazioni sulla propria bacheca, ma viene anche a tormentarvi sotto i vostri post, commentando unicamente con citazioni, magari solo messe tra le virgolette alte, quasi anonime, oppure seguite da una sfilza di punti esclamativi, come per sottolineare l'importanza cruciale di ciò che ha citato.

3) IL PIACIONE MINACCIOSO

Anche in  questo caso non ci troviamo dinnanzi ad una tipologia di utente legata solo al mondo della cultura. Stiamo parlando, comunque, di quelle persone che cominciano mettendosi il "mi piace" da sole, evidenziando così in maniera piuttosto triste la solitudine della propria bacheca, ma che successivamente cominciano a mettere "mi piace" a qualsiasi post di chiunque. Il loro obiettivo è quello di riceverne altrettanti a propria volta, facendo in modo che subdolamente traspari la minaccia del tipo "se tu non metti mi piace ai miei post io non li metterò più ai tuoi".
Questi elementi si possono scovare soprattutto nel mondo del fan-fiction o degli autori di racconti online, i quali bramano come l'aria attenzioni così da non restare ignorati.
La fine drammatica a cui si assiste è questa: i PIACIONI trovano altri loro simili, finendo così per scambiarsi i like a vicenda, sebbene in realtà nessuno legga nulla scritto dalle altre persone.
Davvero molto triste.

4) L'UNTO DEL SIGNORE

Alcune persone si alzano la mattina e credono di essere Dio.
Ne conoscerete tante, senza dubbio. Per quanto riguarda la nostra rassegna ci riferiamo a coloro che svolgono un mestiere nell'ambito culturale (giornalista, docente, editore, scrittore, sceneggiatore, fotografo) e che sono affette dalla sindrome del Messia.
Ogni cosa che pensano, scrivono o mettono in atto è come oro.
L'autore di questo post è un docente, ed ammetto che molti miei colleghi sono soliti incensare il proprio operato, pubblicando post che li ritraggono come dei docenti alla Keating (il "prof-capitano" de L'attimo fuggente), mentre in realtà odiano a morte i propri alunni ed il proprio mestiere. Lo stesso vale per giornalisti attivi in sconosciute testate online che sembrano parlare di sé quasi fossero dei Montanelli dei giorni nostri. O anche editor di case editrice minuscole che si lamentano degli scrittori e dei loro concorrenti (tutte persone orribili, ovvio); ma anche autori che hanno pubblicato una decina di copie e sembrano volersi ergere a poeti vate; ed infine curiosi personaggi attivi con ruoli marginalissimi nel mondo del cinema, ma vanagloriosi come una star sul red carpet.
Non è certo una legge matematica, ma solitamente l'umiltà va di pari passo con la qualità delle persone; nei casi descritti entrambe sembrano essere in deficit.

5) LO SCRITTORE INCOMPRESO (E PER QUESTO HA PAGATO)

Ok, pubblicare oggi non è per nulla facile. Non basta aver scritto un capolavoro; c'è bisogno anche di una buona capacità di auto-promuoversi, oltre che di tanta fortuna.
Molti, perciò, decidono di pubblicare con case editrici a pagamento. Nulla di illegale, ovvio. E, a pensarci bene, non stiamo parlando neanche di un delitto morale. Tuttavia, almeno dal nostro punto di vista, preferiremmo restare nell'oblio o usare delle piattaforme online per la vendita diretta delle opere, invece che pagare degli editori per stampare e (forse) promuovere il nostro libro.
Tanti, come abbiamo detto, non riescono a resistere. Pur di vedere la propria opera stampata e rilegata accettano di sganciare del denaro; ma, nonostante ciò, si sentono comunque come i vincitori di un premio letterario prestigioso, o come autori acclamati dalle folle.
Decantano le proprie lodi con sprezzo del ridicolo; promuovono le loro presentazioni come se fossero attese da tutta la stampa specializzata (quando poi le foto testimoniano un deserto deprimente).
Ed infine, aggrediscono: attaccano se voi parlate male dell'auto-pubblicazione, odiano chi è riuscito a pubblicare senza pagare, detestano chi attira più attenzione sui social rispetto a loro.
Non sanno che potranno anche comprare il diritto di veder rilegato il proprio libro, ma ce ne passa per ottenere il giusto e meritato rispetto.

