venerdì 22 settembre 2017

FILM AMERICANI IMPERDIBILI, MA CON POCHI PREMI, DEL NUOVO MILLENNIO

Come capire se un film ha avuto successo? Si guarda al riscontro del pubblico, ai premi, alle recensioni della critica? Non c'è un parametro standard, non si può giudicare unicamente in base ai numeri o al palmares. Bisogna andare oltre, lasciandosi trasportare dalla curiosità ed aprendo la mente anche a tutto ciò che, apparentemente, è passato senza lasciare un segno indelebile.
Ecco una serie di film americani che hanno vinto poco o nulla, ma vi assicuriamo meritano di essere visti.

2000 Fratello, dove sei? (O Brother, Where Art Thou?), fratelli Coen

E' stato in gara per molti premi durante il 2001, portandone a casa pochissimi. 0 Oscar su 2 nomination, 1/2 ai Golden Globe (premiato Clooney), 0/5 ai Bafta, 0/5 Satellite Award e via così.
Tre evasi fuggono attraverso un percorso epicamente americano, in un viaggio ispirato all'Odissea. Tra numerosi riferimenti a pellicole classiche degli States, una colonna sonora che rievoca il passato a stelle e strisce, un colore seppia d'annata e attori di livello (Clooney, Turturro, Goodman), vi innamorerete di questa pellicola .

 2001 - Training Day,  Antoine Fuqua.

Questo film ha ricevuto premi praticamente solo per l'interpretazione magnifica di Denzel Washington, ma anche Ethan Hawke non fu da meno. Storia di un addestramento paradossale alla vita, prima ancora che alla narcotici, anche in questo caso abbiamo a che fare con un viaggio, un peregrinare tra strani personaggi, situazioni intricate, bene e male che si sfiorano e si intrecciano lasciando alla fine nessuno davvero innocente.
Tiferete per per il terribile Alonzo? Oh, sì che lo farete.

2002 La 25ª ora (25th Hour), 2002, Spike Lee

Chiedete agli adoratori di Spike qual è il suo miglior film. Tanti vi risponderanno subito che si tratta proprio di questo, uno dei meno premiati. Tratto dal romanzo di D. Benioff, con ottimi E. Norton, P. S. Hoffman e R. Dawson, la pellicola racconta l'ultimo giorno di libertà di Monty, condannato al carcere per colpa chissà di chi, forse proprio uno dei suoi cari. Lo seguiamo nei suoi rapporti non sempre sinceri con gli amici, nei tormenti con la donna amata, fino alla riflessione finale del padre che apre spazio ad una ipotetica nuova vita.
Da sottolineare il monologo del protagonista, cosciente per un attimo di non poter incolpare nessuno se non se stesso per il proprio destino.

2003 Matrix Revolutions (The Matrix Revolutions), Andy e Larry Wachowski

Ok, il primo doveva essere anche l'ultimo. Certo, due pellicole in un anno sono senza dubbio un'operazione commerciale. Ovvio, dove c'è troppa azione non sempre troviamo qualità. Però la terza pellicola della serie è particolare. Dopo il magnifico primo e il forse fin troppo movimentato Reloaded, in questo caso prevale la narrazione, la riflessione e la metaforicità: l'essenza dell'amore, il sacrifico come ultima strada, la singolarità di ogni individuo nella massificazione, il potere della mente oltre quello del corpo e così via. Se avete amato il primo e se seguite con attenzione tutta la trilogia, non potrete che apprezzare quest'ultimo.

2004 - Closer, Mike Nichols

Il film ha ricevuto qualche premio, ma praticamente tutti per l'ottimo quartetto  Jude LawNatalie PortmanJulia Roberts e Clive Owen, mentre avrebbe meritato qualcosa in più per regia, sceneggiatura, montaggio, colonna sonora. Ripreso da un'opera teatrale, ed infatti risaltano decisamente i dialoghi, è una storia di tradimenti, ipocrisie, ritorni, sfuggenti momenti di felicità. Vi farà restare incollati per cercare una risposta, capire il perché, comprendere la verità che si nasconde dietro tante parole e menzogne.

2005 - Match Point, Woody Allen

Secondo qualcuno con il nuovo millennio il caro, vecchio Woody avrebbe perso colpi, ma noi non ne siamo così certi. Match point è un ottima prova di ciò. Anche in questo caso ci troviamo d'innanzi quasi ad una rappresentazione teatrale, con tanto di musica d'accompagnamento operistico e morti che tornano ad infestare i vivi. Una magnifica riflessione sul destino, sugli incontri ed il caso, sulla colpa, sulla scelta, sulla scalata sociale; il tutto messo in rapporto con l'amore, deturpato in nome di altri valori. Jonathan Rhys-Meyers  e Scarlett Johansson sono perfetti con i loro sguardi trasognanti, trasformati poi in altro, decisamente in altro. 