6) IL DOTTO IGNORANTE

Un tempo non era necessaria un'istruzione di altissimo livello per ottenere un lavoro. Anzi, con l'impegno e la serietà riuscivano a fare carriera anche persone che magari non avevano potuto completare il ciclo di studi inferiore. Oggi non è più così; persino i pluri-laureati fanno fatica a trovare un dignitoso impiego, ed allo stesso tempo l'istruzione obbligatoria è diventata praticamente alla portata di tutti.
  Ebbene, tralasciando il caso di coloro che non riescono a studiare per cause esterne, molti scelgono di restare ignoranti. Il bello è che, ormai, se ne vantano pure.
Se scrivete qualche elogio della cultura verranno a commentare stizziti, rivendicando la loro esperienza "nella vita vera, più utile di quella sui libri"; se deprecate la bassezza culturale della nostra classe dirigente insinueranno che "non conta la preparazione, ma l'onestà" (come se entrambe fossero impossibili).
Insomma, si vanteranno continuamente di essere ignoranti, criticando chiunque abbia scelto, invece, di percorrere il cammino opposto.
L'unica cosa divertente è che, se li farete davvero incazzare, scriveranno un qualche post polemico zeppo di errori grammaticali, così da non far altro che confermare la loro inutilità.

7) IL FOTOGRAFO ALLA MODA

Ci sono individui che spendono una marea di soldi pur di assistere alle prime di importanti opere teatrali, anche se totalmente annoiati dalle stesse, nonostante i sorrisi sgargianti impressi sulle foto postate su Fb poco prima che inizi lo spettacolo; sono gli stessi che comprano i libri più "in", immortalando immediatamente un'immagine di loro con la copertina in bella mostra, magari seduti ad un qualche caffè letterario; sempre costoro vanno alle anteprime cinematografiche delle pellicole più pubblicizzate, passando magari il tempo a postare commenti ed immagini sui social, dimostrando così di fregarsene delle settima arte.
Insomma, vogliono provare al mondo di essere immersi nel mondo della cultura, così da apparire (sulle bacheche) come in realtà non sono.

8) IL FOTOGRAFO

Un paesaggio autunnale in bianco nero...
Un tramonto multicolore...
 Un vecchio seduto a fumare il suo sigaro...
Il sorriso di un bambino...
Un gioco di ombre...
Basta! Ormai l'arte della fotografia è stata svilita dal perfezionamento delle tecnologie e dall'ampia diffusione di programmi usati per modificare le proprie istantanee.
Da qui è nato un proliferare di aspiranti Cartier-Bresson, prima rintracciabili soprattutto su Fb, ma ormai sostanzialmente migrati su Instagram, Tumblr e così via.
Qualcuno riesce, magari, anche a diventare famoso, come il tizio che immortala il cul...ehm, i luoghi più belli al mondo.
Per carità, tra di loro ci sarà certamente anche qualcuno bravissimo. Ma per uno veramente valido ce ne sono almeno migliaia che hanno stancato con le loro immagini banali e ripetitive, postate fino alla noia contando sui facili "mi piace" degli amici.


9) IL TAGGATORE

Questo nono elemento può anche essere una sintesi di quelli precedenti. Può presentarsi come uno scrittore, ma anche come fotografo, giornalista o magari tutto assieme!
Ciò che lo contraddistingue, però, è la determinazione con la quale è solito taggare i suoi contatti nei propri "lavori" appena postati. All'inizio la cosa può sembrare innocua, ma a lungo andare non ne potrete più di notifiche su notifiche, e soprattutto della pretesa, spesso avanzate dai taggatori, di ricevere anche dei commenti per le magnifiche creazioni.
Spesso il taggatore lo vedrete litigare con chi non ne può più e magari sbrocca in pubblico, oppure leggerete suoi post rivolti ad anonimi cattivoni che si non resi colpevoli di essersi cancellati dalle sue amicizie, perché stanchi di subire questa situazione.
Un consiglio; modificate la vostra privacy in modo da poter pre-approvare i tag e poi ignorate, ignorate, ed ignorate. Alla fine il taggatore resterà solo con i suoi fake.