2006 - 300, Zack Snyder

So cosa state pensando: "è violento, tamarro, incasinato, non accurato dal punto di vista storico...", ma ha segnato l'inizio di un genere. I fumetti non erano stati mai resi in modo così preciso e fedele, dalle inquadrature che partono dalle vignette, passando per il montaggio serrato fino alla fotografia cupa. La colonna sonora riproduce il caos della guerra, le urla, i pensieri disperati. Se non amate gli eccessi (ma in questo caso studiati e motivati) e se non appartenente alla generazione cresciuta con fumetti e videogame magari non apprezzerete, ma in questo modo vi state tagliando fuori da un filone sempre più in crescita.

2007 - Onora il padre e la madre (Before the Devil Knows You're Dead), Lumet.

Qualche premio, ma poca roba in confronto al cast Ethan HawkePhilip Seymour Hoffman e Albert Finney e al valore del film. Due diverse disperazioni che convergono in una drammatica rapina, con una violenza che non nasce dal caso, ma è quasi insita nei destini familiari e personali dei due fratelli. Il paradiso è una meta impossibile per chi ha vissuto solo nell'inferno terreste, contrariamente a quello che promettono i messaggi di salvezza. Ultimo capolavoro di Lumet, morto qualche anno dopo.

2008 - Cloverfield, Matt Reeves

Prima abbiamo parlato di 300 come l'iniziatore di un genere, ora è il momento di esaltare un film che ha segnato il rilancio di un filone in apparenza già esaurito. Sentendo parlare di mostri, caos, riprese amatoriali e un filmato ritrovato, penserete subito a The Blair Witch Project ed in effetti avete centrato l'obiettivo. Solo che Cloverfield non è uno dei tanti, ma IL film per eccellenza che basa la sua storia su riprese amatoriali. L'attesa, l'adrenalina, l'ignoto, la sensazione di essere lì, la voglia di spegnere tutto. I dubbi che restano al termine della pellicola e la sua prosecuzione oltre lo schermo, nei meandri della rete, sono certamente anche delle trovate di marketing, ma ben integrate nella narrazione. Rispetto alla storia sulla strega qui c'è di più, come trama e come svolgimento: guardare per credere.

2009 - District 9, Neill Blomkamp

Ancora un genere totalmente incompreso. Qui abbiamo una magnifica storia di fantascienza, intrigante e surreale. Il tutto, però, è reso ancora più lodevole dalle tematiche che si celano oltre la metafora: razzismo, intolleranza, controllo globale, potere dei media. Gli alieni visti non come invasori, ma quali clandestini isolati e dominati, dà un tocco di vera classe, tipo La sentinella di Clarke. Se effetti speciali e campagna mediatica (in questo caso con un blog a favore dei "non umani") sono affiancati da una grande sceneggiatura ed un'ottima regia, allora ben vengano. Incassi notevoli, nomination a raffica, ma pochissimi premi.

2010 - Shutter Island, Martin Scorsese

Spesso i film tratti dai libri finiscono per risultare sommari e deformanti. Non è questo il caso, ma purtroppo in pochi l'hanno capito. Una grande storia sul tema della colpa, o meglio sul senso di colpa. Un notevole cast ( Leonardo DiCaprioMark RuffaloBen KingsleyMichelle Williams) e una magnifica regia, ma tanto lo sappiamo che Scorsese ha vinto la metà di quanto avrebbe meritato. Inizia tutto con la ricerca di una donna fuggita dal manicomio nel quale era rinchiusa, con alla sua ricerca un team medico ambiguo e due detective venuti dalla terra ferma. Il finale, fino all'ultima battuta, vi stupirà.

2011 - Millennium - Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo), David Fincher.

L'avvincente trilogia di Larsson era già stata trasportata sullo schermo da un produzione svedese, ma sinceramente non con grandi risultati. Fincher è una garanzia, ed anche stavolta non ha deluso, nonostante un solo Oscar (montaggio) e i numerosi apprezzamenti, ma senza grandi premi, per Rooney Mara. I personaggi sono tratteggiati alla perfezione, le scene riproducono fedelmente il libro, la trama gli si avvicina il più possibile e la colonna sonora accompagna con grinta. Se avete amato il libro adorerete la pellicola, e se non conoscete nulla dei romanzi allora vi farà venire voglia di leggerli. Si attendono gli altri due, i quali dovrebbero vedere presto la luce nonostante il cammino sia piuttosto travagliato.

2012 - Flight, Robert Zemeckis

Un pilota di linea ubriaco e strafatto riesce a portare a terra in modo incredibile l'aereo in panne, limitando al minimo il numero delle vittime. Pian piano, però,  sarà proprio la coscienza a mettere in difficoltà il presunto "eroe", oltre che le rivelazioni sulla sua vita scombinata. Un grandissimo Denzel Washington, contornato perfettamente da Kelly Reilly e John Goodman (il personaggio di quest'ultimo meriterebbe un film tutto per sé). Inizia come un drammone sui soliti aerei in difficoltà, ma poi regia e sceneggiatura sviscerano sapientemente la personalità sofferente di un uomo abituato a vivere grazie alle sue menzogne.

2013 - The Wolf of Wall Street, Martin Scorsese

Rieccoci alla sfigata coppia Scorsese/DiCaprio. Questa pellicola ha avuto un notevole successo di pubblico, e certamente qualche difettuccio qui e lì, come l'eccesso di attenzione per la fase ascendente con poco spazio per la riflessione e la crisi, giustificano in parte la scarsità di premi. Ma solo in parte, perché, sinceramente, 0 Oscar su 5 è un'umiliazione che non meritava. Il protagonista è così matto che non potrete non amarlo, certe scene così assurde che dubiterete siano state fedelmente ispirate da una storia vera, il finale degno di nota per gli spunti di riflessione che lascia. Tre ore di energia che vi faranno venir voglia di giocare in borsa, a meno che non ne cogliate il messaggio vero e profondo.

2014 - Vizio di forma (Inherent Vice), Paul Thomas Anderson

Tratto dal romanzo di T. Pynchon, un'altro film che, al di là di qualche premio indipendente, ha accumulato solo nomination. Da un'investigazione portata avanti per evitare l'internamento di un miliardario si passa ad un processo che non mette sotto accusa solo il protagonista, ma un'intera società. Crisi individuale e collettiva, una storia che parte dal giallo, ma abbraccia tematiche più ampie e complesse. Una regia lirica, una storia che esula dal semplice narrare, ma vuole alludere ben altro, disponendosi su diversi piani di lettura.

2015 - Youth - La giovinezza (Youth), Paolo Sorrentino.


Lo consideriamo "americano" per attori e lingua, non per provenienza del regista e per la produzione, ovviamente.
Passato decisamente sotto silenzio, in realtà, a nostro giudizio, merita molto di più rispetto a La grande bellezza. Il cast si commenta da solo ( Michael CaineRachel WeiszHarvey KeitelPaul Dano e Jane Fonda), la storia invece è profonda e necessita più visioni per essere apprezzata completamente. La riflessione sulla "giovinezza", così simile alla "Senilità" sveviana, traccia il bilancio di più vite oscillanti in un Hotel svizzero, con numerosi echi letterari, uno tra tutti La montagna incantata di Mann. Lasciarsi schiacciare dai ricordi o lasciarsi prendere dalla leggerezza, almeno un'ultima volta? Questa pellicola è da gustare fino in fondo. Ok, non sono certo mancati i premi, ma a livello internazionale, paradossalmente, il confronto con l'opera precedente di Sorrentino (o almeno con il suo successo) ha nociuto alquanto.

2016 - Captain America: Civil War, Anthony e Joe Russo.

Calma, calma, non cercate di mandarci troppi insulti e non flammate. Il film ha tutti i limiti evidenti del genere e della ricerca esasperata dello spettacolo, ma anche diversi pregi rispetto al solito. Il legame d'amicizia, la lotta tra accettazione delle regole e libertà, i limiti del potere e di chi ha la forza, le scelte che i singoli devono prendere in mezzo ad un caos più ampio. Tematiche decisamente più mature ed impegnate - pur con i limiti propri di chi mira più al successo di pubblico che di critica - le quali forse avrebbero meritato qualche riconoscimento in più, non tanto per la pellicola in sé, ma anche per pretendere qualcosa in più da chi si appresta a girare film del genere.

sabato 9 settembre 2017

PERCHÉ SCRIVERE O DIRE "NEGRO" È OFFENSIVO [LE SCUSE SONO FINITE]