10) LO SPAMMATORE

Non molto dissimile dal taggatore, lo spammatore si contraddistingue per la maggiore aggressività della propria auto-promozione.
Oltre ai tag, infatti, è solito venire a consigliarvi di leggere le sue opere in privato, oppure pubblicizzarle ovunque, anche sotto commenti o post che non c'entrano un tubo.
Vi perseguiterà in ogni modo, aggiungendovi ai suoi numerosi gruppi (perché non può averne uno solo?!) o consigliandovi la propria pagina con un tono tra il minaccioso e l'inquietante.
Anche qui l'importante è ignorare e sperare che presto tutto passi. Di solito, infatti, dopo qualche tempo lo spammatore sparisce. Ma poi torna, pieno zeppo di materiale da consigliarvi a tutti i costi...

mercoledì 30 settembre 2015

IL CINEMA ITALIANO E' IN CRISI? SI, LO DICONO I NUMERI


Qualcuno si ostina a dire che il cinema italiano non è peggiorato negli ultimi anni.
Ce ne vuole di coraggio per sostenere un'affermazione simile, oltre che una certa manica larga nei giudizi.

Pellicole di comici piuttosto tragiche, cinepanettoni decuplicati, solite storie basate su drammi familiari avvincenti come un funerale; insomma, un campionario piuttosto triste ed indifendibile, che di certo non è in crisi per quanto riguarda i biglietti venduti, ma solo perché gli italiani ormai vanno al cinema per passare il tempo, spesso scegliendo un film all'ultimo momento o sull'onda di ciò che è più di moda.

Queste, direte voi, sono considerazioni personali; ci può stare l'obiezione, certo. 
Allora dedichiamoci ai freddi numeri, prendendo come parametro gli Oscar.
Si guardi questa statistica: dal ’48 al ’92, nella categoria "Oscar per il miglior film straniero", i film italiani sono stati candidati 27 volte, vincendo in 12 occasioni. 

Dal ’93 ad oggi, invece, i film italiani sono stati candidati 5 volte, vincendo solo 2 premi. 
I registi italiani più premiati sono De Sica e Fellini (4 statuette a testa), mentre uno degli autori candidato più volte (sebbene non abbia mai vinto) è stato Monicelli, con 6 nomination; insomma, non proprio storie degli ultimi anni. 
In conclusione, per trovare dei riconoscimenti oggettivi, dobbiamo concentrare la nostra attenzione ad un periodo che va dalla fine degli anni '40 fino al '99, anno in cui fu premiato La vita è bella
Dopo, ben poco.
No, no, è solo un’impressione quella del peggioramento. Certo.