Fino a qualche tempo fa i razzisti si nascondevano. Nella realtà uscivano allo scoperto solo in casi rarissimi, mentre su internet si sfogavano dietro profili falsi, oppure esplodendo all'improvviso per poi cancellare tutto.
Ad un certo punto la situazione, almeno sulla rete, è degenerata. Gli intolleranti affermano di essere tali, lo sottolineano, sbandierano il loro pensiero (o quello che ne resta), rinfacciando a chi li contesta un presunto "buonismo" dai confini semantici piuttosto vaghi.
Adesso, con l'affinarsi dei deliri, oltre al proclamarsi razzisti si tenta anche di giustificare questa presa di posizione: "mi hanno derubato", "i miei vicini di casa africani fanno questo e quello", "lo stato gli dà casa, soldi, cellulari e a me no", "è tutta una manovra degli Illuminati per soppiantare la razza italica" e così via.
Tra uno scatto di rabbia ed un piagnisteo, c'è anche chi tenta di non mostrarsi apertamente razzista, ma sceglie strade tortuose per suggerirlo. Così ho letto utenti affermare di voler usare la parola "negro" per riferirsi ai "quelli là", giustificando la scelta in base alla neutralità di tale termine, per nulla offensivo secondo loro.
Ben inteso, ci sono anche gli ingenui che considerano negro una parola non spregiativa senza però essere razzisti, quindi continuano a scriverla rispondendo in maniera piccata a chi glielo fa notare, ignorando così di appoggiare ideologie, almeno in teoria, distanti da loro.

Arriviamo al dunque.

Negro, da un punto di vista puramente formale, è un termine corretto. Fino a non molti decenni fa era usato in maniera propria per designare persone dalla pelle scura. Tuttavia, la lingua non è affatto un monolite intoccabile ed immutabile. Sopratutto la lingua italiana, densa di storia e cultura, ha subito numerosi cambiamenti all'interno delle varie dimensione (fonologia, lessico, sintassi, morfologia, semantica). Ecco perché non basta affermare che è lecito usare un determinato termine in un preciso contesto, giustificando questo assunto con la memoria storica di quella parola.

Usare la prova storica, dunque, non è valido. Se così fosse allora oggi andrebbe bene servirsi di termini che un tempo erano corretti morfologicamente, ma oggi non lo sono più, come nel caso della prima persona dell'imperfetto andava: io andava è attestato in Boccaccio, in Manzoni, ed anche nell'opera Il codice di Perelà (1911) di Palazzeschi, il quale, però, constatando il mutare del rapporto tra norma ed uso nei confronti di questa parola, quando ripubblicò il volume nel 1956 lo sostituì quasi del tutto con andavo.
Per restare nell'ambito della prova storica, anche dal punto di vista semantico (e questo ci interessa) sono avvenuti dei cambiamenti, come nel caso del termine orgasmo, utilizzato ancora nei fumetti del dopoguerra per indicare agitazione, concitazione, ma che trovato oggi in una pubblicazione per ragazzi genererebbe uno scandalo infinito, visto che ha ormai subìto il tramonto del primo significato per indicare soltanto il "raggiungimento del piacere sessuale".

Lo stesso è accaduto al termine "negro". Pur restando corretto dal punto di vista formale, da quello semantico ha subito un mutamento.
Come mai è avvenuto ciò?
Etimologicamente deriva dal latino niger, e, come già accennato, è stato usato in maniera neutrale fino a non molto tempo fa, anche da autori letterari. L'italiano, però, non ha conservato solo una certa influenza dal suo passato, permettendo così il permanere di vocaboli anche piuttosto datati, ma è entrato in contatto pure con diverse lingue, fra le quali l'inglese (e la sua versione americana). L'influsso forestiero dell'inglese si è manifestato in più modo: attraverso prestiti (jazz), adattamenti (dribblare), o calchi. Soffermiamoci su quest'ultimo caso.
I calchi prevedono due sottocategorie. I calchi strutturali prendono spunto da una parola straniera per poi ricalcarne una simile in italiano dal punto di vista strutturale (così la nostra palla+canestro ricalca l'inglese basket+ball). I calchi semantici, invece, aggiungono un significato in più ad una parola italiana già esistente, come nel caso di angolo, che per noi aveva un solo significato legato alla geometria, ma in seguito ha visto aggiungersi anche il senso dell'inglese corner, "rimessa in gioco effettuata quando il pallone supera la linea di fondo-campo dopo il tocco di un difendente" ; lo stesso è avvenuto anche per stella, termine che in italiano indicava soltanto il copro celeste, ma che in seguito si è caricato anche del significato inglese di star, "personalità del cinema o dello spettacolo di grande successo e fama".

Ecco, a tal proposito accenniamo soltanto che ad un certo punto negli Usa le persone afroamericane hanno iniziato a differenziare il termine nigger, considerato negativo ed offensivo, da quello corretto e neutrale black. Non stiamo qui ad analizzare il perché di questa differenziazione, ma di certo nei paesi anglofoni nessuno avrebbe usato il primo termine dagli anni '70 in poi se non con intenti offensivi.

In Italia, qualche tempo dopo, il termine negro (molto simile a nigger), una volta accettato, ha subìto un calco semantico, acquisendo una caratura offensiva e denigratoria. Dunque non c'è soltanto una motivazione linguistica alla base di ciò, ma anche sociale, per cui il valore spregiativo di negro ha a che fare con fattori sociolinguistici.
Black, invece, è possibile collegarlo a nero, ovvero alla semplice definizione del colore.

Come affermato dalla Crusca, dunque:

Quale che sia l’opinione rispetto al movimento del «politicamente corretto» e alle sue rivendicazioni, è stata probabilmente questa maggiore attenzione all’uso delle parole [... ]a far sì che negro, oggi, appartenga ormai alla sfera del vituperio. Perché è nella prassi che negro è generalmente avvertito dai parlanti come offensivo, discriminante: sia da chi lo utilizza, consapevolmente, per insultare (ad esempio, in binomi lessicali pressoché fissi come «sporco negro», «negro di merda»), sia da chi lo riceve, come epiteto (cfr. J. Butler, Parole che provocano, Milano, 2010; Federico Faloppa, Razzisti a parole (per tacer dei fatti), Laterza, 2011, pp. 17 sgg.). 

Potete magari ignorare tale distinzione all'inizio, ci mancherebbe, ma se in seguito ad una delucidazione decidete di perseverare con l'uso del termine negro allora lo state facendo con un motivo ben preciso (oppure siete restii ad ammetter di aver torto, la qual cosa forse è meno grave, ma altrettanto deprecabile).

Possibili obiezioni: 

1) "In giurisprudenza il termine negro non è considerato un insulto".
Risposta - Non le è ancora (e comunque in Italia non vige il common law, per cui non è detto che possa esserlo e non esserlo a seconda dei contesti), ma non è certo la legge a determinare la lingua, o almeno ciò è stato tentato dai fascisti ma con scarsi risultati.

2) "Anche nero ora viene talvolta considerato offensivo". 
Risposta - Può essere, può darsi che tra venti anni sarà così, ma in questo momento è preferibile a negro. Magari tra cento anni, in seguito a fenomeni sociolinguistici a noi ora ignoti, negro tornerà ad essere un termine neutrale, ma la lingua (così come le leggi) deve essere valutata nel presente per capire cosa può risultare sgradito e cosa no.

3) "Io continuerò a dire negro perché per me è corretto".
Risposta - Ok, ghujn nsss ffss nfffn msmdm! Non hai capito? Ecco, vedi cosa accade se lasciamo che ognuno decida di usare la lingua come meglio crede? Puoi anche continuare a scrivere  nero, ma non potrai più affermare di farlo in buona fede. Se volessimo guardare soltanto all'etimologia delle parole, infatti, dovremmo considerare pedofilo un termine positivo, visto che significa "amore per il bambino". Ma oggi una madre direbbe di essere una pedofila? Una maestra direbbe di aver scelto questo mestiere perché pedofila?
Come affermato dal professor Luca Serianni "Le parole contano, di la' dall'etimologia [...] per il significato attuale che assumono". 

4) "Perché autori di pelle nera hanno usato il termine negro o cantanti di colore continuano ad usarlo ancora?"
Ci sono degli autori in lingua francese di origine africana che usavano il termine negritudine in un momento in cui non c'era ancora il calco semantico negativo, o magari non erano a conoscenza dell'inglese nigger, per cui si rifacevano semplicemente alla parola neutrale francese di loro conoscenza. Inoltre, cantanti rap o attori che nei film usano il temine negro lo fanno come per sentirsi parte di una comunità che fa propri gli insulti per dimostrarsi più forte, allo stesso modo dei meridionali che talvolta, tra di loro, si chiamano terrore non di certo per offendersi.

Bibliografia: 

Lingua italiana ed educazione linguistica. Tra storia, ricerca e didattica,  M. Giuseppa Lo Duca, Carocci.

Prima lezione di grammatica, Luca Serianni, Laterza. 

Sitografia: 

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/nero-negro-colore

- http://www.treccani.it/enciclopedia/forestierismi_(Enciclopedia-dell'Italiano)/

venerdì 1 settembre 2017

10 DELIRI TIPICI DEGLI IGNORANTI DOPO OGNI ATTENTATO TERRORISTICO


1 - "NON TUTTI I MUSULMANI SONO TERRORISTI, MA TUTTI I TERRORISTI SONO MUSULMANI".