venerdì 25 settembre 2015

AMERICAN BEAUTY


I Burnham sono la tipica famiglia media dei giorni nostri: marito con lavoro sicuro e noioso, ma abbastanza redditizio; moglie emancipata e decisamente isterica, con una professione che le lascia il tempo di coltivare un hobby (o una relazione extraconiugale); Jane, la figlia che si sente (già!) esclusa dalla società, dalla famiglia, dalla normalità, nella quale tenta di rientrare attraverso l’amicizia con Angela, tipica biondina finta-svampita e molto “disponibile”.
Tutto molto, troppo banale: cena con musica di sottofondo, le due donne di casa perennemente irritate dal banale maschio poco dominante (sono passati gli anni ’60 con le famiglie aggrappate alle spalle del pater , con tanto di cerimonia di benvenuto al suo rientro in casa), incomunicabilità alle stelle, ipocrisia da morire.
Tutto riassumibile in una battuta di Lester: “Guardatemi, mi faccio una sega sotto la doccia. Questo sarà il culmine della mia giornata”.
In casi del genere all’interno di una persona maturano una serie di stati d’animo che possono sfociare in qualsiasi modo e di conseguenza il film poteva prendere diverse pieghe: strage di famiglia, lussuria e adulterio, crisi e rigenerazione.
Il regista sceglie  una strada nuova, all’interno della quale Lester ci introdurrà dopo due incontri.
Il primo con Angela, oltreumana di nome è di fatto, ma solo nella mente dell’uomo; i sogni con le rose rosse, le chiamate solo per sentire la voce, i sogni proibiti…tutto ciò sarebbe tipico di un adolescente alla sua prima cotta, ma è proprio questo che gli sta accadendo. Sta regredendo (direbbe uno psicologo) verso l’età dei sogni, dei desideri, delle follie. Praticamente sta progredendo (preferiamo dire noi). Una cammino all’indietro tortuosamente dolce che altro non è se non una rincorsa finalizzata al salto in un’altra dimensione: finalmente fuori dalle sabbie mobili in cui è invischiato da troppi anni. 
Il secondo incontro è quello con il nuovo vicino di casa, Ricky, ragazzo soffocato dal padre colonnello dei marines che ignora la differenza tra casa e caserma; la madre giovane, invece, si trascina spenta e apatica, quasi un vegetale. Ricky spaccia droga per poter acquistare videocamere e alte attrezzature simili con le quali riprende il mondo e tutto ciò che possa accendere la sua immaginazione: scene di malattia, di vita, di nudi, di natura morta.
Lester va avanti così, acceso dall’adrenalina per Angela e dal THC di Ricky.
Sua moglie è sconvolta da questi cambiamenti di personalità; cercherà di sentirsi altrettanto viva con una relazione extraconiugale, altrettanto fittizia come quella “legale”.
Il film è denso di piccole scene allegoriche e liriche. Lester e consorte stanno per far sesso dopo anni di letargia erotica, ma lei non può fare a meno di preoccuparsi del divano sul quale il marito sta per riversare la birra. Insomma, non si può mai essere sicuri che si è cambiati fin quando non lo si fa nelle piccole cose, fin quando non ci si libera dalla proprie manie.
 Altro che sconvolgimenti, altro che svolte. È sulle cose da nulla che bisogna sentirsi davvero “nuovi”, ma non è il caso della donna.
Poesia pura è la scena della “busta”. Ricky mostra a Jane  una delle sue riprese: una busta che vola in un paesaggio autunnale. È  una sequenza banale, banalissima, ma il giovane ci vede della poesia. Come Montale trovò la forza di comporre le liriche di Satura dalle cose più insignificanti, scavando nelle bassezze, così il ragazzo si accende di emozione dinnanzi ad una busta che vola, vola come se danzasse solo per lui. Dietro ogni cosa c’è una vita intera, un mondo intero, e noi siamo solo una piccola porzione di un bellissimo universo, così grande che se lo immaginiamo ci riempie il cuore fino a farlo scoppiare. Nessuna Arcadia, nessun Paradiso. La bellezza nel mondo è così tanta che anche in questa banalissima busta si può sentire il respiro di Dio, saltando l’inutile mediazione di qualsiasi chiesa. 
In questo film c’è l’esposizione e la demolizione dell’illusione tremenda in cui viviamo: la moglie di Lester si finge forte, ma piange da sola; il “Re degli immobili” con il quale intraprende una relazione è una maschera di sicurezza sotto cui non c’è nulla; Angela finge una spregiudicatezza sessuale che non le appartiene; il colonnello è una statua di bronzo, sia nel corpo che nella mente, ma più per difendersi dalle sue insicurezze che per affermare le certezze; sua moglie finge di essere morta per non pensare alla vita; la società è finta, apatica e fredda (il lavoro sicuro di Lester svanisce senza un motivo preciso e con l’ indifferenza glaciale di datori e colleghi).
Bisogna agire sfasciando le inibizione a cui siamo sottomessi: ricattare gli ex superiori, drogarsi e vantarsene, sollevare per ore e ore i pesi così da apparire più bello ad una ragazzina, lavorare in un fast-food oltre i quaranta anni, correre per strada insieme a due gay fregandosene delle occhiate dei vicini conservatori.