Infatti, durante gli anni di piombo in Italia, furono i terroristi islamici a disseminare morti? No, ma italiani al 100% politicamente schierati. Ovviamente non parliamo solo delle Brigate Rosse, ma anche di formazioni estremiste di destra, la stessa area da dove oggi si muovono gran parte delle illazioni contro tutti gli islamici. Anche la mafia ha compiuto atti di terrorismo, ma qualcuno direbbe mai che tutti gli italiani, di conseguenza, devono essere considerati terroristi? Sempre per rimanere in Italia, eravate a conoscenze del terrorismo in Alto Adige con scopi indipendentisti e separatisti? Qualcosa di simile è avvenuto anche in altre regioni d'Italia.
In generale, il terrorismo rosso o nero, comunque legato alla politica, è sempre stato ed è ancora ampiamente diffuso nel globo.
E per quanto riguarda i cristiani? Ebbene, avete dimenticato già la strage di Utoya compiuta da Breivik? Lui stesso si proclamò difensore della cristianità. Ricordiamo poi gli attentati di Atlanta '96 e le azioni anti-abortisti ed anti-omosessuali compiute da Christian Identity e Army of God. Esiste anche l'Esercito di Resistenza del Signore in Uganda che lotta per imporre un dominio cristiano. Simili forze compirono numerose stragi in Libano tra gli anni '70 e '90.
Per quanto concerne gli ebrei, non dimentichiamo l'Irgun, la Banda Stern e altre formazioni che non colpivano solo gli arabi, ma anche occidentali non allineati con il sionismo, britannici in primis (ed anche a Roma ne abbiamo avuto una prova nel '46).
In India il terrorismo legato alle diverse religioni è molto attivo, e nessuna si salva dall'avere vittime e carnefici.
Abbiamo esempi persino di terrorismo d'ispirazione buddhista, come il tristemente noto attacco alla metropolitana di Tokyo del 1995, messo in atto con l'utilizzo di gas nervino.
Accenniamo brevemente a qualche altro esempio di terrorismo non islamico, rammentando che gli esempi nel passato e nel presente sono pressoché infiniti: IRA, ETA, il terrorismo statunitense (Contras, Brigadas, anti-castristi), i separatisti cinesi.

2 - "TUTTI I MUSULMANI DEVONO TORNARE A CASA LORO"

E perché? Perché cacciare via anche chi non ha fatto nulla? Avrebbero dovuto fare lo stesso con gli italiani negli Usa quando la mafia cominciò a colpire? E se un cittadino di Milano uccidesse qualcuno a Roma? Via tutti i milanesi dalla capitale? Facciamo così, espelliamo tutti i cretini. Il problema, però, sarebbe dove mettere così tanta gente. 
Esattamente, cosa si intende per "casa loro"? Non è che i confini nazionali corrispondono alle religioni. In Italia (e nel resto del mondo) le comunità con credenze dissimili dalla maggioranza sono tantissime, ed è praticamente impossibile trovare stati con abitanti che osservano tutti lo stesso credo. Forse, chi scrive o pronuncia questa frase, vuol dire che i musulmani devono vivere solo nei paesi a maggioranza islamica? Ottimo, così facendo si accrescerebbe l'estremismo, senza contare che bisognerebbe ragionare anche in senso inverso, facendo sparire i legami commerciali ed economici che i bravi cristiani hanno stipulato in tali paesi. Provate ad accennare quest'ultima idea e verrete mangiati vivi da tanti esportatori occidentali.

3 - "QUI VANNO FATTE RISPETTARE LE NOSTRE REGOLE"

Regole...regole. Forse volevano dire leggi? Sì, perché con un generico "regole" non si capisce bene cosa si intenda. Secondo alcuni nelle "regole" sono compresi anche i costumi religiosi. Quindi dobbiamo essere tutti cristiani? Cacciamo dall'Italia anche gli atei? Sono circa il 10% degli italiani, eh!
Ecco perché il termine "leggi" ha più senso, ma ovviamente deve valere per tutti. Coprirsi il viso, ad esempio, è illegale, ma questo non implica soltanto la non liceità del burqua. Un buon numero di quelli che partecipano a manifestazioni o che entrano allo stadio agisce nell'illegalità.
Poi, l'idea che in Italia gli autoctoni rispettino sempre le regole è un misto di ignoranza ed ingenuità. Allora cacciamo via chiunque delinqua, italiani compresi?
"Sì, ma già abbiamo i nostri delinquenti, non possiamo aggiungerne altri". Ok, ma non puoi sapere prima chi lo diverrà e chi no. Ecco perché non c'è altro da fare se non applicare la legge, punendo ed espellendo chi non la rispetta.

4 - "NOI DOBBIAMO RISPETTARLI, MA NEI LORO PAESI NON RISPETTANO I CRISTIANI"

Ancora con questo strano connubio tra religione e nazione. Ribadiamo che non siamo un paese teocratico cristiano (come forse molti presunti anti-integralisti vorrebbero), quindi con "noi italiani" o "noi occidentali" non possiamo identificare solo i cristiani.
Per il resto, certo che diversi paesi orientali non rispettano sempre i diritti di chi non si conforma, ma state certi che quelli meno posti sotto accusa hanno legami notevoli con l'occidente, il quale chiude volentieri un occhio quando conviene. I fanatici religiosi da un parte e i sostenitori delle libertà dall'altra fingono spesso di non vedere i difetti dei partner e finiscono per fare affari tra loro.
Aggiungiamo, inoltre, che molti paesi considerati "estremisti" in realtà non lo sono affatto, oppure hanno visto crescere intolleranza e tensione proprio a causa delle intromissioni dell'occidente, si pensi all'Iran prima che gli americani imponessero lo Scià, all'Afghanistan prima dell'arrivo dei "civilizzatori", al Libano, agli stati del nord Africa che non riescono a svilupparsi in autonomia. Se noi non rispettiamo la sovranità e l'indipendenza di questi paesi dovremo sempre avere a che fare con le conseguenze di tale ingerenza.

5 - "I MUSULMANI TRATTANO MALE LE DONNE"

Volendo dare uno sguardo al passato, per secoli la donna è stata trattata in maniera nettamente migliore nei paesi musulmani, mentre nel civilissimo occidente cristiano la sua condizione, prima sotto il profilo normativo poi sotto quello sostanziale, era di sostanziale sottomissione.
Ed oggi? Certo, da noi le donne ormai hanno conquistato pari diritti rispetto agli uomini, ma siete certi che TUTTI gli occidentali apprezzino questa situazione? Davvero non vi rendete conto di come gli estremi si assomiglino?
Donne in politica condannate solo per il loro sesso, personalità di spicco criticate solo con riferimenti al loro essere femmine, deliri di onnipotenza maschile e via così.
Lo stesso discorso, pari pari, si può fare anche per gli omosessuali. Molti che oggi attaccano l'islam si trovano decisamente più concordi con gli estremisti musulmani da questo punto di vista.

6 - "I MUSULMANI MODERATI NON ESISTONO, OPPURE NON PRENDONO MAI LE DISTANZE E NON SCENDONO MAI IN PIAZZA CONTRO I TERRORISTI"

"Non esistono". Questo vorrebbe dire che quasi due miliardi di persone, circa un quarto dell'umanità, stanno combattendo con le armi contro il resto del pianeta? Se così fosse non avreste nemmeno il tempo di pensare una frase simile. Se così fosse, visto che tantissimi musulmani vivono nel nostro paese ed in Europa, allora non potreste fare neanche un passo senza trovarvi un musulmano addosso.
"Non prendono mai le distanze e non scendono in piazza". In realtà lo fanno, lo hanno sempre fatto, ma voi non volete vedere queste cose, perché romperebbero l'idea che si è radicata nel vostro cervello, oppure vi costringerebbero a pensare. Inoltre, non penso che tutti gli appartenenti alle religioni citate al punto 1 dovrebbero dissociarsi sempre e con grandi manifestazioni ogni volta che viene compiuto un attacco da un loro confratello. Non penso che sia logico chiederlo ad ogni razza quando un proprio membro fa una strage. Non penso sia normale pretenderlo dagli appartenenti ad uno stato ogni qual volta il proprio commette qualcosa di sbagliato (sennò i cittadini degli Usa dovrebbero essere in mobilitazione permanente). Ripeto, lo hanno già fatto e lo faranno, ma dobbiamo finirla di fare come le maestrine con i bambini discoli.
 Ma simili prese di posizione non riguardano unicamente la questione islamica; si pensi, ad esempio, alle cretinate che vengono dette nei confronti di chi vive in territori soggetti al controllo del crimine organizzato.
7 - "LA LORO RELIGIONE INCITA ALLA GUERRA, IL LORO DIO E' CRUDELE"

Provate a leggerla un po' la Bibbia, invece di dichiararvi cristiani e basta. Vi troverete degli incitamenti alla violenza inimmaginabili:
Per quanto riguarda il Dio dei cristiani e dei Musulmani, invece, vi stupirà venire a conoscenza del fatto che sono la stessa entità. Non tutti sanno che Allah non è un dio alternativo a quelle dei cristiani, ma si tratta proprio dello stesso. Da ciò deriva una ovvia vicinanza tra cristiani, ebrei e mussulmani la quale, se approfondita, potrebbe forse dare un contributo alla pacificazione mondiale (ma gli uomini saprebbero di certo trovare altri motivi di scontro). Per riassumere: le tre religioni credono nello stesso unico dio; credono nella figura di Abramo; cristiani e mussulmani credono in Gesù (sebbene per i mussulmani sia “solo” un profeta); le tre confessioni accettano l'idea del peccato originale, sebbene gli ebrei attendano ancora il redentore, i cristiani lo abbiamo individuato in Gesù e i mussulmani non lo abbiamo mai atteso, visto il perdono divino concesso ad Adamo ed Eva (Allah è detto anche "Il Misericordioso"); cristiani e mussulmani credono alla resurrezione dei morti. Anche la figura di Maria accomuna cristiani e mussulmani, dato che da quest’ultimi è venerata al pari della madre di Maometto, alla sua prima moglie ed alla figlia superstite (Fatima). Ovviamente non viene ritenuta la madre di Dio, ma la madre di un profeta, il più importante prima di Maometto. Tra l’altro numerosissimi luoghi di devozione mariana (Fatima, Damasco, ecc. ecc.) sono visitati dagli stessi mussulmani al pari dei cristiani, per chiedere grazie e protezione.
Per coloro che sostengono, invece, di diffidare della religione musulmana, ma di non voler difendere nessun altro credo, considerando tutti i credenti degli estremisti, si ritorna al punto 6, anzi, si va anche oltre: se tutti i credenti fossero estremisti allora voi non potreste nemmeno sussurrare la vostra a-religiosità. E' da condannare il fanatismo, non la religione in sé, tanto è vero che diversi gruppi terroristici presentanti nel punto 1 sono privi di fondamenti religiosi.