Il finale scorre lento, ma con una deriva inarrestabile e inattesa.
Jane progetta una fuga d’amore con Ricky dopo aver litigato con Angela. Quest’ultima non può accettare che la “banale” amica trovi una stabilità sentimentale a lei sconosciuta. Per rifarsi decide di concedersi a Lester, ormai sicuro di sé e pronto a infrangere l’ultima remora sociale. Il colonnello, nel frattempo, ha cacciato di casa Ricky ritenendolo omosessuale: si è convinto, sbagliando, che il figlio abbia una relazione con Lester, ma egli stesso (caduta infine l'ipocrita corazza reazionaria) tenterà di baciare il protagonista. La moglie di quest’ultimo pensa di ucciderlo, spinta da una cassetta-motivazionale che invita ad agire oltre ogni limite (nella società moderna fermarsi è morire, si rischia di pensare e capire).


Ecco una svolta inattesa: Angela è vergine, e lo confessa a Lester pochi secondi prima che lui finisca di spogliarla. L’uomo si ferma, rinuncia, la fa sentire protetta come una bambina che ha voluto provare una crescita troppo veloce.
Ormai Lester è riuscito a dare una svolta alla sua vita. All’inizio era stato spinto a cambiare da Angela, ma sarebbe stato banale se il film si fosse spinto fino alla “consumazione”. Tutta la rivoluzione antropocentrica di cui si è fatto portatore avrebbe perso di significato con un finale così volgare.
L’uomo è cambiato ed ora in lui si accende anche l’ultima fiaccola dell’anima.
Stringe una foto nella quale è ritratto abbracciato con moglie è figlia, forse sta pensando di separarsi e andare via, ma a me piace credere che il suo slancio energetico voglia dirigersi a un nuovo obiettivo: ricomporre l’armonia perduta, ritrovare la piacevole innocenza che caratterizza l’inizio di ogni cosa, in questo caso di una famiglia. Non lo sapremo mai.
Una pistola dietro la nuca.
Un colpo.
Sangue sul muro.
Il colonnello ha ucciso Lester. Forse perché il marines è l’unico personaggio a non essere riuscito a sfogare i suoi istinti, a sbloccare le sue frustrazioni.
Lo sparo fa sobbalzare Angela mentre si trucca in bagno, sorprende Ricky e Jane abbracciati in cameretta e presto sconvolgerà anche la vita delle loro madri.
Il finale potrebbe essere triste, ma la voce di Lester (che ci ha narrato tutto dall’aldilà) conclude con parole di vita:

“Ho sempre saputo che ti passa davanti agli occhi tutta la vita nell'istante prima di morire. Prima di tutto, quell'istante non è affatto un istante: si allunga, per sempre, come un oceano di tempo. Per me, fu... lo starmene sdraiato al campeggio dei boy scout a guardare le stelle cadenti; le foglie gialle, degli aceri che fiancheggiavano la nostra strada; le mani di mia nonna, e come la sua pelle sembrava di carta. E la prima volta che da mio cugino Tony vidi la sua nuovissima Firebird. E Janie, e Janie... e Carolyn. Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi: un giorno l'avrete.”

Tante piccole cose, come la busta di Ricky, come la foglia di Forrest Gump. La vita è piena di bellezza e fascino: a partire dalla natura, continuando con le opere d’arte, fino alla cose più piccole, come una busta, fino all’uomo.
Tutto ciò il protagonista lo capisce ormai morente, e cerca di darci un briciolo di infinito, come Dante nell’ultimo canto della Commedia tentò di porgerci una goccia di memoria divina.
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Cinque premi Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura originale, attore protagonista (Kevin Spacey grandissimo come sempre, qui immenso come tre anni prima in Seven), fotografia (la colonna sonora c’è andata vicino, in totale otto nomination).
Tre Golden Globe.
Sei premi BAFTA.
Nastro d’argento e tanti altri riconoscimenti.

Alcuni dialoghi appaiono un po’ ridondanti e stucchevoli, in effetti il dizionario Morandini scrive: “malfatto doppiaggio italiano”.


 “American Beauty” è il nome di una rosa, ma il riferimento può essere esteso all’apparente splendore della vita negli USA o alla bellezza in generale da cui Lester è affascinato.