8 - "I MUSULMANI VOGLIONO LA GUERRA E DESIDERANO STERMINARCI TUTTI"

Vi stupirà venire a conoscenza di un dato: la maggior parte delle vittime del terrorismo portato avanti da gruppi che si dichiarano islamici sono proprio di fede musulmana. Questo perché non si tratta di un conflitto tra religioni, ma di uno scontro tra la barbarie e la civiltà, con la prima che prende spunto da idee religiose di parte, ma al contempo prende anche le armi da chi appartiene ad altri credi.
Il mondo musulmano, d'altronde, così come quello cristiano o ebraico, non è inquadrabile in un'unica corrente, ma si divide in gruppi, fazioni e, come sempre accade, c'è chi arriva all'estremo e chi invece pratica in maniera civile la propria fede.

9 - "LORO NON SONO AVANZATI COME NOI, PERCIÒ' DOBBIAMO STERMINARLI TUTTI"

Come dire, "io sono civile e tu no, perciò ora ti meno".
Le persone che la pensano così sono simili a quelle che dicono "ho tanti amici gay, però...", "ho tanti amici di colore, però...", facendo seguire frasi ombrofobe o razziste.
Vi racconto un paio di storie.
Qualche tempo fa, mentre assistevo ad una partitella di calcio a 5 in un torneo, un tizio in campo si mostrava piuttosto agitato, accompagnando le sue azioni con parole poco ortodosse. Ad un certo punto gli partì un bestemmione. Un suo compagno di squadra lo afferrò per la maglia, dicendo: "Non devi bestemmiare! Ci stanno i miei figli a guardare la partita! Loro non devono sentire queste cose porca di quella putt...pezzo di merd...testa di cazz...". Insomma, io sono fuori quanto te, ma non so di esserlo.
Durante i miei anni di insegnamento ne ho avute di classi difficile. Un anno c'era un quinta che davvero era incontrollabile. Proposi a questi esserini un tema di attualità, tentando così di ammansirli con argomenti più vicini e magari più coinvolgenti. La traccia aveva a che fare con il terrorismo ed erano da poco stati compiuti gli attentati contro la redazione di Charlie. Un ragazzo, uno di quelli più indisciplinati, scrisse nello svolgimento che lui avrebbe risolto tutto con la pena di morte e una atomica sul medio-oriente (ne aveva in mente una balle grossa). Insomma, proprio lui che era incapace di rispettare anche le regole più elementari, paventava un legislazione fortemente repressiva, e proprio lui che considerava gli islamici degli animali auspicava un annientamento indiscriminato. Quando gli feci notare che il sistema legislativo da lui immaginato avrebbe previsto anche punizioni nettamente più severe per studenti come lui, e quando gli spiegai che lanciare una bomba su un territorio così vasto avrebbe implicato anche la morte di innocenti, aprì forse una breccia in quella mente confusa.
Dichiararsi perfetti e superiori, ma poi desiderare morte e sterminio indiscriminato, è un ossimoro. Ma sono certo che chi la pensa così non conosce il significato di questa parola...

10 - "I MUSULMANI QUI DA NOI NON VOGLIONO INTEGRARSI"

Insomma, grazie a Dio (o ad Allah), non è così.
Ma siete certi che chi non vuole o non riesce ad integrarsi non prenda questa decisione anche dopo aver sentito o letto frasi simili a quelle presentate in questo post?
Voi odiate chi poi ci odia che così si fa odiare ancora di più da voi.
Un circolo di rabbia e violenza di cui VOI IGNORANTI siete parte.
I miei nemici, i nemici di chiunque si dichiari civile, non sono solo i terroristi, ma lo siete anche voi.